2013.06.06 - Diritto minimo

L’altroieri a Terni è successo l’inverosimile. I lavoratori delle Acciaierie sfilano per le vie della città per protestare contro la difficile situazione occupazionale.

Essi devono fermare il loro corteo sotto la Prefettura, ma proseguono e occupano i binari della stazione ferroviaria. Il tutto avviene in modo pacifico, senza che nessun manifestante ponga in essere alcun comportamento violento. Per tutta risposta, le forze dell’ordine attaccano i lavoratori alle spalle, prendendo tutti a manganellate. A rimanere vittime della colluttazione sono vari ternani. Tra di essi c’è il sindaco, Leopoldo Di Girolamo (Pd), colpito alla testa e ferito. La locale Polizia afferma che a colpire il sindaco sia stato un operaio narnese di 36 anni, incensurato. Il lavoratore è stato subito indagato. L’unica prova contro di lui è un filmato da cui tutto si evince fuorché egli abbia picchiato Di Girolamo. Gli vengono contestati sette capi di accusa, nemmeno fosse Matteo Messina Denaro.
Detto ciò, colpisce che a persone disperate non si risponda con un impegno politico atto a tutelare il loro lavoro, minacciato da speculazioni e non da una reale crisi occupazionale, ma li si prenda a manganellate come fossero i delinquenti più incalliti e spietati.
Tutto questo è inaccettabile.
Chi ha gestito l’ordine pubblico in quella giornata ha dimostrato di non essere all’altezza del suo compito e deve essere immediatamente rimosso.
E il governo, ammesso sia capace di un sussulto di etica e dignità (cosa di cui lo scrivente dubita), inizi a rispettare le migliaia di famiglie ternane che temono per il loro futuro.

Agli scettici i quali credono che Di Girolamo sia stato ferito da un’ombrellata, posto questo articolo che rivela i metodi di lavoro della Digos di Terni.

Da
http://www.corrieredellumbria.it/notizie/terni-incastrato-da-nove-accuse-indagato-lex-dirigente-digos


Terni, incastrato da nove accuse: indagato l'ex dirigente della Digos
Contatti con pentiti, profili Fb violati, fuga di notizie e un giudice pedinato tra le contestazioni
02/06/2013 14:44:38


E’ attesa per domani la decisione del gip, Simona Tordelli, sull’ex dirigente della Digos, Moreno Fernandez, a cui la procura ha contestato 9 capi d’imputazione. Le ipotesi di reato spaziano dall’abuso d’ufficio all’induzione a violare il segreto d’ufficio, passando per il falso in atto pubblico, le false dichiarazioni al pm, le rivelazioni di segreto d’ufficio e l’omessa denuncia di reato. Contestazioni a cui l’indagato, che nel frattempo ha assunto un nuovo incarico a Roma, ha risposto venerdì scorso di fronte al gip.
In poco meno di tre ore ha raccontato la sua versione dei fatti,diametralmente opposta a quella del sostituto procuratore della Repubblica, Elisabetta Massini, che nei giorni scorsi aveva chiesto per lui gli arresti domiciliari.
Accuse che sarebbero contigue ad altre indagini e che presto potrebbero portare all’iscrizione di altre persone nel registro degli indagati.
Intanto il questore, Luigi Vita, ha avviato degli accertamenti interni e con la nomina del successore di Fernandez conta di ripristinare la più assoluta normalità negli uffici.
Tra le accuse contestate c’è anche quella legata ai contatti con i collaboratori di giustizia. Si parla di omissioni e pressioni per impedire il trasferimento fuori città di un pentito, con la conseguente divulgazione di notizie d’ufficio.
Si parla anche di ipotesi di reato ai danni della moglie di un collaboratore di giustizia non riferite tempestivamente all’autorità giudiziaria. E poi c’è la questione relativa alle intercettazioni di un profilo Facebook richieste sulla base di motivazioni che, in base alle accuse,non sarebbero state fondate. Altre intercettazioni sarebbero state eseguite abusivamente per poi utilizzare il contenuto delle informazioni raccolte.
L’ultima tranche delle indagini, spostata per competenza alla procura di Firenze, riguarda le intercettazioni e il pedinamento di un giudice, che si occupava di un’inchiesta su alcuni provvedimenti Daspo irrogati a dei tifosi, e della moglie dello stesso magistrato che fa l’avvocato.


Ma qualcuno che, metaforicamente, manganelli i manganellatori quando si farà sentire? Mica per chiedere vendetta, solo per ottenere quel diritto minimo chiamato giustizia.