2013.02.26 - Il sole splende alto all'orizzonte

Le elezioni, finalmente.


E un risultato non atteso.
Mi permetto di ripetermi. Il mestiere del sondaggista equivale a quello del farabutto. Non esistono e non possono esistere sondaggi attendibili. Questo andrebbe spiegato ai cittadini che alle 14.59 si sono messi in massa davanti alla tv per sapere subito chi avesse vinto, assistendo alle bufale colossali di chi trasmetteva dal piccolo schermo.
L’informazione è ridotta a puro spettacolo (questo vale anche per quelli bravi come Mentana, figuriamoci per gli altri) e quanto accaduto ieri pomeriggio ce lo dimostra. Si è parlato per ore del nulla, si è pontificato su dati sbagliati offrendo uno spettacolo indecoroso. I soldi che spendete per i sondaggisti impiegateli per leggere qualche libro e per assumere qualche giornalista capace, cari direttorucoli da quattro soldi che popolate le redazioni di questo paese.
Lo stesso vale per i partiti politici, che hanno i loro sondaggi quotidiani dai quali non si evince nulla. Li consultano con il medesimo fervore con cui gli antichi Greci consultavano gli oracoli. Provate vergogna di voi stessi, se ne siete capaci.

Ovviamente, tutti dicono di aver vinto. Io provo a dire la mia, per quel che può valere.
Il primo grande sconfitto di queste elezioni è Giorgio Napolitano, questo presidentucolo di livello morale e intelligenza politica molto inferiori a quelle di Francesco Cossiga (che almeno aveva la scusa di non essere in perfetto equilibrio mentale) e Giuseppe Saragat (il quale invece pare bevesse come una spugna). Napolitano ha realizzato il suo capolavoro politico. Chi scrive è la persona meno filo-berlusconiana che esista, tuttavia la defenestrazione di Berlusconi aveva poco o nulla a che fare con la Costituzione italiana. Poi Napolitano si è mosso disinvoltamente nominando senatore a vita Mario Monti (per quali meriti, di grazia? Per aver scritto un libro alla fine degli anni Settanta?) e consentendogli di diventare presidente del Consiglio su eterodirezione dei nostri creditori, cui dovevamo e dobbiamo rimettere i nostri debiti. Una persona perbene, e con un minimo di fiuto politico, avrebbe convocato immediatamente le elezioni. Napolitano invece ha fatto di testa sua. Avessimo votato un anno fa Berlusconi avrebbe ottenuto il 15% dei consensi, invece gli è stato dato il tempo di resuscitare. Ma cosa dovevamo aspettarci dall’uomo che scambiava telefonate piene d’affetto con Mancino in merito alla questione del patto Stato-mafia?Un patto di cui i garanti è noto chi siano, anche se nessun progressista (fuorché Marco Travaglio, persona che stimo ogni giorno di più) vuole ammetterlo.
Napolitano ci ha così imposto il governo più incapace e reazionario della storia repubblicana. L’esecutivo degli esodati e delle lacrime finte della Fornero, il governo di ministri stolti come Francesco Profumo e ipocriti come Andrea Riccardi (quello che disse “mi mandi una e-mail” al rappresentante dei disabili che manifestavano in piazza per i tagli pensionistici ai loro danni), in conflitto di interessi come Corrado Passera, in odore di malaffare come Vittorio Grilli. Altro che governi Berlusconi!!! Sarebbe bello se in questo paese fossero disonesti solo i papaveri del Pdl...
Il protetto di Napolitano, Mario Monti, ha raccolto un insuccesso elettorale clamoroso. In pratica lo hanno votato i parenti, e forse nemmeno tutti. Ben gli sta. Addio sogni di Quirinale e di carriera politica. Torni pure alla Bocconi, caro Monti, auspicando che detta università continui a formare persone capaci come Sara Tommasi (che comunque non è meno intelligente di Stefano Fassina).
