2013.11.14 - Salernitana-Nocerina, i cattivi e la ragione
Domenica 10 doveva giocarsi allo Stadio Arechi di Salerno il match tra la locale squadra di calcio e la Nocerina. Un incontro di quelli considerati delicati per l’ordine pubblico, vista la rivalità tra le tifoserie.
Chi non è molto abituato a seguire le vicende calcistiche deve sapere che
da un paio di anni non è possibile seguire le partite della propria squadra del
cuore in trasferta. Per poterlo fare occorre registrarsi in Questura, fornendo
le propria generalità e tutta una serie di informazioni sulla propria persona.
Questa procedura, che è stata presentata come un metodo per sconfiggere la
violenza degli stadi, è stata ribattezzata dal Ministero dell’Interno “tessera
del tifoso” (Tdt). Il nome è innocente fin quasi alla soavità, ma la sostanza è
un’altra. Essa a tutti gli effetti è una schedatura identica a quella cui erano
sottoposte le prostitute prima della legge Merlin.
Al Viminale si pensava che questo provvedimento sarebbe stato la panacea per
ogni male e che la Tdt rappresentasse la garanzia per garantire la tranquillità
delle famiglie allo stadio. Come se lo stadio fosse un ambiente più pericoloso
di una discoteca, del mercato rionale o dell’incrocio sotto casa.
L’introduzione della Tdt ha ovviamente creato spaccature all’interno del mondo
ultras. Alla fine, però, larga parte delle tifoserie ha purtroppo accettato –
pur se molto malvolentieri – di sottoscriverla. Tra le tifoserie che hanno
scelto di tesserarsi vi è stata anche quella della Nocerina, la quale ha
digerito il principio che chi era tesserato avrebbe potuto seguire in santa
pace le partite della sua squadra senza alcuna proibizione. Beata ingenuità.
Pochi giorni prima del match di Salerno, le locali Prefettura e Questura hanno
invece vietato al nocerini di recarsi all’Arechi. Motivo: rischi per l’ordine
pubblico. A cosa serve la Tdt allora? Con essa non dovevano più verificarsi
problemi?
I tifosi della Nocerina, infuriati per la proibizione che li ha resi a tutti
gli effetti cornuti e mazziati, alla vigilia del match si sono recati
nell’albergo dove la propria squadra era in ritiro e hanno chiesto ai giocatori
un gesto di protesta clamoroso: non scendere in campo. Gli atleti,
legittimamente impauriti per l’accaduto, si sono presentati all’Arechi ma non
volevano scendere dall’autobus poiché non intenzionati a giocare il match. Il
Questore è intervenuto in prima persona e ha fatto pressioni affinché la
partita si disputasse. A quel punto, i giocatori sono dovuti entrare sul
rettangolo verde, ma hanno deciso di adottare un'altra strategia: boicottare
l’incontro. Dopo un paio di minuti l’allenatore della Nocerina (d’accordo con i
suoi ragazzi) ha effettuato i tre cambi a sua disposizione, poi gli atleti di
questa squadra hanno iniziato a fingere infortuni. Non avendo possibilità di
far ricorso ai cambi, la Nocerina ha giocato in inferiorità numerica via via
crescente finché non vi è stato il quinto falso infortunio. A quel punto, a
norma di regolamento, l’arbitro ha dovuto sospendere il match in quanto una
squadra non può giocare con meno di sette atleti. Al ventesimo minuto, quindi,
si è tornati tutti negli spogliatoi. La partita, di fatto, non si è giocata e i
tifosi della Nocerina l’hanno avuta vinta.
Esposti i fatti, passiamo al commento.
Per quale ragione un tifoso (ultras o meno) deve obbligatoriamente
autodenunciarsi in Questura se la domenica vuole seguire la propria squadra in
trasferta? Siamo in una democrazia o in un regime autoritario? Per forma e
dinamiche, la Tdt rappresenta un’inaccettabile misura da stato di polizia. Come
si fa a presumere che un uomo o una donna sia un/una delinquente o comunque un
soggetto da sorvegliare solo perché va a vedere le partita fuori casa? È un
comportamento socialmente pericoloso amare il calcio? È addirittura un reato?
