2014.02.05 - Quasi un gigante

Non mi ero accorto che in Parlamento ci fosse una forza eversiva. Non fidandomi di me stesso, conscio delle mie distrazione e smemoratezza, sono andato a controllare l’elenco dei deputati e dei senatori. Tra di essi, ora ne sono certo, non vi sono né Franco Freda né Giovanni Ventura (che è pure morto, tra l’altro), per cui di quale eversione stiamo parlando?

Il Parlamento tutto, tranne rarissime eccezioni, ritiene il M5s una forza il cui operato è contrario alle norme democratiche. Tale valutazione oltrepassa di parecchio la soglia del ridicolo e altro non fa che aumentare il consenso popolare di cui i grillini godono.
È vero, l’altro giorno i deputati del M5s hanno occupato i banchi del Parlamento. Un atto non propriamente moderato, va riconosciuto, ma non per questo estraneo alle regole del gioco. Pochi secondi prima, la presidentessa della Camera, Laura Boldrini (che tutte/i, sedicenti femministe in primis, si ostinano a chiamare presidente, manco fosse un maschio. Ah, lume della ragione, dove sei?) aveva compiuto un atto politicamente deprecabile, vale a dire applicare la tagliola agli emendamenti dei grillini al decreto legge BankItalia/Imu. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana la terza carica dello Stato si è permessa di applicare una simile misura, che peraltro, a stretto rigore, non è nemmeno nelle sue prerogative scritte. I deputati del M5s avevano dato vita a giorni di ostruzionismo parlamentare contro la conversione di una misura sbagliata nella forma (non si possono mettere nello stesso decreto legge due provvedimenti che stanno tra loro come il gorgonzola e una canna da pesca) e nella sostanza (il decreto di cui stiamo parlando regala vari miliardi di Euro alle banche, consentendo loro pure di controllare più strettamente BankItalia) e Boldrini ha impedito che la manovra (più che meritoria) dei grillini arrestasse la conversione in legge del decreto.
A quel punto i grillini sono insorti e sono scesi verso i banchi del governo. Un gesto, ripeto, oltre le righe, ma non esecrabile. Ne è poi sorta una lite con accenni di rissa, questa sì profondamente spregevole. Stefano Dambruoso, ex giudice eletto nella lista di Scelta civica, ha colpito manescamente una parlamentare del M5s, spintonandola pure. Un parlamentare grillino ha invece inveito contro un gruppo di colleghe del Pd dicendo loro che solo per la loro abilità nell’arte della fellatio potevano sedere in Parlamento. C’è di che vergognarsi. Tutti, senza eccezione alcuna.
A questo punto è iniziata la crocifissione politico-mediatica dei grillini. Boldrini, eletta nelle liste della sezione italiana del Partito del lavoro della Corea del Nord, ha iniziato a rilasciare interviste in cui sembrava la Madonna Addolorata (con tutto il rispetto, si badi bene) che aveva difeso la Repubblica dagli attacchi dei barbari.
Dal canto suo, Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog un post di pessimo gusto avente come titolo “Cosa fareste alla Boldrini se foste in auto con lei?”. I frequentatori del sito hanno iniziato a commentare inserendo epiteti assai squallidi nei confronti della presidentessa della Camera. Così agendo, Grillo e chi naviga sul suo blog si sono comportati in modo peggio che disdicevole e non giustificabile (anche se il comico genovese ha cancellato, dopo diverse ore, i commenti più volgari), facendo pure il gioco di chi li critica pretestuosamente. I grillini, oltre a peccare di deteriore maschilismo, non eccellono in scaltrezza. In realtà, senza voler minimamente giustificare nessuno, occorrerebbe tenere presente un fattore: consentendo libero accesso e commento a tutti (da Umberto Eco a Martufello passando per Donato Bilancia), blog e social network non necessariamente esprimono la crema intellettuale della società. Al contrario, essi possono trasformarsi per toni e azioni nella più malfamata delle bettole e nella più violenta delle periferie, e questo a prescindere dalla collocazione politica di chi commenta. È già successo quando qualcuno ha esultato per l’ischemia occorsa a Pier Luigi Bersani, succede quando qualcuno augura la morte a Berlusconi e in mille altre occasioni. Tutto ciò serve a dire che un po’ di misura in più Laura Boldrini avrebbe anche potuto adoperarla nell’analizzare il pur indecente post di Grillo. Domenica sera, da Fabio Fazio (sempre bravo e misurato), Boldrini ha detto che chi ha commentato volgarmente il post del leader del M5s è un potenziale stupratore. Parole in libertà pronunciate da una persona che, né più né meno come chi l’ha insultata, non possiede il senso di quel che accade. Fazio ha avuto buon gioco a notare che i grillini, dopo una simile frase, potevano avere il diritto di non sentirsi pienamente rappresentati da Boldrini come figura istituzionale.
