2013.06.11 - Lettera a Gianni Alemanno

Caro Gianni Alemanno,
non è vero che i romani ti hanno lasciato solo. È invece vero il contrario. E i romani sono tristi, non si capacitano di quanto accaduto.

“Dove sei, Gianni?”, gridano dai quartieri periferici.
“Torna, Gianni, torna!!!”, implorano a Trastevere.
Roma è vedova inconsolabile di Gianni Alemanno.
Dove troveranno, i romani, un sindaco così abile e determinato nell’assumere gli inetti? C’era un tizio che non sapeva fare un cazzo? Non distingueva una bottiglia di Brunello di Montalcino da una di diserbante? Arrivavi tu, Gianni, e ti facevi carico della sua inettitudine. Così lo piazzavi all’Atac e tutti festeggiavano.
Da giovane qualche individuo particolarmente entusiasta aveva romanamente salutato così tanto che il braccio destro gli si era paralizzato, lasciandolo invalido come Evola e impossibilitato a masturbarsi? Tu, Gianni, ti commuovevi e gli davi un posto in Comune. Gaudio popolare.
Negli anni del liceo qualche simpatico imberbe era rimasto contagiato dalle monumentali stronzate sparate da Pino Rauti e il cervello gli era andato completamente in pappa, molto più di quanto accade oggi a chi mangia pasticche di ketamina? Tu, Gianni, ti immedesimavi in lui e lo promuovevi usciere. Poi, vabbè, in ufficio entrava chi voleva, ma vuoi mettere il divertimento? Marinetti sarebbe andato in brodo di giuggiole.

I romani non possono fare a meno di te, Gianni. D’accordo, c’era qualche farabutto cui stavi sullo stomaco e che, per questo, ti chiamava AleDanno, ma nessuno potrà dimenticarsi di te, con la pala in mano, che rimuovevi la neve dalle strade di Roma.
Oddio, a dirla tutta un po’ si vedeva che in vita non avevi mai fatto una beata mazza (la pala non si impugna in quel modo, Gianni), ma eri così bello, ardito, maschiamente sprezzante del destino cinico e baro che aveva imbiancato la Città eterna, che tutta la cittadinanza avrebbe voluto somministrare al proprio cane una damigiana di lassativo, portare a spesso la bestiola dove tu eri alacremente intento a lavorare di gomito per poterti gridare a squarciagola: “E mò spàlate pure ‘sti stronzi!”.

Nessuno potrà rimuovere dalla propria memoria le tue scorribande notturne per la città che amministravi con tanta competenza.
Chiamavi fotografi e giornalisti, ti facevi immortalare seduto sulla moto e rilasciavi dichiarazioni tonitruanti: “Con i miei amici andiamo a garantire la sicurezza della città. I romani possono dormire tranquilli, ci pensiamo noi!”. E tutti, Gianni, credimi, proprio tutti, avevamo nitida l’impressione che tu e i tuoi fraterni camerati partiste per la missione che più si addice a persone di profondo spessore culturale quale voi indubitabilmente siete: un puttan tour in cui chi eiacula prima paga per tutti.

Rimarranno nella mente le tue impareggiabili iniziative culturali, Gianni, quei convivi in cui, nell’aere (nota il dannunzianesimo, Gianni, nota!) si librava un immenso amore per il peto e il rutto libero, per le dita infilate e fatte roteare nelle narici per poi attaccare sotto il tavolo ciò che residua, rivangando le straordinarie imprese dei ragazzi di Salò.

E i party in cui vi vestivate tutti da antichi romani?
E l’idea di organizzare un Gran premio di Formula 1 all’Eur?
E i cimiteri per i feti?
E quando un giorno, alzandoti particolarmente entusiasta e non sapendo quale idiozia sparare, dicesti che volevi radere al suolo Tor Bella Monaca?
Perché non sei stato capito, Gianni?
Perché non ti hanno appoggiato?
Perché hai predicato nel deserto, amico mio?
Perché il popolo, come un sol uomo, non si è schierato al tuo fianco e non è venuto con te a riconquistare Nizza e la Savoia, l’Istria e l’Albania, la Corsica e perfino l’Etiopia?

Non ti hanno capito, Gianni! Non ti hanno capito, ma se ne sono già pentiti. Ora che li hai lasciati soli si macerano nel dolore.
È vero, occorre combattere lo stupido conformismo borghese che travia lo spirito della nostra razza eletta. Occorre elevare la tempra di questa plebe opulenta e al contempo avvizzita, rieducare la gente ai sani valori di Sparta, gettare dalla rupe gli stolti e i deforrni, ma tutto ha cozzato contro di te. Cosa cazzo dovevi fare con Renato Brunetta?

