2014.06.09 - In difesa di Barbara Spinelli

Trovo profondamente fuori luogo le critiche mosse a Barbara Spinelli per la sua scelta di accettare un seggio al Parlamento europeo.

Non condivido sempre le posizioni di Barbara Spinelli, ma ciò non mi impedisce di ritenerla una donna intelligente e assai stimabile. È vero che, in sede di presentazione della Lista Tsipras, Spinelli aveva detto che, in caso di elezione, avrebbe rinunciato al seggio. Il fatto che abbia cambiato idea dopo la consultazione è indubbiamente un fattore stridente e credo si possa concordare su un elemento: la questione andava gestita meglio dall’inizio.
Tutto ciò premesso, le critiche a Spinelli finiscono qui. Chi va oltre dimostra a mio avviso di non aver capito granché di come stiano le cose in seno alla Lista Tsipras e alla sinistra italiana in generale.
Spinelli ha i voti e le preferenze, tra cui la mia. Ergo, nessuno può impedirle di andare a Strasburgo. Stridente che sia il suo ripensamento, esso però è pienamente legittimo. Tra l’altro, terrei a ricordare ai tanti che giudicano senza troppo pensare che se non ci fosse stata Spinelli assai probabilmente al 4% la sinistra non ci sarebbe arrivata. Un po’ di riconoscenza, dunque. Gli alleati elettorali non sono organismi da sfruttare, ma persone dotate di dignità.
Quelli di Sel, quell’agglomerato risibile che tanto somiglia al Partito del Lavoro della Corea del Nord per la sua attitudine alla venerazione del capo, sono infuriati: Barbara Spinelli, scegliendo di essere eletta nella circoscrizione del Centro (dove, dettaglio non da poco, è arrivata prima) ha difatti tolto il seggio a Marco Furfaro (arrivato secondo). Conosco di striscio Furfaro, l’ho incontrato un paio di volte. Credo sia un buon ragazzo e una persona meritevole di considerazione. Ha accolto male la scelta di Spinelli ma ha scritto sull’Huffington Post una lettera in cui ha affermato cose molto belle. Capisco dunque la delusione di Furfaro, ma mi permetterei sommessamente di dirgli una cosa: non è il caso di prendersela con Barbara Spinelli per quanto è accaduto. Le colpe sono tutte, e sottolineo mille volte tutte, del suo partito. Se Sel, in modo particolare nelle persone di Nichi Vendola e Gennaro Migliore, non avesse ripetutamente affermato che la Lista Tsipras non era il giusto approdo politico, se Vendola e Migliore non avessero proposto al loro congresso nazionale una linea di confluenza più o meno aperta nel Pd, tutto questo non sarebbe accaduto. O, se fosse accaduto, loro avrebbero avuto molte e legittime ragioni per protestare, cosa che ora non hanno.
Mettetevi nei panni di Tsipras. Per quale motivo egli avrebbe dovuto accettare il rischio che un eletto della lista la quale porta il suo nome potesse decidere a breve, per obbedienza ai vertici di Sel, di entrare nel Pse? E per quale motivo avremmo dovuto accettarlo noi elettori che, a differenza di Vendola e Migliore, ci riconosciamo nei valori della sinistra?
Non paghi di essere stati sconfessati al congresso dai propri iscritti (i quali meritano molto più rispetto dai loro dirigenti), Migliore e Vendola, questa reincarnazione patetica di Oliver Hardy e Stan Laurel applicata alla politica, hanno continuato a insistere sull’opportunità di creare un nuovo soggetto con il Pd, mostrando freddezza verso Tsipras e la sinistra, vedendo in Renzi lo spirito nel Social forum e quant’altro. Diciamocelo francamente: solo in Italia si riesce a dare ancora un qualche credito a persone come Nichi Vendola le quali si fanno beffe di chi denuncia il modo in cui i cittadini di Taranto (da Vendola male amministrati) muoiono di tumore. Solo in Italia non si tirano pomodori a gente come Migliore, il quale da Vespa, la sera dopo le elezioni europee, ha detto di vedere dello spirito keynesiano in Matteo Renzi. Ma in realtà è giusto non scagliare pomodori contro Migliore: i frutti della terra meritano rispetto.
Un’altra cosa: se qualcuno che commenta dal salotto di casa sua si fosse degnato di scendere in strada e di vedere come si svolgeva la campagna elettorale della Lista Tsipras, avrebbe potuto rendersi conto della freddezza con cui una buona parte di quelli di Sel la portasse avanti (qualcuno, come Migliore, non la portava avanti per niente), mentre quelli del Prc, simpatici o meno che possano essere considerati, facevano il loro dovere.
Sapendo tutte queste cose, io, se fossi stato Tsipras, avrei chiesto di corsa a Barbara Spinelli di prendere il posto di Marco Furfaro. Glielo avrei imposto di forza. E questo non per colpa di Furfaro, bensì per la vergognosa melina di cui si è reso protagonista il gruppo dirigente di Sel.
