2015.04.30 - Una mostra su rom e sinti
Molto volentieri segnalo questo articolo di Giulia Zaccariello de “Il Fatto quotidiano”. Ogni iniziativa volta ad abbattere i pregiudizi merita attenzione.
Rom e sinti che lavorano, la mostra a Bologna. Le storie contro gli stereotipi: ‘Guadagniamo lo stipendio onestamente’
di Giulia Zaccariello
L'iniziativa è
nata grazie al contributo di Roma Matrix e con la partnership dell'associazione
21 luglio, del Comune e del consorzio Indaco: "Su 180mila che abitano in
Italia", spiegano gli organizzatori, "ce ne sono 130mila che vivono
in case di muratura, versano le tasse, hanno un impiego regolare e si
guadagnano il pane onestamente, come qualunque altra famiglia italiana"
Susi è una barista, ha i capelli chiari legati sulla nuca, gli
occhi scuri e, forse, se siete passati da Lucca vi avrà servito il caffè. Lei,
come altre 130 mila persone in Italia, è una rom, paga le tasse regolarmente,
abita tra le mura di una casa, e no, non vive di furti o di elemosina raccolte
per strada. La sua storia è una delle 13 ritratte nella mostra “Viaggio tra rom
e sinti nell’Italia che lavora”, inaugurata a Bologna il 22 aprile sotto il
portico della corte Roncati, e aperta al pubblico per due settimane. Una
piccola esposizione, un corridoio di immagini in un angolo nascosto della
città, che però riesce ad aprire una finestra e a illuminare un intero pezzo
del nostro paese. Una realtà troppo spesso schiacciata da stereotipi,
inchiodata da opinioni grossolane e superficiali, e filtrata dalle immagini
distorte della propaganda politica.
“La mostra – spiegano gli organizzatori – vuole
scattare un’istantanea della condizione lavorativa delle comunità rom e sinti
insediate in Italia. Il pensiero comune spesso associa l’universo rom
all’immagine di uomini che rovistano nei cassonetti o chiedono l’elemosina per
strada. Invece, su 180mila che abitano in Italia, ce ne sono 130mila che vivono
in case di muratura, versano le tasse, hanno un impiego regolare e si
guadagnano il pane onestamente, come qualunque altra famiglia italiana”.
L’iniziativa è nata grazie al contributo di Roma
Matrix, progetto internazionale per l’inclusione di rom e sinti nell’Unione
europea, e con la partnership dell’associazione 21 luglio, del Comune di
Bologna e del consorzio Indaco, realtà che unisce diverse cooperative sociali.
L’obiettivo è smantellare i cliché e i pregiudizi, per mostrare come la maggior
parte di rom e sinti si guadagni lo stipendio onestamente, e abbia abitudini di
vita identiche a quelle del resto della popolazione, italiana e straniera.
Basterebbe un episodio per dimostrarlo. Alla presentazione della mostra avrebbe
dovuto partecipare anche uno dei rom catturati dagli obiettivi dei fotografi.
Essendo però una giornata feriale, il giovane ha dovuto rinunciare per mancanza
di permesso lavorativo.
E se questo non fosse sufficiente, ci sono i numeri
a parlare: solo uno su cinque dei rom e dei sinti in Italia ha dimora in un
campo, in casette mobili. Un gruppo ristretto rispetto a una maggioranza che è
in Italia da generazioni, vive e lavora in mezzo a noi, invisibile e
mimetizzata. Anche perché spesso queste persone preferiscono non rivelare le
loro origini, per evitare il rischio di essere emarginati o penalizzati nelle
questioni di ogni giorno. Colpa del razzismo diffuso, che spinge anche chi
riesce a riscattarsi dalla vita nei campi a tenere nell’ombra la propria
identità, talvolta la propria famiglia e le proprie amicizie.
Dietro i 13 volti della mostra di Bologna ci sono
storie e testimonianze, raccolte da nord a sud. Ciascuno di loro si mostra, con
il proprio carico di coraggio e speranza. C’è chi, come Concetta è impegnata a
sistemare uno degli abiti da lei disegnati, in un atelier di Isernia. O Gordon,
sorridente davanti al suo camion. Ma poi ci sono anche Dolores, giovane
videomaker di Melfi, Laura, regista di Torino, e Manuel, infermiere a Lucca. La
mostra è gratuita e visitabile fino al 5 maggio, nella corte Roncati di via
Sant’Isaia 90, a Bologna.