2014.09.23 - Una gran voglia di andare alle elezioni?

A me l’idea che si possa favorire l’occupazione rendendo più facili i licenziamenti suona bizzarra.

È come pensare che si possa riempire una vasca più rapidamente facendole quattro o cinque fori sul fondo. Matteo Renzi e i suoi ministri invece non la pensano così e sono partiti a spron battuto contro l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Un livore degno di un Renato Brunetta in calore, se mi è concesso.
Faccio fatica a capire per quale ragione certi governanti considerino i diritti sociali come dei privilegi o come delle raccolte di barzellette.
Qui, mi permetto di far notare sommessamente, è in gioco la dignità dell’essere umano. L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, malgrado lo scempio che già ne ha fatto Elsa Fornero, consente di non essere licenziati per le proprie opinioni personali. Senza di esso, un qualsiasi datore di lavoro farabutto può cacciarti perché indossi la kefiah o perché leggi un giornale che non gli piace. Non mi pare una questione da poco.
Ci sono principi sui quali non si deve transigere. Io posso anche capire che gente come Renzi, Marianna Madia e simili, non avendo mai fatto nulla in tutta la propria esistenza, non sappia cosa significhi il rispetto di un lavoratore. Quel che però non mi sta bene è che si spacci tutto ciò per benessere e progresso.
L’unico posto di lavoro di Matteo Renzi è stato quello nell’azienda di papà Tiziano, un gagliardo imprenditore che ha il vizio di aprire e chiudere società senza sosta e senza un senso apparente. L’altro giorno la Procura di Genova ha trovato la logica di questa febbrile attività in un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta comunicato allo stesso Renzi sr. per il fallimento della Chill Post srl, società con tutti dipendenti a tempo determinatissimo tranne Renzi jr., provvisto di contratto a tempo indeterminato.
I figli so’ piezz’ e core. Solo le amanti contano più di loro. Figurarsi se Tiziano Renzi poteva fare eccezione ed essere un padre degenere. Certo, risulta risibile assistere al martellamento mediatico che dipinge il pargolo Matteo come uno che si è fatto da sé, un rampante, un dinamico, uno brillante e inarrestabile. Tutti siamo rampanti nell’azienda di papà (e se poi il papà è massone…), tutti siamo dinamici quando a sgobbare sono gli altri e tutti siamo inarrestabili se qualcuno ci spiana la strada.
Uno che ha lavorato un paio di anni nell’azienda di papà poi fallita e in odore di bancarotta fraudolenta e che per di più tuona tutti i giorni contro i sindacati pare un personaggio uscito da una commediaccia dei fratelli Vanzina. Se poi governa a braccetto con Denis Verdini e si dice pure di sinistra capite bene che siamo entrati di nuovo in quella dimensione provinciale e farabutta che caratterizza larga parte della vita di questo paese da quattro soldi. Se poi il tizio in questione va pure negli Usa a fare il ganzo con chi lavora nella Silicon Valley significa che la celeberrima frase di «Cuore», “Hanno la faccia come il culo”, non ha mai perso di attualità.
In Italia il problema occupazionale non è imputabile alla presenza dello Statuto dei Lavoratori. Mettetevi nei panni di un imprenditore. Per quale ragione dovrebbe investire in Calabria visto che poi dovrebbe pagare il pizzo alla ‘ndrangheta e le tangenti ai consiglieri regionali e al governo nazionale? E lo stesso discorso vale per tutte le regioni del Mezzogiorno, compreso il Lazio. Nel Centro-Nord, notoriamente civilizzato, si pagano solo le ultime due e la malavita organizzata si limita a vincere gli appalti.
In Italia abbiamo gli acquedotti che perdono larga parte dell’acqua che trasportano. Le vie di comunicazione stradali o sono perennemente sature di traffico e piene di buche o del tutto inutili e deserte, come la Bre-Be-Mi. Le nostre ferrovie fanno ridere.
Siamo la nazione occidentale che meno spende in ricerca scientifica. Non abbiamo alcuna produzione industriale ad alto valore aggiunto. Fanno eccezione solo la moda e la Ferrari, ma su quest’ultima ha appena messo le mani Sergio Marchionne, per cui non aspettiamoci nulla di buono.
Abbiamo un livello di corruzione da paese centro-africano e lo stesso dicasi per la libertà di stampa.
Abbiamo un ceto politico che si seleziona al contrario. Non emergono i migliori e i più preparati, ma persone che mettono ribrezzo solo a nominarle (Razzi, Borghezio, Scilipoti, A. Mussolini, Gasparri e così via).
È allora l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori il nostro problema?
Oppure la questione è più profonda e investe l’incapacità di cambiare realmente il paese, la quale viene nascosta tenendo i toni perennemente alti?
E non sarà che tutto questo strillare cela una gran voglia di andare alle elezioni?


PS: Una buona notizia e una cattiva per i lavoratori italiani. Quella buona: Raffaele Bonanni lascia la guida della Cisl. Quella cattiva: sarà comunque sostituito.

PS: L’arcivescovo Jozef Wesolowski è stato arrestato per abusi sessuali su minori. Fossero stati papi Wojtyła o Ratzinger il prelato in questione sarebbe tranquillamente libero. Lo dico a beneficio di chi non ha ancora compreso la statura di Bergoglio.