2014.06.16 - Corradino Mineo e gli autistici
Come scritto più volte, non c’è nulla che mi leghi politicamente a Matteo Renzi. Apprezzo il suo decisionismo e l’ho detto, ma per il resto il suo modo di intendere il mondo mi pare scarsamente conciliabile con il mio.
Ciò premesso, se qualcuno voleva rendermelo simpatico ci sta riuscendo. Mi riferisco ad esempio a Beppe Grillo e al suo modo insultante di chiamare Renzi, quell’aggettivo “ebetino” che forse può essere accettabile se si fa il mestiere di comico, ma non certo quando si guida un partito.
Mi riferisco però soprattutto a Corradino Mineo, parlamentare più o meno dissidente del Pd, il quale l’altro giorno ha definito Renzi “un ragazzino autistico” (1). Questo imbarbarimento linguistico è sintomo palese della degradazione comportamentale e morale della politica. Non entro più di tanto nelle motivazioni del dissidio tra Mineo e Renzi, se non per ricordare che il primo è in dissenso con la linea politica del suo partito in merito alla riforma che eliminerebbe l’elettività del Senato. A causa di ciò, il Pd (con in prima linea il segretario Renzi e la sua sodale Maria Elena Boschi) è intenzionato a depennare Mineo dalla Commissione per gli affari costituzionali e a sostituirlo con un/una parlamentare più ortodosso/a.
Non entro nelle ragioni politiche del dissidio, dicevo, in quanto non condivido né i propositi di riforma di Renzi (la sua mi pare unq finta eliminazione del Senato) né il disegno conservativo di Mineo. Per quel che può valere, infatti, io sono un convinto monocameralista e il Senato lo eliminerei con un tratto di penna.
Qui, però, non siamo più nell’ambito della legittima conflittualità politica, nella diade giusto/sbagliato. Mineo è infatti uscito dal campo della dialettica per entrare in quello dell’insulto, nell’arena delle affermazioni estranee al motivo del contendere e appartenenti all’offesa gratuita con tratti di palese inciviltà. L’insulto, come è noto, non dequalifica il suo destinatario ma il suo mittente, portandolo automaticamente dalla parte del torto. Ma c’è un altro soggetto (o meglio, almeno in questo caso, un altro insieme di soggetti) che viene tirato in ballo: quello di chi è affetto dalla patologia dell’autismo e dei propri familiari. Immagino il dolore gratuito che queste persone possano aver provato nel leggere la grettezza disgustosa e abrasiva delle parole di Mineo, la scarsa considerazione dell’altrui quotidiana sofferenza che vi hanno trovato. Immagino eppure non posso – non devo – avere la presunzione di dire di aver compreso in toto. Io, infatti, sono un privilegiato, esattamente come Mineo, e devo usare parole e sensazioni con calma e riguardo.
Cosa c’entri l’autismo con il disaccordo in merito a una scelta politica rimane per me una domanda insoluta. Cosa c’entrino queste affermazioni triviali indegne del più squallido lupanare e questa ostentazione compiaciuta della propria insensibilità con la politica (che si vorrebbe essere un mezzo di elevazione della società tutta, a partire dai più deboli) è qualcosa che mi deve essere spiegato, perché io proprio non lo comprendo.
Questo calpestare l’intelligenza, la cultura e le regole primarie del vivere civile non può e non deve essere accettato. Si dirà che Mineo dopo poche ora dalla sua infelice affermazione ha chiesto scusa, ma ciò per me non cancella la macchia. Sarebbe il caso che Mineo, proprio come lo scrivente, trascorresse un lungo periodo della sua fortunata esistenza a fianco di una persona autistica. Forse – ma un po’ ne dubito – comprenderebbe che la parola “autistico” non è un insulto, ma definisce una patologia ben precisa e grave, ma certo meno seria di quella di cui soffriamo noi sedicenti normali, così poveri di cuore e di intelletto da non provare più rispetto per nessuno.
NOTE
(1): Cfr. http://www.huffingtonpost.it/2014/06/14/mineo-renzi-boschi_n_5494533.html