Un altro grande sconfitto è il Pd. Trattasi di un partito privo di strategia politica e di intelligenza. Da esso non ci si può attendere niente. Il Pd va sciolto, punto. Cosa ha raccolto dagli anni Novanta a oggi? Nulla. Lo si sciolga, il suo gruppo dirigente vada a casa in blocco: Bersani, D’Alema, Veltroni, Franceschini, Fassino, Fassina (i quali non sono marito e moglie, ma due tragedie pressoché gemelle anche dal punto di vista onomastico), Enrichetto Letta e gli altri hanno come unica saggia soluzione il dover ammettere di non avere la benché minima capacità di comprensione della politica italiana e ritirarsi a vita privata, rimboccando magari le coperte a Napolitano. Dopodiché si dia vita a un soggetto  progressista serio, se si vuole sopravvivere.
Gravissima è anche la sconfitta della sinistra. Sel e Rivoluzione Civile hanno ottenuto risultati penosi: credo riescano appena a sfiorare il 5% in due. Vendola è riuscito nell’impresa di rimediare una batosta colossale nella sua Puglia e lo stesso dicasi per Ingroia in Sicilia e De Magistris in Campania. Non c’è giustificazione alcuna. Fino a quando continueremo a farci la guerra tra poveri i risultati non potranno che essere questi. Ieri su Rai Due ho visto Franco Giordano mentre commentava i risultati elettorali e si divertiva a criticare Antonio Ingroia per la sua sconfitta. Franco Giordano è un signore che, quando è stato eletto nel mio collegio elettorale nel 1996 (io vivo in provincia di Terni), non si è mai presentato per fare un solo comizio e non si è mai visto nemmeno una volta nei cinque anni di mandato per fare una benché minima visita. Evidentemente gli costava troppa fatica. Giordano si sente Engels e vede in Bertinotti il suo Marx, non rendendosi conto, poveretto, che lui e Bertinotti somigliano tantissimo a Gianni e Pinotto (ma questi ultimi hanno più spessore, per così dire...).
In quella sede Ingroia ha detto che la sconfitta è colpa del Pd, partito che ha impostato l’intera campagna elettorale contro Rivoluzione civile e il suo raggruppamento. Ingroia ha ragione. Parlavo quest’estate con una persona che fino a poco tempo prima occupava la vicedirezione di un quotidiano nazionale, ed essa mi diceva che il Pd stava lavorando alla scissione dell’Idv, corteggiando intensamente Massimo Donadi e promettendo di costruirgli un partitino su misura. La cosa si è rivelata vera perché il Pd e i giornali ad esso collegati hanno fornito una lettura iper-disonesta e strumentale della celebre inchiesta (peraltro correttissima e magistrale) che “Report” fece sull’Idv, offrendo a Donadi l’occasione per andarsene.
Offerta la mia solidarietà a Di Pietro, ed espressa per l’ennesima volta la mia più sincera stima per Ingroia, devo dire tuttavia che le ragioni espresse da quest’ultimo spiegano meno di quanto egli speri. Molto meno, per essere onesti fino in fondo. Se Rivoluzione civile è rimasta fuori dal Parlamento è perché essa è risultata poco credibile agli occhi dell’elettorato. Dobbiamo imparare tutti a rispettare il responso del popolo, anche quando ci ferisce profondamente.
La realtà è che giustamente la collettività fa pagare a Prc e Sel la terribile stagione del narcisismo bertinottiano. In quell’epoca siamo (mi ci metto anche io) stati incapaci di differenziarci dal resto della melassa partitocratica. Avessimo difeso gli interessi di chi ha meno, invece di svenderci per consentire a Bertinotti di sedersi sullo scranno della Presidenza della Camera, oggi molto probabilmente avremmo la forza elettorale che hanno i greci di Syriza. Invece abbiamo i vori di un condominio medio, niente più.
