2012.11.26 - Due o tre cose sulle primarie

Il primo turno delle primarie del Pd si è concluso. Pier Luigi Bersani ha ottenuto il 44,9% e Matteo Renzi si è classificato al secondo posto con il 35,5% dei voti favorevoli.

Renzi è il grande vincitore di queste primarie. Malgrado i nove punti e mezzo di distacco, al secondo turno potrebbe imporsi.

Laura Puppato e Bruno Tabacci (persona rispettabilissima ed estremamente capace) hanno ottenuto ben poco (rispettivamente il 2,6 e l’1,4%), anche se il vero grande sconfitto delle primarie è Nichi Vendola (15,6%).

Vendola ha scommesso molto su queste elezioni. Egli ha abbandonato il suo tradizionale campo politico, quello della sinistra, per abbracciare l’ambito del centro-sinistra, lanciando un'Opa sul Pd. Tale Opa doveva servire a fare del presidente della Puglia un leader nazionale. Vendola non è ancora riuscito a fare di Sel un partito nel vero senso della parola. Quello di cui egli è a capo è un movimento personalistico, poco più di un comitato elettorale permanente. Ciò non significa automaticamente che Sel – in caso di vittoria di Vendola – si sarebbe fusa con il Pd (magari “depurato” dalla presenza dei teo-dem), ma certo il campo progressista avrebbe assunto connotati diversi rispetto a oggi qualora i risultati fossero stati altri.

Vendola ha preso molti meno voti di quanto egli auspicasse e il suo piano è naufragato. Certo, nessun medium lo ha appoggiato e questo è un handicap non da poco, ma forse Vendola ha peccato dal punto di vista del fiuto politico. Era ed è proprio così insensato tentare di realizzare una Syriza italiana?

Per chi tifare ora? Correre in soccorso di Bersani in quanto Renzi non ispira alcuna fiducia? Il sindaco di Firenze non ha nulla a che fare con la sinistra in quanto risulta programmaticamente affine al Pdl (e taccio del suo personalismo): una sua vittoria sposterebbe ulteriormente a destra l’asse della politica italiana. Una vittoria di Bersani lascerebbe invece le cose come stanno, il che non entusiasma nessuno. Per carità, a mio modesto avviso Bersani è umanamente e politicamente di gran lunga migliore di Renzi, eppure non riesco a pensare che una sua affermazione possa rappresentare una vittoria.

L’alternativa è dunque tra uno status quo indesiderabile e un rinnovamento che si prefigura come peggiore del presente. Montanelli, forse, in un’occasione del genere si sarebbe turato il naso. Io, per quel che può valere, non mi accontento della logica del meno peggio. Continuo a pensare (sarò ingenuo?) che l’area del centro-sinistra non sia quella capace di rinnovare il paese. Questo non vuol dire che io appoggi l’idea di Paolo Flores d’Arcais, il quale tempo fa scrisse che era il caso di votare Renzi per spaccare il Pd e liberare, per così dire, la sua ala sinistra portandola nel cosiddetto quarto polo. Si tratta di una strategia molto facile da illustrare, ma difficile da porre in essere. Oltre a ciò, e Flores d’Arcais non me ne voglia, il piano ha un sapore vagamente snob che lo rende odioso.

Nessuna certezza, dunque, se non che il meccanismo delle primarie a me non piace. Oltre alle perplessità illustrate nei giorni scorsi, mi pare si debba affrontare un nodo: se noi accettiamo la logica del capo-partito e del candidato Presidente del Consiglio, come potremo domani opporci al progetto di eleggere a suffragio universale il Presidente della Repubblica? Come potremo impedire che l’Italia diventi una repubblica presidenziale? Non sarà che le primarie sono terribilmente di destra? Non sarà che ci serve altro?