2013.07.15 - Rachitismo

Dice il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, che quando vede la ministra Cécile Kyenge gli viene in mente un orango.

Potremmo cavarcela a buon mercato dicendo che anche noi, senza eccezione alcuna, quando Calderoli parla pensiamo che egli sia un orango, poi però riflettiamo e diciamo che verso il prossimo occorre rispetto anche quando non ne condividiamo idee e prese di posizione, per cui chiediamo scusa agli oranghi per l’ardito accostamento.
Poiché però non amiamo cavarcela a buon mercato, non possiamo esimerci da una riflessione più approfondita. Roberto Calderoli dovrebbe essere un uomo di Stato (il suo ruolo lo impone) e quindi certi linguaggi e certe idee non possono appartenergli. Già, perché non tutte le idee sono uguali e non è vero che, in base alla libertà di opinione che è l’essenza della democrazia, ogni considerazione è legittima e tutte hanno pari dignità e cittadinanza. La libertà di espressione esiste come elemento tangibile che testimonia il superamento della barbarie. Essa è un principio irrinunciabile di civiltà. Dichiarare che un essere umano somiglia a una scimmia in quanto ha la pelle nera e non è nato in Italia non può essere considerata opinione legittima e pari alle altre, in quanto costituisce senza dubbio alcuno un’affermazione schifosamente razzista. Alla pari del fascismo, del sessismo e di ogni altra idea di prevaricazione (e tengo a sottolineare a beneficio degli stolti che tra le queste non rientra il comunismo, che è un sistema di valori di fratellanza e solidarietà), il razzismo non ha e non può aver posto in una democrazia. Il suo luogo è il cestino dell’immondizia e lì va definitivamente posto, assieme a chi ne propugna i valori.
Semplifico ancora: non come italiano - in quanto rifiuto ogni appartenenza patriottica - bensì come persona mi vergogno che un individuo avente diritto di elettorato attivo e passivo nello stesso luogo dove io esercito questi stessi diritti (ma se fosse stato un altro luogo non sarebbe cambiato nulla) possa avere una simile visione del mondo e possa pure esternarla a suo piacimento affermando che è un’opinione come le altre, magari solo più scherzosa. O Calderoli fa il senatore e rinuncia al suo becero sistema di disvalori, oppure si dimette e certe squallide affermazioni le riserva alla sua vita privata, tenendo tuttavia a mente che esiste un codice penale. Lo stesso dicasi per i suoi amici.
Il senatore Calderoli non è nuovo a questi exploit di rara inciviltà. Malgrado ciò, gode di rispetto in Parlamento, è tra gli estensori della legge elettorale vigente e quando, qualche mese fa, si è fatto finta di volerla cambiare, tutti hanno pensato a lui come pontiere per un accordo. In un posto minimamente civile, invece, attorno a lui e al suo partito sarebbe stato steso un cordone sanitario fatto di disprezzo. Rendiamocene conto.
Mi viene in mente che qualche anno fa Massimo D’Alema definì la Lega Nord una costola della sinistra. Gli servivano i voti di Bossi e dei suoi e per certa gente pare che i consensi (per tacere dei soldi) non abbiano odore. Questo mi porta a una sola modestissima considerazione finale: deve essere gravemente rachitica la democrazia che ha in un partito dove militano Bossi, Boso, Borghezio, Salvini e Calderoli una sua costola.