2013.02.13 - Guadagnando due volte
Chiara Di
Domenico, lavoratrice con un contratto a progetto, è stata invitata dal
Partito Democratico a parlare di precariato. Lei ha accettato.
Forse chi ha chiesto la sua presenza si aspettava una persona che ringraziasse
il partito per averle concesso di prendere la parola, finalmente.
Chi lo sa,
magari qualcuno auspicava che Di Domenico dicesse devota che tra poche
settimane si aprirà la stagione della speranza e del cambiamento.
Invece, non è andata così. Di Domenico non ha accettato di fare la figurina. Ha
parlato di una precaria morta di stress da superlavoro, di mancanza di diritti,
di affitti che mangiano la metà dello stipendio. Ha poi avuto il coraggio di
dire – in casa del Pd – che quello stesso partito è corresponsabile della
drammatica situazione dei lavoratori italiani, di come e quanto i loro (anzi, i
nostri) diritti siano conculcati. Il tutto citando Dostoevskij e Majakovskij,
non Renzi e Colaninno.
Ho avuto l’impressione che larga parte dei media abbia inteso quelle parole
come un atto di lesa maestà: Di Domenico avrebbe dovuto incensare, non
rivendicare. A ciò si aggiunga che i media oggi non informano, bensì
spettacolarizzano: “C’è sangue?!? C’è sperma?!?” chiedeva l’Emilio Fede
acutamente imitato da Corrado Guzzanti. Così, di quel discorso è filtrato solo
il riferimento – certo forte e diretto – che Di Domenico ha fatto a Giulia
Ichino. La sindrome della dicotomia ha invaso le menti di chi dovrebbe
informarci: la cattiva contro la buona, la precaria contro la garantita, la
vecchia contro la giovane, l’invidiosa contro la sgobbona e così via. Il solito
modo di buttarla in vacca.
Non conosco Giulia Ichino, per cui nulla posso dire sulle sue capacità. Non ce
l’ho con i figli d’arte, se vogliamo chiamarli così. Ne conosco di meravigliosi
e di detestabili, come accade per chi figlio d’arte non è. Non credo che un
cognome importante sia un impiccio, ma rimango convinto che affrontare una
questione seria in questi termini sia riduttivo. A ciò aggiungo che gli otto
minuti di discorso di Chiara Di Domenico tutto volessero fare fuorché parlar
male di una singola persona. Lo dico a chi ha interpretato in modo strumentale
quelle parole.
Nel suo intervento, Chiara Di Domenico ci ha infatti restituito la ruvidezza
del vivere quotidiano di una generazione. Lo ha fatto dinanzi a chi, più o meno
scientemente, le chiedeva toni e modi patinati. Nessuno può eterodirigermi, mi
avete tolto ogni certezza professionale ma non la dignità e la dimensione
intellettuale. Rispetto ma non mi spezzo. Rimango educata ma rivendico.
Proprio per questa lezione di probità desidero ringraziare Chiara Di Domenico.
Per aver usato la tribuna in modo intelligente e aver detto che non tutti sono
disposti a farsi calpestare e a tacere. Senza protagonismo, ma con fierezza.
Le pessime casalinghe indirizzano la polvere sotto il tappeto o sotto il letto.
I disonesti prezzolati che popolano le redazioni degli organi di informazione
usano un’altra tecnica quando vogliono delegittimare una persona: vanno a
raccogliere fango dal giardino e con quello la imbrattano. Stavolta è toccato a
Di Domenico, presentata come una fanatica, biliosa e pure accidiosa. Domani
toccherà a qualcun altro.
Mai parlare dei privilegi e delle omertà interessate. Chi ha messo a dormire la
ragione fotograferà la propria parte più mostruosa e ci scriverà 2.200 battute
comprensive degli spazi, guadagnando due volte sulle altrui disgrazie.
PS: Questo è l’intervento di Chiara Di Domenico. Invito tutte/i a vederlo e a
dire se sia giusto ridurlo a un mero attacco portato da una donna invidiosa a
una sua collega.
httpv://www.youtube.com/watch?v=m3MOp44LlKc