2012.12.20 - Quarto polo?
Pare proprio che Antonio Ingroia si candidi alle prossime elezioni.
Ho stima di Ingroia, credo che il suo operato in Magistratura sia da
apprezzare. Soprattutto condivido il suo modo di operare in relazione
all’inchiesta sul presunto patto tra Stato e mafia, una delle pagine più
vergognose della storia di questo paese. Una pagina su cui tutti abbiamo il
diritto di sapere la verità, una pagina dinanzi alla quale il comportamento del
Presidente della Repubblica e di Nicola Mancino non è degno di una nazione
civile.
Il fatto che Ingroia si candidi non può tuttavia non stimolare una riflessione.
È giusto che i magistrati usufruiscano così facilmente del diritto di
elettorato passivo? Intendiamoci, la questione non inizia con Ingroia. Sono
stati magistrati, tra i tanti, Michele Emiliano, Luciano Violante, Angela
Finocchiaro, Felice Casson, Gianrico Carofiglio (tutti del Pd); Antonio Di
Pietro (Idv); Luigi De Magistris (che qui definiremo arancione); Tiziana
Parenti (attualmente socialista); Alfredo Mantovano, Francesco Nitto Palma,
Roberto Centaro (Pdl). L’elenco potrebbe contenere altri nomi, il che rende
ridicola una critica ad personam verso Ingroia. Tuttavia, la questione non mi
pare aggirabile: un magistrato non deve essere un cittadino a metà, ma
presentandosi alle elezioni non finisce con il togliere almeno un minimo della
propria credibilità a quanto da egli svolto quando indossava la toga?
I poteri dello Stato non devono diventare altrettanti comportamenti stagni, ma
sarebbe anche necessario non fornire al popolo l’idea che tra di essi – o
almeno tra il giudiziario e il legislativo – esista un corridoio preferenziale
che fa del primo un’anticamera e del secondo la stanza nobile dell’edificio. Forse,
durante la prossima Legislatura, questo tema andrà valutato con attenzione.
Potrà Ingroia essere un valido uomo politico? Chi scrive non ne ha idea, e del
resto gli auspici a poco valgono. Non posso però tacere la mia opinione
relativamente a un’altra questione. A mio modesto parere, una sinistra
alternativa al Pd è necessaria. Non ritengo di essere un osservatore politico
di una qualche attendibilità, ma fatico a capire le ragioni per le quali un
cittadino progressista debba votare il Pd. Negli anni questo partito è stato
l’alfiere delle peggiori politiche liberal-liberiste. Se il mondo
dell’Università e della scuola è così malridotto, la colpa è di un ministro
della pubblica istruzione, Luigi Berlinguer, che ne ha iniziato lo
smantellamento. La precarizzazione del lavoro è iniziata con i provvedimenti
voluti da Tiziano Treu, più volte ministro dei governi sedicenti progressisti e
oggi tesserato del Pd. Lo stesso Pd vuole con pervicacia la realizzazione della
Tav Torino-Lione, un’opera tanto insensata economicamente quanto dannosa per
l’equilibrio ambientale.
Il Pd, per merito soprattutto di Massimo D’Alema, ha scientemente evitato di
varare una normativa sul conflitto di interessi che facesse di questa nazione
qualcosa di più di una repubblica delle banane.
Ancora: il Pd ha appoggiato con tutto se stesso l’esecutivo più iniquo della
storia repubblicana, quello guidato da Mario Monti. Si dirà: c’era la crisi. È
vero, ma non sta scritto da nessuna parte che da una situazione di difficoltà
si debba per forza uscire in questo modo (ammesso che se ne sia usciti davvero,
cosa di cui dubito fortemente). Le politiche di Monti, Fornero & co. non
sono solo vessatorie, ma sono anche recessive, sbagliate e malfatte (la vicenda
degli esodati dimostra che Fornero è molto meno capace di Gelmini) e il
capolavoro politico è rappresentato dal fatto che ora Monti capeggerà una lista
centrista che si presenterà contro il Pd stesso.
Alla luce di tutto questo, sarebbe bene che le forze realmente progressiste si
federino e propongano un programma socialmente avanzato che ponga al suo centro
il lavoro e la ricerca.
Può essere il quarto polo (quello di Ingroia, per intenderci) questa
federazione? A me pare un buon inizio, ma credo ci sia ancora da lavorare. Ad
esempio, dal poco che ho letto, mi sembra che una certa parte della componente
di Alba (l'alleanza per il lavoro, i beni comuni e l'ambiente) abbia poca
dimestichezza con la politica e sopravvaluti le proprie capacità di analisi
della società. In alcune persone, peraltro umanamente rispettabilissime, pare
esserci la tendenza a un netto elitarismo politico, a un approccio snobistico,
di matrice pseudo-azionista, che potrebbe rivelarsi un ostacolo insormontabile
al futuro del quarto polo. La politica richiede, per fortuna, il rapporto con
le masse. I generali senza esercito non sono mai serviti a nessuno, i maestrini
con la penna rossa nemmeno. Non siamo al circolo del bridge e non è tempo di
tartine al caviale. È invece il momento di riacquistare credibilità presso le
masse (quella credibilità persa per colpa del bertinottismo) e l’obiettivo è
uno solo: il ritorno in Parlamento. Senza rappresentanza non si incide sulla
realtà. No dunque ai veti incrociati, no agli intellettualismi sterili, no al
narcisismo e alla residualità, no al velleitarismo.
Perdere stavolta vorrebbe dire scivolare ancor più verso il fondo.