Gli altri non sono te, Gianni. Tu sei troppo avanzato per questo paese e noi non ti meritiamo.
Basta guardarli quei tuoi occhi così piccoli e ravvicinati tra loro, quelle pupille intense e vivaci come lo sterco delle pecore, per capire quanta intelligenza alberghi in te.
Lo so, gli ignoranti obietteranno che l’espressione “pupille intense e vivaci come lo sterco delle pecore” sia un’espressione offensiva. Essi, poveretti, non sanno e non possono cogliere le sfumature. Innanzitutto, caro Gianni, tu sei sempre stato un grande ambientalista, per cui l’idea di avere qualcosa della pecora non può che farti piacere. Poi, tu sei anche un uomo perbene, e qualcosa della buonanima di Teodoro Buontempo non può non esserti rimasto.
Sprizzi intelletto da ogni poro, Gianni, perfino dalla croce celtica che pare tu porti al collo. I malignissimi – ci sono anche loro – affermano che non di croce celtica si tratti, bensì del voto che avevi in italiano ai tempi delle scuole medie. Ma si sa, l’invidia regna sovrana.

Vorrei vederli, loro, caro Gianni.
Vorrei vederli trovarsi per anni a comunicare con Maurizio Gasparri e doverlo fare con suoni gutturali, grattate di ascelle e qualche monosillabo. Solo i geni possono riuscire in tale impresa. Parlare senza significanti né significati, tu con i tuoi occhi piccoli e lui con i suoi, immensi e indefinibili, pieni di vuoto. Parlare e capirsi, con Gasparri, è come possedere tutti i segreti della fisica quantistica o vedere in modo nitido cosa c’è dietro la siepe osservata da Giacomo Leopardi. Solo a pochissimi eletti è concesso, Gianni, e tu sei tra questi (la battuta presente in questa frase magari te la spiego un’altra volta, ok?).

Tua moglie ha trovato lavoro, caro Gianni. Angelino Alfano l’ha appena nominata sua consulente per le politiche contro la violenza di genere (1). Alfano ha detto che Isabella è stata scelta per la sua alta professionalità e noi gli crediamo. È indagata per abuso d’ufficio e questo è indiscutibilmente un elemento curriculare (2).
Ora troverai un lavoro anche tu, ne siamo convinti tutti. La guerra è la sola igiene del mondo, amico mio, ma se prendessi lo spazzolone e andassi a pulire i bagni maschili della Biblioteca Nazionale di Roma ti faresti un’idea più articolata del futurismo.

Certo, ci addolora sapere che una città, la tua, non ti ha confermato sindaco. Nemmeno trentacinque romani su cento ti hanno rivoluto.
Hai fatto il fanatico cattolico e i cattolici non ti hanno designato.
Hai fatto l’animalista, ti sei fatto fotografare con il gatto e gli animalisti non ti hanno votato (e, scusa se ti comunico questa brutta notizia, il gatto di casa tua andava in giro con i volantini di Alfio Marchini).
Hai detto che i tassisti pagano troppe tasse e i tassisti non hanno barrato il tuo simbolo.
Sei stato amico dei palazzinari e i palazzinari ti hanno voltato le spalle.
Conoscevi gli ‘ndranghetisti di stanza a Roma e questi non ti hanno dato una mano.
Hai portato a votare tua madre e mi sa che anche lei, nel segreto dell’urna, ha fatto la croce sul segno di Marino (“A’ Gia’, tesoro mio, io te vojo bene, ma c’ho ‘na certa età. Metti che domani me serve un medico bbono e questo sa che nun l’ho votato? E mica me cura!!! Damme retta, Gia’, ma a te che te frega de fa’ er sindaco a Roma? E poi, sinceramente, pure tu da ‘n par de mesi c’hai ‘n coloraccio, nun te vedi? Te potrebbe servi’ pure a te, Marino, quello ce capisce de medicina, secondo me c’hai i globbuli rossi bassi! Damme retta, votalo!”).

Gianni, al mondo non ci sono più persone riconoscenti.
Mi permetto solo di darti un consiglio. Non perdere il senno.
Orlando lo smarrì e toccò ad Astolfo montare sull’ippogrifo e andarglielo a recuperare.
Tu come faresti?
Francesco Storace non ha mai saputo usare il Tom Tom.


NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/13_giugno_10/alfano-nomina-isabella-rauti-consigliere-politiche-per-femminicidio_4af305cc-d1cb-11e2-810b-ca5258e522ba.shtml
(2): Cfr. http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/10/29/news/regione_lazio_indagata_isabella_rauti-45498294/