2013.06.12 - Il conto in banca di san Pietro

Anche chi, come lo scrivente, non possiede il dono della fede, non può non rimanere colpito dalla persona e dalle parole di papa Jorge Mario Bergoglio.

L’ho già detto. Non credo che Francesco I sarà un papa teologicamente rivoluzionario, ma mi pare indubitabile che sia un uomo pulito e retto. Colpisce di lui l’assoluta franchezza nelle forme e nelle parole. Ieri ha affermato che san Pietro non ha mai avuto un conto in banca e che quando è stato chiamato a pagare le tasse ha ascoltato la parola del Signore che gli ha detto di recarsi al mare e pescare un pesce (1).
La chiesa, ha aggiunto Bergoglio, deve agire in povertà e in gratuità. La fede è innanzitutto rinuncia all’idea di una ricompensa materiale e si sostanza nel servizio, nella messa a disposizione di sé.
Poi il passo ulteriore: “La chiesa non è una Ong. […] Si devono portare avanti le opere della chiesa – e alcune sono un po' complesse – ma con cuore di povertà, non con cuore di investimento o di un imprenditore”.
Un uomo come me potrebbe sembrare livoroso e inattendibile se affermasse che questo cuore di povertà non è oggi egemone nella chiesa, per cui non mi soffermerò su questo punto. Credo però di essere più attendibile nel sostenere che oggi, nei gesti quotidiani di ognuno di noi, la dimensione della condivisione e della fratellanza è purtroppo prerogativa di una ristretta minoranza.
Francesco I, analizzando con franchezza una ferita della chiesa, ha additato un male di tutta la società: il tornaconto personale elevato a sistema, il profitto come vero dio di questi anni.
Occorre rendere omaggio alle sue parole e sperare che molti altri uomini con incarichi di responsabilità inizino a pensarla come lui.



NOTE
(1): Cfr. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/06/11/Papa-San-Pietro-aveva-conto-banca_8851337.html