2012.11.13 - Il pantheon e le figurine
Non ho seguito il confronto tra i cinque candidati per le primarie del Partito democratico. Non mi appassionano le primarie e ritengo l’elettoralismo la malattia mortale della democrazia.
In Italia votiamo quasi ogni anno (comunali, provinciali, politiche, europee), il che porta questo paese a vivere in una campagna elettorale pressoché permanente. Ora, se ogni tornata elettorale sarà preceduta dalle cosiddette primarie, il quadro sarà definitivamente completato e potremo togliere l’avverbio “pressoché”. Tutto questo non sarà privo di conseguenze: se la classe politica è perennemente impegnata a fare propaganda, come potrà seguire le questioni politiche in senso stretto?
Immagino che queste considerazioni, oltre ad apparire modeste come al solito, verranno forse recepite come molto conservatrici da chi le legge. Se così fosse, non accetterei la critica. Innanzitutto un eccesso di democrazia diretta può sfociare nel plebiscitarismo, che non mi pare cosa buona e giusta. Poi questa americanizzazione della politica, questo conflitto permanente, questa dinamica così puerilmente frontista a mio avviso non può che sfociare nell’individualismo più deteriore. Non avranno più senso i partiti come contenitori di idee e progettualità, come luogo di elaborazione di una visione del vivere comune, ed essi saranno soppiantati dai comitati elettorali, dalle claque più o meno ballerine e festanti. Non si farà più politica, bensì si elaboreranno slogan. Si perderà l’arte della complessità a favore della semplificazione brutale, ed infatti non è un caso che in questo quadro prosperino uomini come Matteo Renzi il cui programma è riducibile al motto “giovani contro vecchi”.
Non ho stima per la situazione attuale, ma ho l’impressione che a un sistema decrepito si sostituisca una concezione della politica ancora peggiore. L’idea di determinare le linee portanti della società sarà soppiantata dalla gestione del consenso in una diuturna partita a rubamazzo in cui ognuno cercherà di fregare gli elettori altrui (che poi tanto altrui non sono, dal momento che le primarie si svolgono tra membri della stessa coalizione, se non dello stesso partito).
Proprio perché non ho seguito il confronto trasmesso da Sky, nulla posso dire su chi lo abbia vinto. Anche quest’idea di vincere i confronti televisivi mi pare tuttavia deteriore. In politica si vincono le elezioni, non altro. Essere fotogenici, guardare in camera, sorridere e stringere mani al pubblico può fare di un uomo un buon imbonitore, ma non un buon capo dell’esecutivo.
Ho però letto che il giornalista di Sky ha chiesto ai cinque candidati di indicare quali personaggi fossero per loro modelli di ispirazione e punti di riferimento.
Pierluigi Bersani ha detto Giovanni XXIII. Laura Puppato ha citato Tina Anselmi e Nilde Jotti. Matteo Renzi ha proposto Nelson Mandela e Lina Ben Mhenni. Bruno Tabacci ha fatto i nomi di Alcide De Gasperi e Giovanni Marcora, mentre Nichi Vendola quello di Carlo Maria Martini.
Si tratta di uomini e donne molto rispettabili, ma lo scrivente è rimasto piuttosto colpito di non veder citati politici come Antonio Gramsci, Enrico Berlinguer, Aldo Moro, Giorgio La Pira, Riccardo Lombardi; sindacalisti come Giuseppe Di Vittorio; cattolici scomodi come don Lorenzo Milani, don Enzo Mazzi, Giuseppe Dossetti; eroi civili come Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Giorgio Ambrosoli, Piero Gobetti, Giovanni Amendola.
Stupisce poi che nessuno abbia citato un intellettuale: faceva davvero schifo inserire tra i propri punti di riferimento Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Primo Levi, Nuto Revelli, Norberto Bobbio?
E i morti di Reggio Emilia? Quelli di Marcinelle? I poveri cristi che non riescono ad arrivare in Italia perché le carrette del mare affondano nel Mediterraneo? Non ci piacciono? Ma la sinistra non stava dalla parte degli ultimi?
E Karl Marx? Rosa Luxemburg? John Maynard Keynes?
O, magari involontariamente, sono stati citati solo personaggi che potevano purtroppo essere ridotti a figurine?
NOTE