2013.11.26 - Un tintinnar di dentiere
Finalmente Matteo Renzi non è più da solo a fare opposizione. Da oggi, infatti, è arrivato a dargli manforte un partito nuovo (???): Forza Italia.
Le
larghe intese, dunque, sono solo un ricordo. Domani si voterà la manovra
finanziaria e Berlusconi non le darà il suo assenso (1). Poi, a meno di eventi
che allo stato attuale paiono molto improbabili, sarà dichiarato decaduto dalla
carica di senatore. A breve nuove elezioni, dunque, e addio all’inedita
opposizione Berlusconi-Renzi. Peccato, i due sembrano padre e figlio.
Ieri lo stesso Berlusconi si è esibito in una patetica conferenza stampa in cui
ha detto di avere sette testimoni che gli consentiranno di riaprire il processo
sui diritti televisivi, che lo ha visto condannato definitivamente a quattro
anni di carcere (2). Il caudillo della satiriasi non è più baldanzoso come
quando armeggiava con i genitali di Sara Tommasi mentre Belen Rodriguez e
Nicole Minetti armeggiavano con i suoi o con ciò che ne rimane (ma che
irriconoscenza la signorina Minetti a chiamarlo “culo flaccido”!) (3).
Berlusconi ora va in giro a parlare bene dei grillini e a ricordare al Pd che
stanno governando il paese insieme, affermando – con il medico personale vicino
per paura di malori variamente assortiti – che chi voterà la sua decadenza
dovrà vergognarsi di guardare i propri figli. La sceneggiata napoletana, in
confronto, ha più spessore di Brecht.
Pur nel patetismo, però, Berlusconi ha mantenuto un barlume di lucidità. Ha
toccato il fondo, insomma, ma non ha iniziato a scavare. Proprio per questo non
ha chiesto nulla a Sel. Magari domani mattina Vendola, per gratificare il
proprio ego, lo chiamerà al telefono e gli parlerà male di Marco Travaglio
plaudendo a quando Berlusconi a “Servizio pubblico” lucidò la sedia dove stava
per appoggiare i suoi glutei non più tonici (stando a quanto dice la signorina
Minetti). Gennaro Migliore invece non lo chiamerà di sicuro, non ha ancora
imparato a usare il telefono.
La palma del più patetico però non se la aggiudica Silvio Berlusconi, bensì
Giorgio Napolitano. Alla Corte di Assise di Palermo che lo ha convocato come
testimone relativamente all’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, il
Presidente della Repubblica ieri ha risposto che no, lui nulla sa, per cui non
vuole andare a Palermo. La sua deposizione, ha continuato Napolitano con il
piglio simil-staliniano che lo caratterizza, deve dunque essere cancellata (4).
Oggi Napolitano, cui qualcuno deve aver fatto presente che formalmente la
Repubblica italiana è ancora uno Stato di diritto, ha detto che lui è
intenzionato a deporre e che però a Palermo proprio non ci vuole andare. Se i
giudici lo vogliono sentire, prendano l’aereo e facciano un viaggetto a Roma
(5).
Ai tempi di Antonio Segni per far paura alla democrazia si dovette ricorrere al
tintinnar di sciabole. Oggi, mala tempora currunt, basta quello delle dentiere.
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/13_novembre_26/questa-legge-stabilita-poltrone-40b87926-569a-11e3-9a32-8b8b5da15961.shtml
(2): Cfr. http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/10157/
(3): Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/21/sentenza-ruby-depositate-le-motivazione-della-condanna-a-berlusconi/785446/
(4): Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/25/trattativa-stato-mafia-napolitano-ai-giudici-non-ho-niente-da-riferire/789535/
(5): Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/26/trattativa-stato-mafia-napolitano-nessun-rifiuto-a-deporre/791998/