Quelli del M5s non sono eversori. Sono una forza che fa opposizione, l’unica. Dei grillini io condivido poco o nulla, ma non posso disconoscere che lavorano seriamente. Hanno molti limiti: populismo, basso livello culturale, massimalismo e tutto quello che volete, ma si danno da fare. Non li voto perché non mi riconosco in loro e perché la mia idea di società è diversa dalla loro, ma quando confronto la loro attività parlamentare con quella della sezione italiana del Partito del lavoro della Corea del Nord apprezzo i loro sforzi. Se non altro, non prendono in giro i propri elettori.
Un sistema politico che definisce eversore chi tale non è dimostra di essere alla frutta. Ammette implicitamente di non avere o di non voler avere argomenti politici diversi dalla sopravvivenza di se stesso, enorme saprofita improduttivo. Di questo il popolo si accorge e reagisce: vota proprio chi è definito eversore o si dà a quell’atto realmente eversivo che è l’astensione. La scheda bianca è la manifestazione con cui si dichiara la morte della classe politica e non ne sottovaluterei la portata drammatica.
Alla frutta non è solo il sistema politico, ma anche quell’insieme di personaggi che assumono atteggiamenti servili verso di esso. L’altra sera Alessandro Di Battista era ospite nel salotto televisivo di Daria Bignardi, la quale a un certo punto ha chiesto al giovane esponente del M5s cosa provasse ad avere un padre fascista, con un passato nel Msi e un presente in Azione sociale o in un raggruppamento similare. Daria Bignardi è famosa per aver tentato di rendere simpatico Mario Monti al pubblico italiano regalandogli un cagnolino in diretta televisiva e per quell’atteggiamento snob tipico di chi è un finto colto e ne è ben conscio. Nonostante la vacuità da salotto finto-alternativo (che è peraltro l’unico tono espressivo con cui Bignardi sa portare avanti la sua trasmissione), la domanda a Di Battista era lecita. Meno lecite sono state le reazioni di iscritti e simpatizzanti del M5s che hanno accusato Bignardi di essere prevenuta verso Di Battista: un/a giornalista ha il dovere deontologico di fare tutte le domande che ritiene opportune e ognuno deve tenerlo a mente. Divertente è stato un aspetto: a criticare con maggior veemenza Bignardi è stato Rocco Casalino, che oggi è un portavoce del M5s e che fu concorrente della prima edizione del “Grande fratello”, condotta proprio da Daria Bignardi. È proprio vero che il sonno della ragione genera mostri.
Torniamo a Di Battista, il giovane parlamentare che in questi giorni vogliono far passare per un novello Farinacci e che invece è solo l’espressione (in verità una delle tante e nemmeno la peggiore) della limitatezza dei politici di casa nostra. Il ragazzo ha risposto bene alla conduttrice, affermando che la sua personalità è distinta da quella del padre, che le idee dei genitori non devono costituire colpe per i figli, che l’affetto parentale è una cosa e la visione politica è un’altra, ben distinta dal primo. Se Di Battista (e, con lui, Casalino) fosse stato minimamente colto avrebbe così concluso la sua risposta a Daria Bignardi: “Vede, Bignardi, lei mi ha posto questa domanda e io ho soddisfatto la sua legittima curiosità. Però, mi permetta di dirlo, come mai proprio lei mi pone questo interrogativo? Come mai proprio lei che nel suo libro, peraltro orribile, ‘Non vi lascerò orfani’ ha raccontato di avere un padre nato nel 1912, monarchico e fascista proprio come la propria moglie, che poi sarebbe sua madre? Quale è la molla che la porta a guardarmi dall’alto in basso visto che lei, esattamente come me, farebbe bene a vergognarsi delle idee politiche di chi l’ha messa al mondo?”.
Di Battista, fosse stato un uomo di cultura, avrebbe fatto un figurone. Invece è solo un uomo di buona volontà. Mala tempora currunt e ci pare quasi un gigante.