2015.04.29 - Fiducie e tweet
Con 352 sì e 207 no l’esecutivo ha incassato la prima delle quattro fiducie sull’Italicum. Matteo Renzi ha vinto la prima battaglia, dunque.
Sono solo 38 i deputati democratici che si sono
opposti alle scelte del loro segretario. Il “Corriere della Sera” li elenca uno
a uno: R. Agostini, Albini, Bersani, Bindi, Bossa, Bruno Bossio, Capodicasa,
Cimbro, Civati, Cuperlo, D’Attorre, Fabbri, G. Farina, Fassina, Folino,
Fontanelli, Fossati, Carlo Galli, Giorgis, Gnecchi, Gregori, Laforgia, Letta,
Leva, Maestri, Malisani, M. Meloni, Miotto, Mugnato, Murer, G. Piccolo,
Pollastrini, Stumpo, Vaccaro, Zappulla, Zoggia, oltre a Epifani e Speranza (1).
Questi trentotto deputati sono divisi in quattro o cinque gruppi e hanno
altrettante idee su come fronteggiare Renzi. Ciò significa che la minoranza del
Pd, allo stato attuale, è quantitativamente esigua e qualitativamente ben poco
rilevante. E pensare che il gruppo parlamentare del Pd è stato eletto con il
Porcellum, vale a dire è stato nominato dall’allora segretario Pier Luigi
Bersani. Da ciò ne consegue che:
a. Le idee cambiano in fretta;
b. Bersani non sa scegliere ed è politicamente ingenuo;
c. Il mondo è fatto di opportunisti e voltagabbana e il Pd
non fa eccezione.
Oggi ho letto la lettera aperta che Matteo Renzi ha inviato al direttore de “La
Stampa”, Mario Calabresi (2). Mi pare infarcita di elementi che dimostrano la
scarsa conoscenza della storia repubblicana, per tacere del fatto che quelli
citati sono sovente piegati alle contingenze politiche in modo strumentale. La
legge elettorale approvata nel 1953 venne ribattezzata “legge truffa”, ad
esempio, e il Calamandrei citato da Renzi (o da chi per lui) giocò un ruolo
determinante affinché essa non desse effetti. Era un contesto diverso, la Dc
aveva nelle sue fila persone di straordinario valore e anche uomini più che
autoritari (qualcuno ricorda Scelba?) e quella fu una delle pagine meno nobili
del dopoguerra. Difatti la legge venne abrogata quattro mesi dopo essere
entrata in vigore.
Non entro nel merito dell’Italicum. Sinceramente mi pare una norma tutt’altro
che straordinaria. La questione mi pare un’altra. Non è obbligatorio approvare
una legge elettorale con consensi larghi. Può bastare anche un solo voto di
maggioranza e il tutto può passare pure per uno o più voti di fiducia.
Tuttavia, quel che non è obbligatorio può indubitabilmente essere molto
opportuno.
Capisco Renzi. Fino a pochi mesi fa Forza Italia applaudiva il piano di riforme
del governo e riteneva l’Italicum un eccellente norma elettorale. Poi, il
cambio di atteggiamento, per motivi che sappiamo. Non è facile portare a
termine i propri progetti con alleati tanto inaffidabili. Però è anche vero che
quell’alleato lo ha scelto proprio il presidente del Consiglio e che la scelta
non era proprio obbligata.
Mi pare insomma – e so di dire un’ovvietà – che da più parti latitino sia il
senso di responsabilità che la progettualità necessari in momenti tanto
importanti. E mi pare anche che gli atteggiamenti autoritari altro non siano
che la testimonianza più eclatante di questi limiti.
I progressisti che vedono Renzi come il fumo negli occhi tifano affinché la
minoranza esca dal Pd. I renziani ritengono doveroso che Bersani e i suoi si
adeguino alle posizioni della maggioranza. Il presidente del Consiglio è
decisionista e personalista, lo sappiamo. Tuttavia mi lasciano perplesso tutti
quelli che sono all’interno del suo partito e che contestano l’ex sindaco di
Firenze dando a intendere che a un certo punto sia arrivato un uomo estraneo a
tutte le tradizioni e si sia impossessato del Pd facendone un feudo personale.
Nessuno nasce dal nulla, ognuno di noi è espressione del proprio tempo e del
contesto in cui è calato. Se davvero Renzi è il male assoluto, è a mio avviso
evidente che è salito al potere perché l’ambiente in cui era calato era fertile
al suo modo di intendere la politica. Del resto, D’Alema era ed è meno
“arrogante” di Renzi, per fare un solo esempio?
Tuttavia, io non vedo mai riflessioni autocritiche e profonde. L’analisi
scientifica pare estranea a tutti i protagonisti del dibattito. È più facile
esprimersi con un tweet. Deresponsabilizza, richiede meno tempo e poi, signora
mia, non impegna e si intona con tutto.
NOTE:
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/15_aprile_29/italicum-giorno-fiducia-00c9962a-ee41-11e4-b322-fe8a05b45a01.shtml
(2): Cfr: http://www.lastampa.it/2015/04/29/italia/politica/lettera-di-matteo-renzi-pronto-a-discutere-sul-senato-ma-adesso-basta-fare-melina-xMi0YOrZu5wOLkUNQjg0eN/pagina.html