Ergo, per me Barbara Spinelli ha fatto più che bene a fare quel che ha fatto. E siccome è cosa nota a tutti che a spingere in questo senso è stato Alexis Tsipras, occorre lodarlo e porsi una domanda: come mai Tsipras e la sinistra in Grecia fanno il pieno di voti mentre da noi la sinistra è su percentuali minime? Forse perché la sua credibilità, la sua visione politica e la sua onestà sono superiori rispetto a quelle di individui come Migliore?
E se fosse stata Eleonora Forenza a essere sacrificata e non Furfaro? Conosco Eleonora Forenza meglio di Furfaro e ho fondati motivi per stimarla. Fossi stato residente nel Mezzogiorno, l’avrei votata (invece vivo in Umbria e ho dato la preferenza a Spinelli, Luca Casarini e Fabio Amato. Non l’ho data a Furfaro in quanto conosco l’inaffidabilità di parte rilevante dei suoi compagni di partito. Io, per farla breve, ho votato la Lista Tsipras perché era l’unico modo per marginalizzare persone politicamente spregevoli come Gennaro Migliore). La domanda, però, non si pone, nel senso che non è un caso se le cose sono andate come sono andate. Non è un caso se è stato sacrificato Furfaro (il quale paga colpe non sue, ma di Sel, lo dico per la centesima volta) e non la candidata in quota Prc. Chi dice il contrario o è in malafede o è meglio che, invece di commentare vicende politiche, si dia alla canasta.
In ogni caso, visto che comunque non voglio sottrarmi alla domanda sopra esposta, devo dire che se Spinelli avesse scelto di prendere il posto di Eleonora Forenza sarei stato molto dispiaciuto, ma lo avrei accettato. E avrei continuato con convinzione a dire che si deve costruire una Syriza italiana confederando partiti, movimenti e realtà sociali di questo paese, ripartendo dalla base e non procedendo per sommatorie, rinnovando uomini e metodi, riscoprendo valori e cultura.
Va aggiunta una cosa: Barbara Spinelli è la figlia di Altiero, la cui biografia è nota a tutti. È motivo di prestigio per Tsipras poter vantare nel suo schieramento una persona del genere e nascondercelo sarebbe da ipocriti. Anche questo è un fattore da tenere presente, aggiungendovi che, si condividano o meno le sue opinioni, Barbara Spinelli è una donna molto colta e altrettanto intelligente, caratteristiche che solo uno stolto può disprezzare.
Vorrei dire qualcosa contro un articolo di un militante di Sel che è stato pubblicato sul blog Minimaetmoralia.it. Esso contiene una serie irriferibile di offese personali a Barbara Spinelli. Ovviamente non nomino l’autore dell’articolo (non lo merita), né scendo al suo livello (cosa che sarebbe difficile). Mi permetto solo di criticare lui per quel che ha scritto, il blog Minimaetmoralia.it per averlo pubblicato e chi, dirigente di Sel, non ha invitato il signore di cui sopra a ritirare il suo scritto. In politica occorrono capacità di analisi, educazione e preparazione, tutte cose che evidentemente mancano a certa gente. Anche questo spiega il discredito di cui la sinistra gode nel nostro paese.
Noi non perdiamo per colpa di Barbara Spinelli.
Noi perdiamo per colpa nostra.
Perdiamo per la miseria di certi intellettuali da strapazzo che non sanno guardare al di là della propria libreria (la quale, a giudicare dalla ridicolezza di certe analisi, deve contenere volumi in larga parte intonsi).
Perdiamo per l’interesse di larga parte dei nostri dirigenti alla mera conservazione del proprio scranno parlamentare.
Perdiamo perché siamo sempre in televisione e mai a volantinare davanti alle fabbriche (a proposito: un grazie alla Spinelli per essersi rifiutata di andare da Bruno Vespa. Chi ha schiena dritta si vede in questi momenti).
Perdiamo perché in questi anni non abbiamo fatto il nostro dovere.
Perdiamo perché meritiamo di perdere.
Perdiamo perché le nostre frasi fatte trasudano più retorica di quelle che troviamo nei Baci Perugina. Presentarsi a un assise congressuale affermando “noi siamo un partito, non un restato” denota infatti la vacuità, il narcisismo e l’inutilità dei nostri ruoli.

PS: E comunque, il giudizio più ponderato su Gennaro Migliore lo ha espresso Renzo Ulivieri, che di Sel fa parte, sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/UlivieriRenzo in data 12 febbraio 2014. Lo riporto integralmente in quanto lo reputo monumentale:

Gennaro Migliore ha rotto i coglioni. E chiedo scusa perché non ė mia abitudine.
Ha rotto i coglioni perché non ė tempo né di tattica né di strategia, né di piroette o ghirigori, né di interessi personali fatti passare per visioni politiche.
Chi anela ad entrare nel PD per costruire un'ala un pochino, leggerissimamente laburista all'interno di quel partito (che ne ha bisogno non fosse altro per riverniciarsi un po'), vada. Prima lo fa e meglio è.
Sono queste posizioni che ci hanno inchiodato al 2,5%, sono queste posizioni che non ci hanno fatto riconoscere, sono queste posizioni la causa del fatto che dopo 20 anni di Berlusconi la risposta degli Italiani sia stata Grillo.
Rimanga chi pensa ad altri percorsi, chi pensa a costruire ALTRO.
Anche per non sentirsi più dire: "Siete tutti uguali".