2013.01.13 - I vostri tacchi alti 2 (Quando è moda è moda)
Desidero ritornare sull’esibizione di Berlusconi a "Servizio Pubblico".
Pare che Marco
Travaglio abbia intenzione di denunciare il capo del Pdl. Lo capisco e gli sono
solidale. Sentirsi dare del diffamatore professionista non è una cosa che fa
piacere.
Nessuno degli osservatori ha posto attenzione su un gesto compiuto da
Berlusconi. Questi, alla fine della trasmissione, prima di mettersi a sedere
sulla poltroncina, l’ha lucidata con un fazzoletto per “ripulirla” dalla
presenza dello stesso Travaglio, il quale vi era stato seduto in precedenza.
Se un gesto del genere lo avesse compiuto Vauro, sarebbe stato più o meno
comico ma lo si sarebbe dovuto ritenere consono alle modalità espressive di un
uomo di satira. Se – come è avvenuto – a farlo è invece è una persona che è a
capo di un partito ed è stato presidente del Consiglio, la cosa assume altri
significati. Il messaggio ha una sostanza diversa a seconda di chi lo emette e
non serve scomodare McLuhan per capirlo. Berlusconi non è un comico e giovedì
sera non si era al Bagaglino. Egli, pulendo quella sedia, ha mostrato il suo
disprezzo per la libertà di pensiero e di stampa. Un atto del genere equivale a
quello di un bianco nel Sudafrica dell’apartheid che avesse ripulito il sedile
di un autobus su cui si fosse prima seduto un nero. È stato qualcosa di
terribile, disgustoso, vomitevole. Se preferite, è un gesto che oggi possono
compiere uomini come Lukashenko, Putin e simili. Gente che con la democrazia ha
poco a che fare.
Per quanto concerne il presunto trionfo di Berlusconi su Santoro, stiamo in
realtà aspettando che il primo risponda alle questioni postegli da Giulia
Innocenzi e Luisella Costamagna. Domande non propriamente comode di fronte alle
quali l’uomo di Arcore è andato nel pallone biascicando fandonie inverosimili.
Ancora, tanto per sottolineare come larga parte dei commentatori politici di
questo paese non brilli per perspicacia: ho letto da più parti che Santoro
avrebbe rimesso in vita Berlusconi consentendogli di ridiventare uno dei
favoriti per la vittoria elettorale. La cosa è risibile. Berlusconi non
guadagnerà un voto dalla puntata di “Servizio Pubblico”. Anche qualora questa
mia ipotesi venisse smentita dai fatti, Berlusconi non sottrarrà un voto alle
sinistre, bensì li toglierà a Monti e ai centristi, per cui Santoro – volendolo
o meno – portando il leader del Pdl in trasmissione non ha certo danneggiato né
l’alleanza Pd-Sel, né Rivoluzione civile, ma ha creato una grana nel fronte
delle destre. Pensare che un vendoliano e/o un militante del Prc possano essere
diventati berlusconiani dopo la puntata di “Servizio Pubblico” andata in onda
giovedì può venire in mente solo a qualche editorialista del “Corriere della
Sera” e/o de “la Repubblica”, non a una persona minimamente dotata di senno.
Le critiche a Santoro e Travaglio mi paiono sempre più fuori posto. Santoro è
il più bravo giornalista televisivo di questo paese (se poi preferite Floris,
Mimun o Paragone accomodatevi…), così come Travaglio lo è nel suo ambito. Il
più bravo giornalista non è quello con cui si è sempre d’accordo, ma quello che
sa centrare l’obiettivo prepostosi, che ha metodo, fonti, linguaggio,
originalità e schiena dritta.
Tutti coloro che, da sinistra, criticano i due anchormen suscitano un mio
sorriso commiserevole. Essi mostrano la loro scarsa capacità di analisi
politica. “Ah, sono forcaioli”, “Ah, sono qualunquisti”, “Ah, sono la faccia
uguale e contraria di Berlusconi” dicono i piccolo-borghesi snob seduti dalle
loro comode poltrone da cui non smuovono mai niente. Essi sono inconcludenti e
velleitari come i “sinistri” sbeffeggiati da Lenin. A loro fa schifo tutto,
forse perché inconsciamente si vergognano della propria inconcludenza. Sono le
stesse persone che non sanno concepire una sinistra unita, che beccano i loro
compagni perché sono dei traditori, dei moderati, degli impuri o dei venduti. È
grazie a questa gente che la sinistra stessa non è in Parlamento: uomini e
donne che pensano che Vendola sia un venduto interessato solo alla questione
delle coppie omosessuali o che, specularmente, ritiene Ferrero solo un
residuato del tempo che fu. Uomini e donne che inorridiscono di fronte alla
candidatura di Ingroia o che, con altrettanta grettezza, danno patente di
rinnegato a chiunque si allontani dall’ortodossia.
Questa gente non ha capito come sia urgente lavorare per l’unità della sinistra
e non per il mantenimento di divisioni insensate e personalistiche. Individui
conformisti e narcisi, politicamente inetti, incapaci di guardare al di là del
proprio ego ipertrofico. Uomini e donne che si sono dimenticati o che forse mai
hanno saputo che la politica è l’arte del confronto e dell’unione, non quella
dell’isolamento e della nuclearizzazione del pensiero.
Queste persone, si trovino davanti al televisore o durante una discussione più
o meno allargata, dimostrano la loro pochezza.
Nell’attesa, temo vana, che possano (ri)apprendere l’abc della critica e della
politica non posso non dedicare a questi e queste inconcludenti una canzone di
Giorgio Gaber intitolata “Quando è moda è moda”, presente in “Polli
d’allevamento” del 1978. I vostri tacchi alti, infatti, sono l'indice del
conformismo modaiolo di cui siete vittime.