Allora perché non istituiamo un registro dei traditori, un registro dei vegani,
uno degli omosessuali, uno dei frequentatori di pub, uno dei tatuati e uno dei
fan dell’heavy metal? Non sono tutti potenzialmente pericolosi i soggetti di
cui sopra? Visto che dobbiamo controllare tutto e tutti, visto che siamo malati
di un morbo securitario, registriamo chiunque faccia qualcosa di rilevante, e
magari mettiamo sui muri degli uffici pubblici la foto di Lombroso accanto a quella
del Presidente della Repubblica.
Si obietterà: la Tdt è una misura che serve a contrastare la violenza negli
stadi. Questa è un’affermazione idiota e razzista. Innanzitutto, malgrado la
vulgata dominante affermi il contrario, tifare o essere ultras non sono
sinonimi di violenza. Pensare il contrario equivale a ritenere che tutti i neri
hanno il senso del ritmo, che tutti i napoletani cantino bene (e pure spesso),
che tutti gli ebrei siano usurai e così via. È bieco razzismo, insomma. La Tdt
esiste da tempo, gli incidenti si verificano lo stesso e gli stadi sono
semivuoti, alla faccia della retorica delle famiglie allo stadio. Nel
frattempo, Murdoch e Berlusconi fanno miliardi con le pay-tv. Peraltro, le
misure per scongiurare fenomeni di violenza ci sono e sono anche troppe, il
problema è che non le si sa applicare.
In uno stato di diritto non si può presumere. In uno stato di diritto si
colpisce (peraltro per rieducare, non per punire, ma Beccaria non lo conosce
nessuno) solo il reo incontrovertibilmente accertato, non il sospettato. Meno
che mai il preventivamente sospettato.
Mi permetto un termine di paragone antipatico. Indubitabilmente Scampia è un
quartiere ad altissima densità criminale. Questo non vuol dire che tutti gli
abitanti della zona siano delinquenti. Meno che mai si può dire loro: “Se
volete andare al teatro San Carlo dovete prima chiedere l’autorizzazione alla
Questura perché abbiamo timore che vi portiate via gli arredi”. In una nazione
civile pare che – per fortuna – una simile criminalizzazione non si possa fare.
Lo stesso vale per chi vuole andare allo stadio.
Ancora: il signor Rossi è un tranquillo padre di famiglia, ha un lavoro sicuro,
un piccolo conto in banca e pure un mutuo da pagare. Non uccide nemmeno i ragni
che trova in casa ma li depone sul davanzale fuori dalla finestra. Malgrado
ciò, ama andare a vedere la partita e, quando può, segue la sua squadra anche
fuori dalle mura amiche. Visto il tipo di carattere, egli mai e poi mai si
permetterebbe di creare o solo di immischiarsi in situazioni a rischio. Ebbene,
anche il signor Rossi, se vuole andare in uno stadio diverso da quello della
città in cui risiede, deve sottoscrivere la Tdt recandosi in Questura. È o non
è una misura da Italia degli anni Trenta?
Vorrei sgombrare il campo da un possibile equivoco. Io non sto difendendo i
violenti, non è mia intenzione. Io difendo il diritto delle persone perbene a
essere e a vivere come tali senza dover riferire quotidianamente ogni azione
alle questure di tutto il paese, altrimenti verrà presto il giorno in cui il
prefetto sarà nostro padre e il questore nostra madre, e noi saremo i bambini
delle elementari che dovremo rendergli conto di quando usciamo, di cosa
mangiamo, di quando rientriamo e pure se abbiamo fatto i compiti.
Mi stupisce l’assoluta mancanza di coscienza politica dei nostri connazionali.
