2012.12.08 - In cambio di un osso
“Sono in gara per vincere”, annuncia Silvio Berlusconi. L’ennesima autocandidatura dell’uomo di Arcore sorprende solo gli stolti. Berlusconi vive per il potere e odia talmente tanto la sua assenza da non riuscire a concepirla.
Se poi
l’assenza del potere può rendere più agevola una sua condanna in via
definitiva, il quadro è completo.
Berlusconi ha liquidato Angelino Alfano per quel che lo giudica (che poi è
quello che Alfano effettivamente è): un inutile idiota (politicamente,
s’intende, anche se l’espressione non propriamente vigile di Alfano ha
autorizzato qualche maligno ad ampliare il campo della propria valutazione).
Ecco le sue parole: "Ci eravamo dati una nuova dirigenza con il fantastico
Angelino Alfano, ma ci vuole tempo per imporsi come leader. Tutti i
sondaggi davano il Pdl a un livello che non basta per contrastare la sinistra"
(1).
In realtà, Alfano è stato designato come leader proprio perché non ha le doti
per imporsi. È servito quel tanto che bastava per essere bruciato in attesa che
il grande capo si decidesse che era ora di rientrare in scena. Berlusconi si è
deciso, Alfano può tornare a vendere i biglietti della lotteria.
Alfano non è tuttavia il solo a non possedere le stigmate del leader. Il Pdl,
per una serie di ragioni fin troppo evidenti, non ha alcuna persona in grado di
sostituire un elemento carismatico come Berlusconi. Vi sembra che Alemanno,
Gasparri, Brunetta, Santanché, Carfagna, Gelmini, Cicchitto, Ghedini, La Russa
possano essere capaci di attrarre consenso? Se non è capeggiata da Berlusconi,
la destra perde almeno un terzo dei suoi voti. Piaccia o non piaccia.
Certo, Berlusconi non ha solo il carisma, ma anche il potere, il denaro e i
media. Anche questi sono elementi che contribuiscono a fare di lui un uomo
insostituibile. Oggi sul sito de “Il Giornale” è apparsa una lettera al
direttore, Alessandro Sallusti. È notorio che le lettere ai direttori di
quotidiani e settimanali sono perlopiù false (non sono al “Giornale”, si
intenda bene), ma questo non è importante. La lettera è firmata da un presunto
lettore che si dichiara berlusconiano da vent’anni e che tuttavia è timoroso
perché teme che Berlusconi, stavolta, possa andare incontro a una tremenda
debacle. Quel delinquente di Sallusti (delinquente perché dichiarato in modo
inappellabile colpevole da una sentenza della Magistratura, non perché ci piaccia
insultarlo. Sallusti si insulta da solo quando scrive) risponde da par suo: “La
casa dei liberali non è ancora pronta a cambiare padrone perché alto è il
rischio che, approfittando del momento di difficoltà, qualche furbastro la
comperi per poi abbatterla. O che finisca affittata e condivisa con inquilini
venuti da fuori e senza scrupoli. A quel punto che cosa ne sarebbe dei miei e
suoi ideali? Chi proverà a difenderci da uno Stato ladrone, da un fisco
famelico, da sindacati fermi a due secoli fa eccetera eccetera? Lei pensa
davvero che quella melassa di centristi vecchi e nuovi a caccia di posti e
gloria possa essere una alternativa?” (2).
È l’uso della parola “padrone” che mi pare indicativa della cultura dei
berlusconiani. Essi non cercano un segretario di partito, un leader, un
presidente. Non cercano nemmeno un punto di riferimento. Non gli basta. Essi
cercano un padrone, proprio come i cani. Essi non devono ragionare, devono
obbedire. Non cercano il confronto, né la dialettica, attendono ordini da eseguire,
magari in cambio di un osso.
Avremo ancora Berlusconi candidato, dunque. Male che gli vada, il suo risultato
non sarà peggiore di quello che avrebbe ottenuto Alfano. L’ex presidente del
Consiglio dice che egli è condannato a ripresentarsi, e in un certo senso ha
ragione. Dimentica di ricordare che è stato egli stesso a infliggersi –
probabilmente in modo consapevole – questa condanna. Nessuno che non abbia il
suo cognome può fargli ombra.
NOTE
(1): Cfr. http://www.ilgiornale.it/news/interni/berlusconi-gara-vincere-senza-me-pdl-perde-863293.html
(2): Cfr. http://www.ilgiornale.it/news/che-parte-stare-evitare-peggio-863300.html