2012.12.16 - La strage

C’è chi ritiene che gli Usa siano la culla della civiltà. Mi pare una visione semplicistica. È curioso che la maggioranza della popolazione statunitense sia favorevole a concedere armi a chiunque e, al contempo, reputi scandalosa l’esistenza di un sistema sanitario che permetta al popolo di non morire di povertà.

La libertà, come il merito, è un concetto in sé pericoloso, anche se le apparenze farebbero pensare il contrario. Essere liberi, non avere vincoli, implica anche la possibilità di calpestare il prossimo. Consentire a tutti di armarsi comporta il rischio che un povero cristo ventenne e disadattato prenda le pistole dal comodino di sua madre e vada a fare strage di ventisei persone. Il tutto, appunto, in nome della libertà.
Quando il più debole è considerato un impiccio, lo Stato una zavorra, il diverso un elemento da rimuovere, si è molto lontani dal concetto di civiltà. Quando all’individualismo è consentito di dispiegarsi senza vincolo alcuno, significa che non ci sono leggi, morali e giuridiche, che tengano insieme una nazione.
Significa che si è dei trogloditi, malgrado la rilevanza del prodotto interno lordo.
La strage non è quella avvenuta a Newtown (1).
È invece quella che si è fatta prima di ogni buona norma di convivenza civile, ad opera dei governi centrali e federali, delle lobby degli industriali del grilletto e di quegli elementi di arretratezza cui siamo soliti dare il nome di profitto e capitalismo.



NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/16/news/strage_newtown_parla_il_padre_del_killer_anche_noi_ci_chiediamo_perch-48851417/