2013.06.03 - Eternit, secondo grado
Il Tribunale di Torino, in sede di appello, è stato a mio avviso giustamente severo. Stephan Schmidheiny è stato condannato a diciotto anni di carcere per la vicenda Eternit.
Più di
una volta ho scritto articoli su tale questione e non ho mai cambiato
convincimento: quella dell’Eternit e – più in generale – dell’amianto, è stata
e continua a essere una vera e propria strage consapevolmente compiuta in nome
del profitto.
Aggiungere altro mi pare superfluo. Solo un ringraziamento per Raffaele
Guariniello, magistrato di grande coraggio e capacità, e un pensiero per le
migliaia di vittime provocate dall’esposizione all’amianto.
Da http://www.lastampa.it/2013/06/03/cronaca/eternit-presidi-a-palazzo-giustizia-oggi-la-conclusione-del-maxi-processo-wS40Nim1q2uA7le4zzOubI/pagina.html
TRIBUNALE
03/06/2013
- sentenza storica
Eternit, 18 anni per Schmidheiny. A Comune e Regione 50 milioni
I familiari
delle vittime: «Questo disastro non doveva succedere»
Massimiliano
Peggio
Torino
È rimasto solo il manager del colosso dell’amianto,
lo svizzero Stephan Schmidheiny, a portare il peso della sentenza storica
sull’Eternit, l’azienda dell’orrore, migliaia di morti per la polvere killer.
Diciotto anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa
di cautele anti-infortunistiche: oltre ad essere stato riconosciuto colpevole
delle morti e dei disastri provocati dagli stabilimenti Eternit di Cavagnolo e
Casale Monferrato, deve rispondere anche per quelli causati dall’azienda di
Bagnoli.
Cancellati i
risarcimenti De Cartier
La sua pena è superiore a quella inflitta in primo
grado, benché il periodo delle contestazioni a suo carico sia stato ridotto ai
fatti successivi al 1977, in parte per prescrizione dei reati commessi in parte
per assoluzione. Dovrà risarcire i danni riconosciuti dalla corte d’appello.
Con la morte del barone Luis De Cartier, è uscito
invece di scena l’altro imputato eccellente. Tutti i risarcimenti riconosciuti
a suo carico in primo grado sono stati cancellati: da tempo risultava nulla
tenente: per ottenere qualche indennizzo, le parti civili rimaste senza
giustizia dovrebbero ognuna intentare una causa civile agli eredi.
Resta il fatto che questa sentenza è destinata a
fare storia, non a caso il pm Raffaele Guariniello, che con i collegi Sara
Panelli e Gianfranco Colace ha sostenuto l’accusa: si è definito commosso per
l’esito della decisione. «Questa sentenza rappresenta un importante procedente,
direi fondamentale, a carico dell’industriale Riva per la vicenda Ilva di
Taranto», così dice l’avvocato Valentina Stefutti, legale del WWF Italia parte
civile nel processo Eternit.
Comune e
Regione
Ammonta inoltre a 30,9 milioni di euro la somma che
la Corte d’Appello di Torino ha accordato al Comune di Casale Monferrato con la
sentenza del processo Eternit. Nella città in provincia di Alessandria la
multinazionale dell’amianto aveva il suo stabilimento italiano più importante,
e il numero delle vittime è più elevato che altrove. Alla Regione Piemonte,
costituitasi parte civile, i giudici hanno invece riconosciuto un risarcimento
di 20 milioni di euro.
Prime reazioni
«E’ una condanna che sta a dimostrare che questo
disastro non doveva succedere», commenta a caldo Bruno Pesce, presidente
dell’Associazione dei familiari vittime dell’amianto. Quanto all’esclusione di
buona parte delle parti civili, circa 2.500 secondo una stima di Nicola
Pondrano, presidente del Fondo vittime dell’amianto, a causa dell’estromissione
dal processo del barone De Cartier, Pesce ha aggiunto: «Sui risarcimenti non
lasceremo nulla di intentato». Questa condanna - ha concluso Pesce - «deve far
riflettere sulla qualità dello sviluppo industriale in Italia e nel mondo.
Bisogna smettere di fare profitti sulla pelle dei cittadini».
«Sentenza ricca di luci e ombre» sostiene Nicola
Pondrano, vicepresidente dell’Afeva, l’associazione dei parenti delle vittime
di amianto di Casale Monferrato. «Perché vengono ridotti gli anni presi in
considerazione dalla corte, sono stati neutralizzati i periodi fino al 1976
quando Schmidheiny non era al comando della multinazionali, e poi scompaiono
gli anni dell’amministrazione controllata». Da un lato - sottolinea Pondrano -
la condanna di primo grado è stata aumentata, ma dall’altra il ruolo di
Schmidheiny appare ridimensionato»