2013.05.19 - Merda di cane

Non è facile giudicare una figura come quella di papa Francesco I. Si è molto parlato della sua scarsa propensione all’intervento durante la dittatura in Argentina.

Quanto scritto da Horacio Verbitsky corrisponde al vero, però occorre ricordare che un uomo di chiesa ha comportamenti diversi da quelli di un leader rivoluzionario. Non solo: nessuno può dubitare della dimensione progressista di un papa come Giovanni XXIII. Ebbene, papa Roncalli, durante il ventennio fascista, più volte espresse dichiarazioni favorevoli a Mussolini. Nessuna persona di buonsenso, tuttavia, si permetterebbe di etichettarlo come fascista. La chiesa ha modi e forme peculiari per esprimere il proprio pensiero.
Da un punto di vista teologico Francesco I non si è ancora particolarmente sbilanciato. A occhio e croce, un conclave pieno di wojtyliani e ratizingeriani difficilmente può aver espresso un papa rivoluzionario, ma solo il tempo potrà dirci quanto c’è di vero in questa modesta deduzione. Di certo, dal punto di vista umano, Francesco I pare una persona straordinaria: allegro, divertente, divertito, modesto, ha saputo attrarre su di sé l’attenzione di persone anche piuttosto distanti dal mondo ecclesiastico.
Ieri Francesco I ha espresso tutta la sua contrarietà per l’economicismo dei nostri tempi: “A causa della crisi la gente muore di fame ma ci si occupa di banche”, ha affermato, aggiungendo: “La mancanza di etica nella vita pubblica fa male all'umanità intera”.
Parole forti, anche se espresse con la consueta bonarietà. Soprattutto, parole ampiamente condivisibili. Parole che vorremmo sentir dire anche dalla politica, dalla quale abbiamo il diritto di attenderci dei fatti in questa direzione. O forse auspicare ciò significa compiere un atto di fede più grande del credere alle parole di Francesco I?

Già, perché intanto la gente muore. L’ultimo a suicidarsi per le difficoltà economiche è stato Gennaro De Luca, ceramista cinquantenne di Civita Castellana. Si è gettato dal ponte Clementino, era in cassa integrazione da mesi ed era convinto che alla fine dell’estate sarebbe stato licenziato (1).
Di fronte a gesti come quello di De Luca, non sento montare lo sdegno. L’indignazione arriva solo se un uomo uccide un altro, non se si suicida. L’omicidio è stigmatizzato, il suicidio invece viene fatto rientrare nella casistica degli eventi tutto sommato accettabili. Cari ultimi della società, per i media la vostra vita non vale più di una colonna in cronaca. Il vostro sangue si asciuga presto al sole. Evitate di disturbare, quindi, non cercate di colpire i colpevoli. È la vita di questi ultimi che ha valore poiché decide della vostra. Voi siete semplicemente un numero, anni di liberismo sfrenato vi hanno tolto peso e dignità. Non alzate la voce, dunque, non armate le vostre mani per colpire chi comanda. Anzi, vi dirò di più, prima di uccidervi, procuratevi gli attrezzi necessari alla ripulitura del vostro sangue, né più né meno di quel che chi porta a spasso il cane in città e deve pulirne le feci lasciate sul marciapiede. Per il potere, questo siete: merda di cane. E il potere lo pensa con tanta forza che ha convinto molti di voi, vi ha letteralmente plagiati.
Ribellarsi è giusto, diceva Sartre. È il caso di ripartire da lì, qualsiasi cosa ciò comporti.



NOTE
(1): Cfr. http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/05/18/news/civita_castellana_si_suicida_gettandosi_da_ponte_era_un_ceramista_in_cassa_integrazione-59088612/