2012.11.29 - Matteo non ragiona, brutalizza
Ieri sera ho seguito parte del dibattito televisivo tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi. Le mie perplessità sulle primarie e sulla spettacolarizzazione (e conseguente svuotamento) della politica si sono rafforzate.
Stiamo americanizzandoci e non è certo un passo avanti.
Sorvolerei sulla insopportabile boria di Monica Maggioni, la quale ha tenuto a far sapere a tutto il mondo che è stata parecchi anni all’estero. Di solito all’estero vanno quelli bravi, dottoressa Maggioni, e quindi pare lecito chiederci per quale motivo lei sia tornata in Italia.
Pier Luigi Bersani si è dimostrato ancora una volta il buon uomo che è. Ragionevole, bonario, pacato, sensato, ha espresso concetti di buon senso senza scivolare nel demagogico.
Matteo Renzi ha invece dato il peggio di sé, impresa invero non eccessivamente difficile. Arrivista, arruffone, arrogante, narciso in un look maniche di camicia da finto kennediano, ha mostrato all’Italia tutta quanto egli sia di destra.
Renzi ha parlato più di una volta di “merito”, un concetto che reputo terrificante. Il merito è un’astrazione teorica, un concetto ideale. Esso sarebbe sensato se nella società tutti avessimo le stesse opportunità: uguali condizioni di partenza, reddito, estrazione sociale, collocazione geografica, condizioni psico-fisiche. Renzi pensa davvero che per un immigrato marocchino ci siano le stesse possibilità rispetto a un fiorentino di settima generazione? Reputa che il figlio di un imbianchino abbia identiche opportunità di studio e di lavoro del figlio di un ambasciatore? O che per un tetraplegico le attività quotidiane più elementari presentino le stesse difficoltà che incontra un normabile?
Ancora sulle inclinazioni destroidi di Renzi: egli ha affermato che il problema vero del Medio Oriente è l’Iran. A occhio e croce, si direbbe che, se dipendesse solo da lui, sarebbe da farsi subito un’operazione come quella compiuta con l’Iraq di Saddam Hussein. Più articolatamente e sensatamente, Bersani ha invece parlato della necessità di riconoscere lo stato palestinese. Lo schiacciamento renziano sulle posizioni fanatiche di certo oltranzismo israelismo è indice di una completa indifferenza verso il dramma del popolo palestinese e non depone a favore del sindaco di Firenze.
Renzi ha anche detto di desiderare un rafforzamento dell’Unione Europea citando Piero Gobetti quale padre dell’europeismo. Gobetti molto pensò e molto fece (anche in considerazione del poco che i fascisti gli consentirono di vivere), ma morì venticinquenne nel 1926, decisamente prima che si parlasse di un’unione europea. Forse gli scout non sono attenti a questi dettagli, ma gli storici sì.
Dovendo dirla tutta, Renzi non ragiona, brutalizza. Non elabora, semplifica. Non contestualizza, banalizza. Il suo messaggio è sloganistico, deproblematizzato, e proprio per questo fa presa su un’opinione pubblica esasperata da anni di malgoverno, la quale vorrebbe soluzioni immediate, distruttive e, a volte, perfino antipolitiche.
Renzi non è una cura, né un palliativo, bensì costituisce il definitivo scivolamento del nostro paese verso la faciloneria elevata a colonna portante dell’attività politica. Chi si accinge a votarlo tenga ben presente tutto questo. Ieri sera, nel sentirlo parlare, ho provato perfino un minimo di stima per Giorgia Meloni, la quale, prima di pronunciare frasi come quelle di Renzi, ci penserebbe. Credo di non dover aggiungere altro.