2013.08.28 - Il sibilo dei missili

Forse domani avremo un’altra guerra.
Dico forse non perché gli statunitensi sembrino effettivamente dubbiosi sull’opportunità di intervenire in Siria, bensì per una speranza data da un riflesso automatico. Un’ostinata propensione all’ingenuità, né più, né meno.

È una situazione, questa, che somiglia a tutti quelli che siamo soliti definire “interventi umanitari”. Anche stavolta c’è un capo di governo esecrabile, tale Bashar al-Asad (o Assad), che gli Usa ritengono essere a capo di uno “Stato-canaglia”. Asad, lo si ribadisce, è un uomo detestabile. L’accusa che gli si muove in questo ultimo periodo è quella di impiegare armi chimiche contro i suoi oppositori interni. La cosa è probabile, forse plausibile, ma non certa. In ogni caso, pare non meno probabile, e forse non meno plausibile, che anche i rivoltosi anti-Asad facciano uso di tali armi.
Conosciamo poco di Asad e ancor meno dei suoi nemici. Se è giusto nutrire poca fiducia nel primo, temo si sia autorizzati a essere non meno diffidenti verso i secondi. Le recenti primavere arabe dovrebbero indurci ad analisi molto caute.
Gli Usa e il Regno Unito hanno una marcata propensione all’interventismo militare. Non era granché desiderabile il mondo arabo dei Gheddafi e dei Saddam Hussein, ma la polveriera che è venuta in seguito all’uccisione dei predetti non pare il migliore dei mondi possibili. E si tace della situazione afghana. La forza a volte serve, nessuno lo nega, ma in questi casi si teme che essa sia stata e sia più dannosa che utile.
Un’altra considerazione, credo piuttosto impopolare: i cattivi, quelli che provocano e sterminano, sono sempre i nostri nemici. Sarà davvero così? Per carità, nessuno ha intenzione di spendere parole positive per satrapi e satrapucci variamente assortiti, però io vedo che nell’area medio-orientale Israele continua a colonizzare territori che non gli appartengono e a non rispettare le risoluzioni dell’Onu, disponendo per di più della bomba atomica. È Israele il male del mondo? Non credo, ma considerarlo privo di ogni responsabilità per quanto accade è quantomeno disonesto.
Un po’ di autocritica, dunque, sarebbe auspicabile. Pare però sia più facile individuare un nemico e colpirlo militarmente. Tutto ciò giova alle economie e alle coscienze dell’Occidente, i cui pochi rimorsi vengono facilmente coperti dal sibilo dei missili.