2013.08.06 - Uno di noi
Il 1° agosto la condanna a quattro anni di carcere per evasione fiscale inflitta a Silvio Berlusconi è diventata definitiva. Non così l’interdizione da pubblici uffici, che dovrà essere quantificata nel suo ammontare dal Tribunale di Milano.
“Sono
innocente e non mollo”, ha tuonato Berlusconi davanti a una sparuta platea di
suoi fans davanti a Palazzo Grazioli, prima di farsi portare via dalla sua
bellissima badante, tale Francesca Pascale, di professione ignota ma
presumibilmente antica.
Da oggi in poi ognuno avrà il diritto di definire Berlusconi “criminale” e
“delinquente”. In verità, a persone come lo scrivente non serviva una sentenza
della Corte di Cassazione per sentirsi autorizzate a farlo, ma non siamo qui
per parlare di me o per sottilizzare.
Detto ciò, non siamo qui nemmeno per parlare di Berlusconi, e tutto sommato
nemmeno di Sandro Bondi (il quale afferma che nel paese si rischia una guerra
civile), di Mara Carfagna (la quale sostiene che la Magistratura incarna
un’emergenza democratica) (1), di Alessandra Mussolini e della sua t-shirt
“C’hann scassat o cazz” (2).
Non siamo qui per parlare degli eletti, bensì degli elettori, di quelle donne e
quegli uomini che vedono in Berlusconi un grande uomo e un abile politico.
Siamo qui per parlare di persone che idealmente dovrebbero sentire quei quattro
anni di galera come propri e vergognarsi delle loro scelte. I giornalisti di
regime e quelli che fanno finta di non esserlo, le soubrette e gli uomini di
spettacolo che dalle antenne di Mediaset ci persuadono della meraviglia insita
nel berlusconian way of life
e giù giù fino all’elettore di provincia convinto che Berlusconi sia un dio in
terra.
Tutte queste persone, colposamente o peggio, hanno fatto sì che un delinquente
abbia egemonizzato venti anni di storia di una nazione, ferendola nel profondo
e portandola al collasso morale, istituzionale ed economico. Nessuno dica che
non sapeva nulla. Chi vota Berlusconi è come lui, punto.
Questo non vuol ovviamente dire che Berlusconi non abbia influito su di noi,
peggiorandoci e diseducandoci. A Berlusconi, infatti, non si deve offrire alcun
appiglio. Ciò detto, qualcuno dovrà pur iniziare a chiedersi per quale ragione
in Italia abbia trovato il suo habitat naturale quest’uomo tanto spregevole e
questo politico caricaturale e farabutto. Berlusconi non è altro da noi. Ci
piaccia o meno, egli è uno di noi.
Perché questo paese non si è ribellato al ducetto satiriaco di Arcore? Perché
lo ha accettato, applaudito, osannato come a suo tempo ha fatto lo stesso con
un frequentatore di mafiosi come Giulio Andreotti e un criminale come Bettino
Craxi? Perché ha visto in lui un uomo della provvidenza con assonanze non del
tutto irrilevanti con Mussolini?
Non abbiamo mai fatto i conti con la nostra storia, né con la nostra (assenza
di) morale. Amiamo voltarci dall’altra parte e badare solo al nostro
tornaconto. Il nostro senso civico irrisorio. Forse abbiamo avuto quel che
meritavamo, nell’attesa che arrivi qualcuno che perpetui la tradizione.
NOTE
(1): Cfr. http://www.maracarfagna.net/2013/08/03/giustizia-e-da-irresponsabili-negare-che-in-italia-ci-sia-unemergenza-democratica/
(2): Cfr. http://espresso.repubblica.it/multimedia/fotogalleria/32921457