2013.01.10 - Un'altra tessera
La notizia più importante di ieri è stata messa in secondo piano.
Secondo l’onorevole Giuseppe Pisanu, presidente della
Commissione antimafia, tra lo Stato e la mafia vi furono contatti. Anzi, “una
tacita e parziale intesa tra parti in conflitto” (1).
Pisanu è un rispettabile democristiano di vecchio corso e come tale parla. Si
esprime con circonvoluzioni verbali ed eufemismi, ammette in modo
iper-ovattato, rifiuta di andare al centro del problema ma vi gira attorno con
dissimulata persistenza.
Continua Pisanu: “Ci furono tra le due parti convergenze tattiche, ma strategie
divergenti: i carabinieri del Ros volevano far cessare le stragi, i mafiosi
volevano svilupparle fino a piegare lo Stato. […]I Carabinieri e Vito
Ciancimino hanno cercato di imbastire una specie di trattativa; Cosa nostra li
ha incoraggiati, ma senza abbandonare la linea stragista; lo Stato, in quanto
tale, ossia nei suoi organi decisionali, non ha interloquito e ha risposto
energicamente all'offensiva terroristico-criminale. Inoltre va detto che
nessuno dei vertici istituzionali del tempo ha mai pensato di apporre il
segreto di Stato su quelle vicende”.
“[Tuttavia resta] il sospetto che, dopo l'uccisione dell'Onorevole Lima, uomini
politici siciliani, minacciati di morte, si siano attivati per indurre Cosa
nostra a desistere dai suoi propositi in cambio di concessioni da parte dello
Stato”. Non di vera trattativa si può parlare, continua Pisanu, bensì della
tacita e parziale intesa tra le parti in conflitto di cui si è parlato sopra.
Pisanu sta bene attento a non infangare le istituzioni e le mantiene al di sopra
di ogni sospetto, ma non risparmia perplessità su Nicola Mancino (“esitante e
contraddittorio” con i magistrati) e Calogero Mannino, di cui si presume abbia
preso contatti con gli alti comandi dei Ros al fine di sondare la disponibilità
della mafia ad addivenire a una soluzione di compromesso con lo Stato.
Al commentatore incolto risulta tuttavia poco plausibile che Mannino e Mancino
si siano mossi da soli, senza informare prima uomini più importanti di loro.
Si hanno ragioni per temere che la verità sia più articolata e scomoda, e che
essa coinvolga uomini di ben altra caratura politico-istituzionale.
La grande stampa si è soffermata meno del dovuto sulla notizia. Fare il
contrario avrebbe significato dover ammettere che Antonio Ingroia è un
magistrato capace il cui comportamento è ammirevole e legislativamente non
attaccabile (nulla si sa di come sarà l’Ingroia politico, ma questo è un altro
discorso). Fare il contrario avrebbe significato anche dover ammettere che
Giorgio Napolitano, nella cosiddetta vicenda delle intercettazioni, si è
comportato invece da piccolo stalinista saccente e spregevole, usando ogni
mezzo per tacitare la Magistratura.
Giovanni Bianconi sulle colonne del “Corriere della Sera” ha scritto che Pisanu
“fa intravedere, fino a farlo diventare esplicito in alcuni passaggi, un
contrasto con il lavoro della Procura di Palermo di cui non a caso Antonio
Ingroia - il pubblico ministero che s'è fatto politico - ha approfittato per
attaccare lo stesso Pisanu, ormai avversario dello schieramento opposto” (2).
Bisogna però vedere, e Bianconi è un uomo troppo preparato e intelligente per
non saperlo, quanto e cosa Pisanu abbia aggiunto alla verità, in che modo e in
che misura l’abbia immersa in una soluzione di opportunità politica. Per me,
ciò è avvenuto in modo massiccio e quel che Pisanu ammette senza remore è molto
per un uomo pacato e “istituzionale” come lui.
Per completare il quadro, il Pm Nino Di Matteo oggi ha chiesto il rinvio a
giudizio per Mancino, Mannino e Dell’Utri (3).
Visto il comportamento quantomeno reticente degli imputati e delle persone a
vario titolo coinvolte nella vicenda, avremo un’altra tessera da aggiungere al
mosaico dell’impunità nazionale, quello che comprende la strategia della
tensione e le stragi nere.
NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2013/01/09/news/pisanu_trattativa_stato-mafia-50191494/
(2): Cfr. http://www.corriere.it/editoriali/13_gennaio_10/una-tacita-intesa-senza-un-mandato-politico-giovanni-bianconi_a1f4bd08-5ae7-11e2-b99a-09ab2491ad91.shtml
(3): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_10/stato-mafia-pm-non-ci-stanno_731c70f4-5b0d-11e2-b99a-09ab2491ad91.shtml