2013.01.20 - Un giudice spietato
Giornali, siti ed emittenti tv hanno fatto vedere le foto e le immagini del funerale di Prospero Gallinari (1). Ex terroristi rossi ed estremisti di sinistra incanutiti e variamente assortiti hanno salutato Gallinari intonando l’Internazionale e mostrando il pugno chiuso. Convinzioni ferree, evidentemente.
Ho molto rispetto per le storie di Renato Curcio, Barbara
Balzerani, Oreste Scalzone e compagnia. È giunto il momento di guardare alle
loro azioni in modo scientifico, da storici.
Gallinari e gli altri sono stati dei militanti rivoluzionari. Comunisti
tetragoni, gran parte di essi ha pensato che lo Stato borghese potesse saltare
grazie alla lotta armata.
Si è trattato di una convinzione espressa con un linguaggio verbale ridondante
e iper-teorico. Ai fiumi di parole ha corrisposto tuttavia una pochezza
politica sconcertante. Pensare che il popolo potesse sollevarsi con le Br era
un’ipotesi di pura fantascienza. È vero, i terroristi hanno avuto un consenso
sociale più rilevante di quanto non si voglia ammettere, ma esso è rimasto
comunque confinato a un ambito piuttosto marginale. Ritenere che quella
minoranza potesse sovvertire l’ordinamento statale significava non rendersi conto
delle proprie potenzialità. Sperare che qualcuno, da fuori, potesse fornire un
aiuto concreto voleva dire non avere un minimo di capacità di lettura della
situazione geopolitica.
E poi, le armi. È difficile pensare che tutte le persone cadute sotto il fuoco
del terrorismo fossero agenti della reazione. Non lo era Guido Rossa, non lo
era Sergio Lenci, che visse anni con un proiettile conficcato nella testa, e
non lo erano molti altri. Non lo era nemmeno Aldo Moro, tanto per essere
chiari. C’era molta disperazione in quei colpi di pistola, forse erano
altrettante ammissioni di impotenza.
La lotta armata ha rappresentato un grave handicap per la sinistra. L’errore di
alcuni gruppuscoli ha finito con il penalizzare anche quel Pci che pure con
tanta forza si schierò contro il terrorismo.
I brigatisti sono stati rivoluzionari, è vero, ma non per questo sono stati
grandi uomini. Hanno avuto la loro dignità, ma non l’intelligenza. Hanno avuto
anche coraggio e lo hanno pagato caro, ma questo non ha fatto di loro una nuova
generazione di partigiani. Non hanno combattuto la loro guerra per narcisismo,
ma le convinzioni che li hanno guidati sono da ritenersi politicamente
insensate e moralmente esecrabili.
Non era quella la via per l’uguaglianza e non era quello il modo di
raggiungerla. Non erano quelle le forme. Non era nulla.
Ho rispetto per Gallinari. Ho rispetto anche per i suoi errori. Tuttavia, non
posso non averne anche per il sangue che hanno fatto scorrere inutilmente.
Non critico i pugni chiusi, né l’Internazionale: ognuno interpreta il comunismo
(che era e rimane l’idea politica più nobile che l’uomo abbia mai pensato) come
vuole. Rileggo la storia, la quale era e rimane un giudice spietato quasi
quanto il tempo.
PS: Claudio Grassi, esponente di punta di Rifondazione comunista, è andato ai
funerali di Gallinari. Lo conosceva da sempre. Andare ai funerali di un proprio
conoscente non significa condividerne le scelte di vita. Le polemiche sorte
sulla presenza di Grassi sono perciò pura spazzatura politico-giornalistica.
NOTE
(1): Cfr. http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/01/19/foto/funerali_ex_br_gallinari_presenti_anche_curcio_e_scalzone-50888865/1/