2015.01.19 - Buongiorno Sergio

Dobbiamo tutti sentire il dovere di dire “Buongiorno” a Sergio Cofferati.

Questi, infatti, si è accorto che le primarie sono un meccanismo di selezione del personale politico il quale si presta alle peggiori azioni truffaldine che la mente umana possa immaginare. Va da sé che Cofferati, a differenza di ogni altra persona mediamente dotata di buonsenso, non si è reso conto di ciò da qualche annetto, bensì solo dopo aver partecipato alle primarie per la scelta del candidato presidente del Pd alle prossime elezioni regionali della Liguria. E, si badi bene, non dopo averle vinte, ma dopo essere stato severamente sconfitto dalla renziana Raffaella Paita. Ci si perdoni il nostro essere prevenuti, ma in tutta sincerità si dubita che Cofferati, fosse uscito vivo dalla consultazione, avrebbe aperto bocca.
Da anni durante le primarie del Pd votano tutti: cinesi, africani, berlusconiani, fascisti e amici di gente poco raccomandabile. Le cronache degli anni passati sono piene di articoli che hanno gridato allo scandalo. Cofferati, un po’ come tutti, ha sempre fatto spallucce. Stavolta no, c’era in palio la “sua” elezione e, persa la partita, ha deciso di far saltare il banco ed è uscito dal Pd.
Intendiamoci, assai probabilmente i fatti denunciati dall’ex segretario generale della Cgil meritano l’intervento della Magistratura. Allo stesso modo, anche la sua indignazione ha un senso. È il tempismo che sorprende e che pare interessato.
Forse attorno a Cofferati (il quale ha tuttavia affermato che non fonderà alcun nuovo partito) si coagulerà un raggruppamento che potrebbe comprendere l’ala sinistra del Pd (Fassina, Civati e compagnia) e quel che resta di Sel (a occhio e croce poco, nemmeno la dignità). Nulla è certo, intendiamoci, non fosse altro per lo spaventoso egocentrismo di Vendola. Ma se invece Cofferati volesse diventare il leader di una nuova alleanza politica a sinistra del Pd, qualche domanda dobbiamo porcela. È Cofferati l’uomo più adatto a rivestire questo ruolo? La sua esperienza come sindaco a Bologna non fu memorabile, per dire.
Ancora: la sinistra riesce a organizzare qualcosa di diverso rispetto alle solite operazioni pseudo-aggregative condotte dall’alto? Se la risposta è no, è evidente che essa non gode di buona salute. Qualcuno dovrebbe sentire non solo come auspicabile, bensì come doveroso, l’ampliamento degli orizzonti programmatici. Se si dice che un altro mondo è possibile, per coerenza si dovrebbe agire per far sì che anche un altro personale politico lo sia.