2014.06.03 - Qualche considerazione sulle Europee

Le elezioni europee hanno sancito il trionfo di Matteo Renzi. Una vittoria netta, schiacciante e perfino inattesa nelle sue proporzioni.

La prima e invero modesta considerazione che credo si debba fare è legata al fatto che i sondaggisti, nessuno escluso, andrebbero considerati alla stregua degli astrologi, tenendo tuttavia a mente che questi ultimi sono più simpatici e meno presuntuosi. Ma questo è un tema su cui mi sono soffermato diverse volte in passato e quindi credo sia inutile parlarne di nuovo. Del resto, abbiamo una classe politica inetta, intellettuali impreparati e manager corrotti per cui non si capisce per quale ragione dovremmo avere dei sondaggisti che azzeccano le previsioni.
La seconda considerazione è legata al fatto che mai nel dopoguerra avevamo avuto una crisi economica così grave. Mai nell’età contemporanea le ragioni di questa crisi erano mai state tanto slegate dalla contingenza e tanto profondamente strutturali. Ebbene, di fronte a una dimostrazione tanto lampante dei limiti del capitalismo stupisce notare come il senso comune sia così tanto spostato a destra. Chi scrive queste modeste righe è, magari ingenuamente, molto colpito da ciò.
Matteo Renzi, che è persona simpatica, mi pare un concentrato del peggior liberismo pasticcione e arruffone. Vuole privatizzare tutto, detesta i sindacati allo stesso modo in cui li detestava Margaret Thatcher (il suo comportamento in relazione alla vicenda della Rai di questi giorni mi pare lo dimostri) e con la recente legge firmata da Giuliano Poletti ha precarizzato il lavoro come mai nessuno prima. Eppure è stato proprio Renzi a trionfare, e questo nonostante la crisi economica.
La vittoria di Renzi è incontestabile. A me essa non pare però una vittoria politica, bensì un trionfo prepolitico. Insomma, più di tutto ha contato il fatto che egli sia giovane, non riconducibile anagraficamente a chi ha sgovernato il paese in questi ultimi venti anni. Per questo l’ex sindaco di Firenze ha vinto: perché incarnava un valore che non era e non è politico e in cui possono dunque identificarsi tutti, dalla destra alla sinistra. E però sarebbe ingenuo pensare che l’unica ragione sia questa. Ho l’impressione che se Renzi, il trentanovenne Matteo Renzi, fosse stato un sincero socialdemocratico, non avrebbe riscosso tanto successo.
Ritengo, per quello che può valere la mia opinione, che i valori di sinistra non riescono a scalfire la crosta di antipolitica che riveste il paese. Questo, penso, sarebbe un tema su cui ci vorrebbero riflessioni serie.
La vittoria di Renzi ha sancito la clamorosa sconfitta di Beppe Grillo e del M5s. Si tratta di un risultato da cui Grillo non si riprenderà più. Ben presto il suo partito si scinderà e la credibilità di cui ha goduto si dissolverà. Non ci si poteva attendere altro. Va riconosciuto a Grillo di aver svolto una funzione importante: la sua presenza in Parlamento ha impedito il verificarsi di alcune porcate e ha denunciato i vergognosi comportamenti di Giorgio Napolitano. Però è evidente che il M5s ha dei limiti politici clamorosi, pecca di credibilità e tutto sommato ha dimostrato di non saper fare politica. La più che probabile alleanza che esso stipulerà con Nigel Farage e i suoi disprezzabili amici dell’Ukip sarà un autogol. Ed è bene che la sinistra italiana si prepari a raccogliere i delusi.
A proposito di sinistra: sono molto contento per il discreto risultato elettorale della Lista Tsipras, che ho votato in modo convinto. Era un esito non scontato, in primis a causa del sistematico ostracismo mediatico subito dal raggruppamento politico. Ora si vedrà cosa succederà: ci sono delle polemiche su cui torneremo nei prossimi giorni.