2014.04.21 - La vacuità

A me non danno fastidio le mani in tasca e nemmeno il modo irrituale di rivolgersi al Parlamento. Anzi.

Non mi dà fastidio nemmeno l’idea di voler abrogare il Senato. Al contrario, sono da sempre monocameralista. Dovendo dirla tutta, anche se questa cosa riguarda un tema diverso, vedrei con grande favore la riduzione a due dei gradi di giudizio in tutti i processi.
Non ho mai compreso a cosa serva il Cnel e la sua abolizione non suscita in me alcun sentimento di contrarietà.
Non solo: penso si possa vivere – e bene – senza le province.
Per chiudere, non mi danno fastidio i decisionisti. Al contrario, li apprezzo. La capacità di decidere presto è una dote essenziale per un uomo politico, seconda solo a quella di decidere bene.
Questo lungo preambolo serve a dire che non ho nulla di personale contro Matteo Renzi. Temo solo che la realtà sia diversa da come lui la presenti. La riforma del Parlamento, allo stato attuale, tutto fa fuorché orientarsi verso il monocameralismo. Il Senato rimarrà, sarà un’istituzione la quale, più che configurarsi come tipica di una Repubblica, sarà una scheggia di assolutismo di Luigi XIV calato nel XXI secolo. Come definire altrimenti i 21 senatori nominati direttamente dal Capo dello Stato, i presidenti delle Regioni e i sindaci che si raduneranno per fare non si sa bene cosa e come, se non fregiarsi di un titolo e perdere tempo?
Se il Cnel non serve a nessuno, non è vero che le province non abbiano funzioni importanti. Certo, si vive tranquillamente senza di esse, ma è chiaro che si dovrebbe studiare con attenzione come ripartire i loro poteri tra regioni e comuni. Ammetto che in Italia nessuno vuol riformare alcunché per non correre il rischio di perdere poltrone e potere, ma non è vero che dove servirebbe il bisturi si possa tranquillamente usare l’accetta in quanto taglia uguale e anche di più. Si deve cercare un’alternativa al “non riformare”, è innegabile, ma se si finisce nel trovarla nel “riformare male” forse si sta commettendo un errore più grave di quello che si vuole evitare.
Ribadisco, non ho preclusioni verso il decisionismo, ma ho l’impressione che la principale dote di Matteo Renzi sia quella di far partorire topolini alle montagne. Di annunci se ne vedono tanti, di slide ancora di più, di buoni propositi ce ne sono a valanghe e di provvedimenti reali ce n’è solo uno, quello del ministro Giuliano Poletti sulla precarizzazione del lavoro elevata ai massimi livelli. Altro non si vede.
Il provvedimento di Poletti ci consente di dire che l’idea del superamento della dicotomia “sinistra-destra” da parte di Renzi e la sua sostituzione con altri termini quali “giovane-vecchio”, “colloquiale-formale”, “rapido-riflessivo” e simili altro non è che una favola per illusi, ingenui o individui interessati. Renzi, esattamente come la sua stella cometa Tony Blair, è un concentrato di destra ultraliberista, vale a dire di quel modello politico che ha ridotto le masse popolari di mezzo mondo in uno stato di spaventosa povertà. L’unico tratto originale di Renzi è una vena populistica di antipolitica che nell’Italia odierna fa colpo e porta consenso. Altre peculiarità non ne vedo.
Non capisco come si possa individuare il nuovo in Renzi. Le sue ricette politiche mi sembrano caratterizzate da quell’elemento vagamente canagliesco che è l’essenza del populismo. Prendiamo ad esempio la misura degli “80 Euro mensili in busta paga”. Per beneficiarne, una busta paga occorre innanzitutto averla (e questo nell’Italia precaria che tanto piace a Poletti e Renzi è già un privilegio): per chi è disoccupato non ci sono infatti misure di sostegno. Anche chi ha redditi bassi nulla percepisce in quanto chi guadagna meno di 8.000 Euro l’anno nulla si vedrà assegnato. Ma ci sono questioni peggiori, a partire da quella relativa alle coperture finanziarie del provvedimento, che risultano aleatorie. Infine: fondamentalmente il provvedimento non è strutturale ma riguarda solo il 2014. Per il 2015 si rimanda tutto alla legge finanziaria.
Insomma: quella di Renzi è vera gloria? O non è invece l’ennesima triste riproposizione della vacuità elevata a sistema?