Cosa c’è stato dopo il bertinottismo? Vendola non è stato capace di fondare un partito serio. Sel è un Pd in piccolo, con il difetto ulteriore di essere interamente incentrato sulla figura del Presidente della Regione Puglia. I suoi esponenti di punta sono su livelli bassissimi. Se non ci credete, soffermatevi sulle figure di Paolo Cento, Gennaro Migliore, Nicola Fratoianni, Massimiliano Smeriglio e altri. Analizzatene le gesta e i discorsi. Vi troverete il vuoto cosmico. Vendola è solo, mi spiace dirlo. Solo con i suoi (moltissimi) pregi e con i suoi (pochi, per fortuna) difetti.
Dal canto suo, Ferrero non è stato capace di fornire una spinta di rinnovamento al Prc. Ferrero è un’ottima persona. Avendo egli fatto il metalmeccanico, gode della mia stima incondizionata (sono della scuola di Mario Melloni, io). Ciò detto, il Prc non ha elaborato in questi anni una strategia politica in grado di farlo uscire da una drammatica condizione di minoranza. Anche in questo caso, si impone una doverosa necessità: farsi da parte per consentire ai più giovani di ricostruire la casa dalle fondamenta. Senza alcun rancore per Ferrero e chi lo ha circondato in questi anni, intendiamoci.
C’è un unico vincitore: Beppe Grillo. Certo, anche Berlusconi è riuscito in un’impresa per certi aspetti titanica, ma Grillo ha trionfato contro tutto e tutti. Mentre l’uomo di Arcore si è giovato dell’aiuto di Napolitano, il comico ligure ha avuto tutti contro. Tanto di cappello. Non sono grillino e non credo lo diventerò mai, ma chi vince ha sempre ragione, anche quando non condividiamo in pieno le sue posizioni.
Dovrei essere pessimista, ma non lo sono.
In fondo le buone notizie sono tante.
1.    Fini non è più in Parlamento.
2.    Storace non supera il quorum.
3.    Rimangono a casa pure Franco Marini, Guido Crosetto, Raffaele Lombardo e Gianfranco Micciché. Vi pare poco?
4.    Monti e Casini contano come il due di coppe quando comanda denari, tanto è vero che anche il Vaticano li ha lasciati a piedi.
5.    C’è qualche possibilità che Dario Fo diventi il Presidente della Repubblica (avrebbe il mio voto incondizionato se fossi un parlamentare).
6.    Grazie a Grillo, la prima Repubblica è davvero finita o finirà alle prossime elezioni (con buona pace delle tristi vedovelle del farabutto Craxi le quali dicono che essa finì con la fine di quell’associazione a delinquere che era il Psi).
7.    I grillini non mi piacciono, ma certo – qualora fossero chiamati a farlo – non potranno governare peggio dei ministri del Pd. Se non ci credete, ricordatevi della genialità di Luigi Berlinguer, Fioroni, Napolitano, Livia Turco e compagnia cantante. Se poi ci aggiungiamo i ministri che il Pd ha generosamente appoggiato (i già citati Fornero, Passera, Francesco Profumo e altri), il discorso trova una conferma inattaccabile (i ministri del Pdl non li nomino neanche, non mi interessano).
8.    Essendo ancora molto forte Berlusconi, per chi satireggia ci sarà tanto di quel lavoro da fare che nemmeno immaginate.
9.    Quel reazionario spietato di Ratzinger si è dimesso e la grande congrega dei pedofili e degli strozzini che risiede in Vaticano è investita da una gravissima guerra intestina.
10.    Peggio di così per la sinistra non può davvero andare.

Credetemi, il sole splende alto all’orizzonte. Non sarà quello dell’Avvenire, d’accordo, ma non è nemmeno quello che sorge libero e giocondo e che non vedrà cosa al mondo maggior di Roma. Non c’è niente di più bello che ricominciare dopo essere passati per una catarsi.