2014.10.27 - La Leopolda e il paese reale

“L’Italia ce la farà”. “Noi siamo l’Italia”. “L’Italia torna protagonista”. Ognuno di noi sente diverse volte al giorno frasi come queste pronunciate da governanti intellettualmente e moralmente claudicanti.

C’è della menzogna in queste parole ripetute come un mantra gaglioffo. Da esse traspare un’inconsistenza politica che dovrebbe averci allarmato da un bel pezzo e a cui invece assistiamo inebetiti.
Il paese reale non è quello che si riunisce alla Leopolda (a proposito: pensate che i problemi si risolvono organizzando tavoli in cui si chiacchiera una volta all’anno per qualche ora? In quel modo non si fanno nemmeno i tornei di burraco).
L’Italia vera è quello che emerge da vicende come quella di Santa Maria di Licodia, nel Catanese, comune non troppo ridente popolato da 6.757 anime in cui i Carabinieri hanno denunciato 232 genitori, colpevoli di inosservanza continuata dell’obbligo d’istruzione dei minori. Queste 232 persone (230 italiane e 2 polacche, lo si sottolinea tanto per ridurre al silenzio quei cialtroni dei razzisti) non mandano a scuola i loro 136 ragazzi (1).
Perché? Per ignoranza, per disperazione, per un’atavica diffidenza verso lo Stato e le sue attività, per tutto questo e molto altro, temo. O forse, più drammaticamente, per il nulla che popola le aspettative di questa gente. I poveri, gli ignoranti e i reietti non arrivano alla Leopolda. Lì c’è posto per le start-up, per i disegni immaginifici, per i progetti di grandi infrastrutture, per l’ingegneria costituzionale e per chi, vivendo di speculazione finanziaria e creando società alle Isole Cayman per non pagare le tasse, ci dice che si deve limitare il diritto di sciopero ai lavoratori del settore pubblico.
È paradossale l’idea che la politica debba ascoltare prima i forti e poi – semmai – i deboli. Se questo modus operandi, come accade, viene spacciato come moderno e pure di sinistra, direi che in questo paese l’immoralità (o, per essere più chiari, il facciaculismo) si è radicato come la gramigna.
L’Italia è il paese in cui il sindaco di Borgaro Torinese, tal Claudio Gambino, a capo di una giunta Pd-Sel (in pratica, un’associazione a delinquere), ritiene giusto che la linea di trasporto urbano che collega il paese della cintura con Torino venga sdoppiata. Un autobus per i normali, per così dire, e uno per i rom (2). Occorrerebbe ricordare al signor Gambino e ai suoi collaboratori che l’apartheid è stato dichiarato crimine contro l’umanità già nel 1973. Poi, ammesso che questi illuminati progressisti capiscano (cosa di cui è più che legittimo dubitare), occorrerebbe spiegare loro che solo in questo paese i rom vengono trattati come bestie da macello. Infine, ma questo è davvero troppo, si dovrebbe pure far capire al signor Gambino e al suo cenacolo di forbiti intellettuali che se ci sono persone che disturbano la quiete dei viaggiatori (cosa più che probabile, rom o meno che siano) basterebbe solo ricorrere al buonsenso, accordandosi con la locale Prefettura per un servizio di sorveglianza e repressione dei fatti non legali. A meno di non voler dare agli adepti del Ku Klux Klan la tessera del Pd, visto che l’ha presa anche Gennaro Migliore.
Ma, del resto, cosa ci vogliamo attendere? Quest’estate la direzione di un supermercato della centralissima Piazza Cavour a Catania ha esposto un cartello in cui si invitava la clientela a non fare la carità ai nomadi che sostavano fuori. Il motivo è presto detto: “Guadagnano dai 60 agli 80 Euro al giorno, più di un operaio specializzato ITALIANO” (3). E l’aggettivo “italiano” era proprio scritto maiuscolo. I razzisti hanno la caratteristica di essere sommamente ridicoli. Innanzitutto, assai spesso i rom sono cittadini italiani. Poi, se permettete, io i miei soldi li do a chi voglio e non accetto lezioni di nessun tipo da gente del genere. La direzione del supermercato afferma che i rom disturberebbero la clientela. Dando per scontata questa versione, a questo punto ci si domanda: “Scusate, ma chiamare i vigili urbani pare brutto?”. E si tace di molto altro.
