2014.04.28 - Questo e non altro
Fatico a capire i motivi per i quali un uomo possa essere elevato al grado di santo.
Condivido appieno le ragioni che fanno di Giovanni XXIII un uomo di enorme
spessore. Papa Roncalli è stato uno dei più grandi protagonisti del XX secolo,
una persona meravigliosa e un grande innovatore.
Estraneandomi dal mio ateismo e tentando di accettare logiche che (pur da me rispettate)
non mi appartengono, capisco le ragioni della sua santificazione.
Da qualsiasi punto di vista invece io mi approcci alla persona di Giovanni
Paolo II, non riesco a capirne la portata innovativa né la dimensione morale
superiore.
Quella di Giovanni Paolo II mi pare – al contrario di Giovanni XXIII – una
delle figure più misere e reazionarie della nostra contemporaneità.
Non dico un santo, ma un uomo probo o un individuo sensibile alle esigenze di
chi ha meno non avrebbe fatto strage della Teologia della Liberazione.
Una persona perbene non avrebbe benedetto quel lurido verme di Augusto
Pinochet.
Un vero uomo di fede non avrebbe canonizzato Josemaría Escrivá de Balaguer né
avrebbe fatto dell’Opus Dei una sorta di chiesa nella chiesa.
Una coscienza pura non avrebbe beatificato quel criminale di guerra che fu
Alojzije Viktor Stepinac.
Una persona onesta avrebbe quantomeno rimosso Paul Marcinkus e si sarebbe
attivato per una condanna della pedofilia all’interno della chiesa cattolica.
“Santo subito”, si disse alla sua morte, e ben pochi notarono come la chiesa
ridotta a una dimensione sloganistica e al culto della personalità fosse e sia
una chiesa completamente estranea alla sua missione, ridotta a un covo di
fanatici e a un rifugio dei potenti.
Giovanni Paolo II è stato solo uno straordinario venditore della sua immagine,
un uomo che ha fatto compiere grossi passi indietro al suo mondo.
Il papa dei forti che umiliano i deboli, il papa dei dogmi che sostituiscono la
discussione e i dubbi, questo e non altro è stato Giovanni Paolo II.
Se la chiesa indica in lui un modello da seguire, forse in essa c’è ancora
molto da rivedere. Un compito non facile nemmeno per papa Francesco, il quale –
per nostra fortuna – assomiglia assai più a Roncalli che a Wojtyla.