2013.04.25 - Enrico Letta, l'uncivil servant

Il Presidente del Consiglio incaricato è Enrico Letta. Letta è nato nell’agosto 1966 a Pisa. Ha dunque 46 anni, la stessa età di quando venne alla luce.

Ciò non significa che egli sia nato vecchio e tale sia rimasto. L’aggettivo “vecchio” è infatti un elogio poiché nella vecchiaia solitamente si trovano due virtù come la saggezza e l’esperienza. Ciò vuol dire invece che Letta è nato uomo di potere, capace di tessere relazioni con i più forti senza avere un contenuto autonomo, una scatola vuota da riempire con concetti, frasi e programmi che nulla cambino, un uncivil servant autoprestatosi alla politica privo di passioni se non di quella – talpesca – di scavarsi un tunnel nelle istituzioni per arrivare a un posto di comando.
Enrico Letta è un uomo buono per tutte le stagioni, valido per la destra come per la sedicente sinistra, quindi innocuo per chi ha qualcosa da temere e pericoloso per chi vive in una condizione di bisogno. Politico a 360°, egli è del tutto ignaro dei bisogni delle masse, ché questo purtroppo significa essere politici oggi in Italia: vivere in un mondo a parte utilizzando gli spazi pubblici (le strade, le vie, le piazze) solo come mero corridoio tra un palazzo del potere e l’altro. E si sa che nei corridoi nessuno si ferma mai. Ci si mette qualche quadro per celarne le bruttezze e le storture e si passa svelti, gli occhi a terra, quasi vi fosse qualcosa di contagioso nell’aria.
Stavo leggendo la sua autobiografia sul sito ufficiale
http://www.enricoletta.it/enrico/ . Quest’uomo, che inusitatamente si chiama Enrico come Berlinguer, cela il fatto di essere nato già con gli occhiali ma afferma orgoglioso di avere “alle spalle un percorso umano e formativo all’insegna dell’Europa”. La frase, va da sé, è indicativa dell’uomo: molta prosopopea e nessuna sostanza.
“Buongiorno, sono Enrico Letta”.
“Buongiorno, dica pure”.
“Sa, non per vantarmi… io ho alle spalle un percorso umano e formativo all’insegna dell’Europa”.
“Ah! Bene. E che cazzo vuol dire, scusi?”
“Beh…”
“Come ‘beh’? Pensa forse che io abbia frequentato la madrassa di Haqqania?” (1)
“No, non volevo dire quello…”
“E cosa voleva dire, di grazia? Presume di essere l’unico ad avere una moglie che non indossa il burqa?”
“No, ma sa, io ho frequentato la scuola dell’obbligo a Strasburgo”.
“E con questo? Io l’ho frequentata a Quarto Oggiaro, ed almeno ai miei tempi non era amministrata dal sindaco di Varanasi. Qualcosa in contrario?”
“Oh no, assolutamente no, ci mancherebbe, un democratico di sani e robusti principi come me non si permetterebbe mai di dire una cosa del genere. Dico solo che l’afflato cosmopolita di una città come Strasburgo, questo crocevia internazionale di conoscenze…”
“Senta, perché non viene con me a Quarto Oggiaro? Lì avvertirebbe una dimensione cosmopolita che la manderebbe a fanculo in una quindicina di lingue del mondo, oltre all’esperanto. Per quanto concerne il crocevia internazionale, a Quarto Oggiaro troverà facilmente qualcuno disposto a investirla quando attraversa sulle strisce…”.

Cosa significa avere “alle spalle un percorso umano e formativo all’insegna dell’Europa”. Nulla, se non l’odiosa abitudine di far pesare agli altri il privilegio di aver potuto studiare fuori dai patri confini, il voler far pesare le proprie ricchezze e fortune facendole passare per merito. E questo – il signor Enrico Letta, intendo – è un uomo che si spaccia per progressista.
Un’altra perla. Letta dice di sé: “Nel 1990 conosce Beniamino Andreatta e diventa ricercatore dell’Arel”. Molto interessante. Una persona normale (tipo il signore di Quarto Oggiaro del dialogo di cui sopra) prima avrebbe vinto un concorso da ricercatore all’Arel, poi avrebbe conosciuto Beniamino Andreatta. Letta, guarda caso, ha effettuato il percorso inverso. A voi stabilire se si sia trattato della forza del percorso umano e formativo all’insegna dell’Europa o di quello più tipicamente italiano della forza della raccomandazione.
“Gli piace leggere tutto”, scrive nella sua autobiografia. Complimenti. Speriamo gli piaccia anche comprendere quel che dice di leggere, ammesso ci siano i presupposti per farlo.
Cattolico, Enrico Letta è vicepresidente di Aspen Italia, il cui presidente è Giulio Tremonti, per dire. Spero venga presto il giorno in cui qualcuno ci spiegherà come un uomo che si dice seguace del messaggio di Cristo possa andare a braccetto con la famiglia Rockefeller e con il gotha del capitalismo mondiale. Io sapevo che i mercanti andavano cacciati dal tempio, ma sono ateo e non faccio testo. Enrico Letta, tuttavia, visto che gli piace leggere tutto, saprà senza dubbio soddisfare la mia modesta curiosità.
Notoriamente, egli è nipote di Gianni Letta, da cui ha ereditato i toni melliflui e una spiccata trasversalità che lo porta sempre e comunque a stare dalla parte di chi comanda. Gianni è come quell’alunno un po’ deboluccio del primo banco che per i compiti a casa si affida all’aiuto dello zio che ha studiato e torna in classe tutto sorridente perché ce l’ha fatta.
Giorgio Napolitano, nell’annunciare il conferimento dell’incarico a Enrico Letta, ha ricordato come quest’ultimo sia un politico giovane, almeno per gli standard italiani. Il baldo Enrico, dal canto suo, diceva che il compito che lo attendeva era troppo pesante per le sue indegne spalle. Poi è scappato a farsi cambiare il pannolone. Lo zio – fiero, amorevole e premuroso – lo attendeva.



NOTE
(1): Cfr. http://archiviostorico.corriere.it/2001/aprile/13/Corano_guerra_scuola_dei_Talebani_co_0_0104133633.shtml