Le misure autoritarie vanno respinte e combattute per principio. Un
provvedimento come la Tdt – limitativo delle libertà individuali – introduce un
vulnus nella quotidianità di tutti, non solo dei tifosi. Quel che oggi viene
ritenuto giusto per gli ultras domani sarà ritenuto altrettanto opportuno per
le manifestazioni politiche e sindacali, ad esempio. Vuoi scendere in piazza
perché il tuo datore di lavoro ha chiuso la fabbrica e l’ha trasportata
nottetempo dalle parti di Craiova, dove la manodopera costa un decimo? Ebbene,
prima devi tesserarti. Se poi alla manifestazione della settimana prima hai
reagito al celerino che ha sparato un lacrimogeno ad altezza uomo sputandogli
in faccia, non puoi esserci (il celerino invece sì, e avrà pure ricevuto un
encomio solenne per aver tentato di uccidere un affamato). Te ne devi stare a
casa, perché sei stato cattivo, poi perché sei disoccupato e non hai un cazzo
da fare. Poco conta se, in questo contesto, il datore di lavoro sia un
delinquente, il celerino pure e tu sia l’unica persona perbene. Non hai la
tessera, punto.
Veniamo allo specifico della vicenda dei tifosi della Nocerina. Io non credo
che questi ragazzi quando sono andati a chiedere ai loro giocatori di non
scendere in campo siano stati dei lord. In certi contesti le teste calde ci
sono e ci sono anche dei comportamenti che, eufemisticamente, vanno sopra le
righe. In realtà, però, le teste calde sono dappertutto, non solo tra gli
ultras. O sono tutti ultras quelli che sorpassano a destra in autostrada
mettendo a repentaglio la vostra vita? O sono tutti ultras quelli che intascano
tangenti sulle forniture sanitarie lucrando sulla pelle dei disperati? O sono
tutti ultras quelli che picchiano la moglie?
Detto che la violenza, ahinoi, è insita nell’uomo e la troviamo dappertutto (se
non ci credete, abbiate almeno la dignità di leggere Freud), e ribadito che non
voglio minimizzare le responsabilità di nessuno, terrei a sottolineare che se i
giocatori della Nocerina non volevano giocare e poi lo hanno fatto è perché
qualcuno (questore e prefetto) li ha costretti. È stato un atto muscolare per
far vedere chi comanda, un gesto che ha mostrato l’arroganza, la boria e la
pochezza del potere. E non so se sia più violento un tifoso che minaccia un
giocatore o un questore che obbliga un atleta a scendere in campo. Del potere
si deve fare un uso, non un abuso. Ma, del resto, si doveva giocare non in nome
dello sport, bensì in nome del dio denaro che lo comanda. E il dio denaro si
incarna nei soldi delle dirette televisive, in quelli degli scommettitori e in
quelli degli sponsor. Prefetto e questore non hanno difeso l’ordine pubblico,
ma hanno schierato le legge dalla parte del grande capitale e del suo sacro diritto
al profitto. Complimenti!
Tra gli almeno duecento tifosi della Nocerina che, poco prima del match, sono
andati sotto l’albergo dei propri beniamini per chiedergli di non giocare non
possono non esserci dei violenti. Altrettanto certamente ci sono stati
comportamenti inaccettabili. Ma quelle persone – a differenza di quanto presume
l’ordine costituito – non sono animali. Essi sono esseri umani che hanno dei
diritti che non possono essere conculcati.
Se si vuole capire bene la vicenda, dunque, occorre iniziare da un presupposto:
che gli ultras della Nocerina, pur con molti limiti e con aspetti discutibili,
hanno difeso un diritto che non è solo loro, ma è di tutti. Proprio loro, i
soggetti brutti sporchi e cattivi, quelli che si è soliti etichettare come
delinquenti. Poi indubbiamente la vicenda è complessa e ha aspetti
contraddittori, ma il modo migliore per non comprenderla è quello di vedere in
quei ragazzi dei criminali.