Alla Leopolda non c’è nemmeno spazio per le donne romene schiavizzate, violentate e spesso costrette ad abortire nelle campagne del Ragusano (4). Si tratta di una delle tante vergogne di questo paese così intimamente razzista, sessista e omertoso, che si autorappresenta come padre della bellezza e della cultura e invece, almeno nell’età contemporanea, è stato capace di partorire tutti i fenomeni socio-politici più deteriori. I discorsi da treno o da parrucchiera trasudano di concetti del tipo “Gli stranieri violentano le nostre donne” e “Ah, occorrerebbe mandarli a casa tutti” e non oso pensare quali campagne di stampa sarebbero state scatenate se fossero stati uno o più stranieri a trattare in questo modo donne nate in Italia.
La Leopolda non è un luogo di politica. È un luogo di rappresentazione teatrale ed elettoralistico della politica. La Leopolda sta ai problemi del paese come l’iconografia del Mulino bianco sta alla quotidianità di ognuno di noi. Ciò che non è bello né trendy né giovane non solo non trova spazio, ma è rimosso, esattamente come avviene in qualsiasi campagna pubblicitaria. La Leopolda è aproblematica e plebiscitaria come i congressi del Psi di Craxi, solo che è meno trash. È vuota come un libro di Alessandro Baricco, ignorante come Oscar Farinetti, glamour e paternalista come Brunello Cucinelli, rampante e disonesta come Davide Serra.
Per risolvere i problemi basta evitare di conoscere la loro esistenza. Questa è l’essenza filosofica di Matteo Renzi e dei suoi. “Non esiste una cosa come la società” ci ha insegnato Margaret Thatcher “ci sono uomini e donne, e le famiglie”. Facciamo dunque in modo che ognuno persegua il fine di farsi gli affari propri come meglio crede. Il più forte accresca il suo dominio e il più debole occupi il suo cantuccio, peraltro sempre più stretto e freddo. Creiamo un nemico immaginario – i diritti – e presentiamolo come la causa di tutti i mali. Diamo la colpa a chi ha meno in quanto avrà sempre e comunque troppo (aver poco è indice di demerito). Incensiamo i ricchi, eleggiamoli a modelli di vita e di pensiero. Questa è la panacea di tutti i mali.
Contrariamente a quanto si pensa (?) alla Leopolda, l’Italia è invece un paese del tutto sfilacciato dal punto di vista comportamentale e sociale. E questo è il primo aspetto da tenere presente. In questo paese c’è una deriva culturale sconcertante di cui il razzismo è solo il più evidente degli aspetti.
Poi c’è un altro elemento, quello occupazionale. È dato acquisito che il flusso migratorio in uscita dall’Italia è superiore a quello in entrata. Si migra verso l’estero non per scelta, bensì per necessità. In Italia non c’è lavoro. E l’occupazione non si crea togliendo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e rendendo più facile la possibilità di licenziare, ma si crea con un politica industriale seria, cosa di cui non vi è traccia. Quali merci e quali servizi deve produrre l’Italia? In che modo? Quali sono le risorse che devono essere valorizzate? Quanti fondi si devono destinare alla ricerca? Come vanno gestiti? E l’immenso patrimonio paesaggistico-culturale di cui disponiamo come va impiegato? Oppure dobbiamo puntare a fare concorrenza sul manifatturiero alla Cina? Se nelle parole di Renzi and co. trovate risposte a queste domande, complimenti! Avete uno spirito di osservazione molto superiore alla media.
Per le forze sane non si trova spazio. Prendete gli operai degli Acciai speciali Terni. Da mesi pende sulle teste di oltre 500 di loro la minaccia del licenziamento. Da settimane chiedono un incontro a Renzi, il quale trova tempo per andare da Barbara D’Urso ma non quello di parlare con loro. Ieri si sono recati a Firenze in autobus. Renzi non li ha fatti entrare alla Leopolda (sono operai, non sia mai che sporchino il cachemire di Cucinelli), ma ha promesso che si impegnerà prendendo in mano la situazione di persona. Poi, dal palco, ha detto che l’epoca del posto fisso è finita.
Per tutti, ma non per lui e per i suoi sodali.



NOTE
(1): Cfr.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/10/25/news/non_mandano_i_figli_a_scuola_232_genitori_denunciati_a_catania-98999225
(2): Cfr:
http://www.lastampa.it/2014/10/24/italia/cronache/un-bus-solo-per-i-rom-proposta-choc-del-pd-nella-periferia-torinese-uPpU1wRgFDEaehEj4ju5BI/pagina.html?cor=1
(3): Cfr.
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/08/20/supermercatonon-date-soldi-a-rom-guadagnano-80euro-a-giorno_308c0c0e-2b6a-4a8b-b1e7-6cffddba3952.html
(4): Cfr.
http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/09/15/news/violentate-nel-silenzio-dei-campi-a-ragusa-il-nuovo-orrore-delle-schiave-rumene-1.180119