2015.04.01 - Scorie nucleari in Sardegna?
Come è noto, a breve dovrebbe essere resa nota la lista dei luoghi potenzialmente destinati a ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari.
In questi ultimi giorni da più parti la Sardegna è stata indicata quale luogo
prescelto per tale progetto.
Mi pare perciò doveroso copiare/incollare questo articolo pubblicato due giorni
fa da “il manifesto”.
Da http://ilmanifesto.info/scorie-la-sardegna-si-ribella/
Scorie, la Sardegna si ribella
— Costantino Cossu, CAGLIARI, 30.3.2015
Governo.
L’isola teme di essere scelta come sito per la realizzazione del deposito
nazionale del materiale radioattivo
«Basta pane avvelenato»: un grande manifesto con
queste tre parole campeggia sul profilo Facebook del «Comitato sardo contro le
scorie nucleari», che si batte contro la localizzazione in Sardegna del
deposito nazionale del materiale radioattivo proveniente dagli impianti
nucleari dismessi. Ventisei associazioni ambientaliste, pacifiste,
indipendentiste e di tutela della salute hanno indetto due giornate di
mobilitazione, per domani e dopodomani, in vista della ormai prossima
pubblicazione della mappa delle possibili localizzazioni del sito che dovrà
custodire i materiali radioattivi. La Sogin è la società di stato cui è stato
affidato il compito di smantellare gli impianti nucleari italiani e di gestire
i rifiuti radioattivi, quelli provenienti dalle centrali ma anche quelli
prodotti da altre attività industriali o di ricerca.
Lo scorso 2 gennaio una lista dei luoghi
considerati potenzialmente idonei a ospitare le scorie è stata consegnata dalla
Sogin all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (una
struttura governativa). Tenuta finora segreta, la lista sarà rivelata
dopodomani. E circolano voci, non confermate, che la Sardegna sarà la prima
scelta.
Il calendario della mobilitazione prevede due
«Giornate dell’attesa»: musica e spettacoli nel piazzale di via Roma a Cagliari
davanti alla sede del consiglio regionale. La notte si dorme in tenda. Mentre
per il 19 aprile è in programma un «No nukes Day» in tutta la Sardegna. «Quella
contro le scorie è una battaglia che combatteremo con determinazione estrema —
dicono i portavoce del comitato — Con un referendum i sardi hanno già votato
contro la localizzazione in Sardegna del deposito nazionale. Questa terra non
ospiterà alcuna scoria».
Accanto alle associazioni c’è anche l’Anci,
l’associazione dei comuni italiani: «Non siamo una componente del comitato —
dice il presidente regionale Pier Sandro Scano – ma aderiamo all’iniziativa. E’
un no drastico e totale quello che arriva dai comuni della Sardegna, tutti,
nessuno escluso. Se il governo dovesse prendere la decisione di stoccare
nell’isola le scorie nucleari, noi siamo pronti a scendere in piazza con tutti
i 377 sindaci sardi». «Chiediamo — aggiunge Ennio Cabiddu, ex sindaco di
Samassi, un piccolo paese vicino a Cagliari — che il consiglio regionale
dichiari tutta l’isola territorio denuclearizzato. Altrettanto possono fare i
sindaci per i loro comuni».
Del comitato contro le scorie fa parte anche
l’associazione Medici per l’ambiente, il cui presidente, il radiologo Vincenzo
Migaleddu, spiega che cosa significhi lo slogan «Basta pane avvelenato»: «Secondo
i dati ufficiali dell’Istituto superiore di sanità, la Sardegna è la regione
più inquinata d’Italia, persino più della Campania. Le aree contaminate sono
pari, nell’isola, a 445 ettari; in Campania siamo a 345 ettari. In Sardegna 41
comuni dei 377 dell’isola sono compresi nei due «Sin» (siti di interesse
nazionale) individuati dal ministero dell’Ambiente a Porto Torres e nel
Sulcis-Iglesiente. Poco più di un sardo su tre vive in un sito contaminato,
contro una media italiana di uno su sei». E nei «Sin» la mortalità è più alta.
«Sempre secondo l’Istituto superiore di sanità — spiega Migaleddu — in 44 dei
57 ’Sin’ italiani si sono riscontrati diecimila decessi per tutte le cause e
quattromila per tutti i tumori in eccesso rispetto ai riferimenti medi regionali.
E’ una conferma del fatto che nella stragrande maggioranza dei ’Sin’» il
rischio sanitario è reale».
«L’estensione di 445 ettari in Sardegna, come nel
resto della penisola, corrisponde — spiega ancora il presidente di Medici per
l’ambiente — all’estensione dei territori comunali compresi in ciascun “Sin”,
siti dove si segnala la presenza di aree fortemente inquinate da sostanze
tossiche che vanno ad impattare anche sui territori circostanti; le popolazioni
comprese nei siti sono esposte ai veleni per inalazione o per ingestione. I
composti chimici nocivi entrano nelle catene biologiche e alimentari, con
effetti diffusi in un’area molto più vasta rispetto all’estensione del luogo di
maggiore inquinamento, ad esempio una fabbrica chimica o un inceneritore o una
discarica». «Oltre a tutto questo — dicono i portavoce del Comitato no scorie —
bisogna considerare le servitù militari, non comprese nei “Sin” ma altrettanto
inquinate. Aree vastissime, in Sardegna, devastate dai giochi di guerra.
Aggiungere i rifiuti nucleari sarebbe intollerabile». Proprio ieri al porto di
Sant’Antioco si è tenuta una manifestazione dei movimenti pacifisti contro lo
sbarco dei mezzi militari arrivati l’altro al seguito della Brigata
meccanizzata Aosta, che sarà impegnata in esercitazioni nella base di Teulada
da dopodomani fino al 26 aprile.