2013.04.11 - Tanto per tentare di capire

Io me lo ricordo Dario Franceschini in campagna elettorale.

E mi ricordo anche Matteo Renzi.
E non solo loro tra gli esponenti del Pd, per dire.
Me li ricordo che catechizzavano il popolo dicendo che per nessun motivo al mondo si doveva votare Rivoluzione civile. Farlo, ci dicevano, avrebbe significato consentire a Silvio Berlusconi di andare al governo.
È il cosiddetto “voto utile”.
Ora, quotidianamente, vedo Renzi e Franceschini i quali dicono che l’unica soluzione per il paese è quella di fare un governo con Berlusconi.
Non si tratta di schizofrenia o di disonestà, intendiamoci. Si tratta di pochezza intellettuale cui si somma un’arroganza tutt’altro che trascurabile.
Il Pd in campagna elettorale ha parlato di tutto fuorché di politica. Bersani non voleva nemmeno vincere, figurarsi, gli interessava che Mario Monti ottenesse un buon risultato al fine di poter governare assieme. L’unico nemico era Antonio Ingroia, quello cui vennero offerti due senatori mascherati per stare zitto (operazione portata avanti da quel galantuomo di Luciano Violante). I risultati si vedono.
Intendiamoci, malgrado tutto Pier Luigi Bersani è la persona migliore all’interno del Pd. Giorgio Napolitano si è rifiutato di conferirgli l’incarico di formare il nuovo governo. Il degno erede di Saragat (il quale, da sobrio, era comunque di gran lunga migliore del presidente attuale, mentre da brillo gli era sostanzialmente pari) è uomo di larghe intese. Gli piace formare esecutivi da poter eterodirigere e non riesce ad accettare l’idea di avere un governo in cui non possa fare il ventriloquo del premier. Dare l'incarico a Bersani avrebbe significato avere la fiducia certa alla Camera e spaccare il M5S al Senato, richiamando i grillini alle loro responsabilità. Invece no. Teniamo l’Italia bloccata e facciamo un favore a Berlusconi, Re Giorgio vuole così.
L’attuale presidente della Repubblica nei giorni scorsi si è reso protagonista dell’ennesimo atto di cui, se avesse un briciolo di dignità, dovrebbe vergognarsi. Ha concesso la grazia al colonnello dell’Air Force One Joseph Romano. Romano era responsabile statunitense della base di Aviano quando – era il settembre 2003 – un gruppo di uomini della Cia sequestrò sul territorio italiano l’ex imam di Milano, Abu Omar, per trasferirlo in Egitto. L’aereo che trasportava Abu Omar sostò all’aeroporto di Aviano che, quindi, a tutti gli effetti si è reso complice di un atto fuorilegge. Il 19 settembre 2012 la Cassazione lo ha condannato in via definitiva a cinque anni di galera assieme a ventidue agenti della Cia.
Napolitano ha detto che il suo atto di clemenza ha ovviato a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con gli Usa, nazione con cui l’Italia ha obiettivi comuni di promozione della democrazia e di tutela della sicurezza.
Napolitano ha la firma facile, per così dire. È l’anti-Robin Hood della stilografica, firma le leggi dei ricchi che tolgono ai poveri e dei potenti che prevaricano i deboli. Egli ferma i giudici che indagano sui rapporti tra Stato e mafia ma accetta che si introduca il fiscal compact nella Costituzione con una procedura che di costituzionale non ha nulla. È talmente fuorilegge che oggi, quando Roberta Lombardi ha detto che egli dovrebbe ritirarsi a fare il nonno (1), ho provato un senso di simpatia per una donna che, pure, è naturalmente odiosa.

A proposito di M5S, devo dire che non ho trovato insensata l’occupazione delle camere realizzata l’altro giorno dai suoi rappresentanti. Non è costituzionale non nominare le commissioni parlamentari, i grillini hanno ragione. A poco vale l’obiezione che è in vigore la prassi di nominarle dopo la formazione del governo. A forza di prassi abbiamo ridotto il luogo del potere esecutivo a organo di mera ratifica delle decisioni prese dall’esecutivo (nella migliore delle ipotesi, perché oggi le scelte politiche vengono prese nelle ville dei potenti), calpestando la legge fondamentale dello Stato. Sarebbe ora di rimettere le cose a posto, per così dire (2). Non sono grillino e penso non lo sarò mai, ma non vedo perché non riconoscere che, in questo come in altri casi, i parlamentari del M5S sono nel giusto e fanno quello che noi di sinistra in questi ultimi anni non abbiamo saputo o voluto fare.
Così, tanto per tentare di capire le ragioni di una sconfitta.



NOTE
(1): Cfr. http://www.lastampa.it/2013/04/11/italia/politica/commissioni-continua-la-protesta-m-s-grillini-occupano-sala-del-mappamondo-auKJ0ajoyyTD2nDkArjN2K/pagina.html
(2): Condivido pienamente le riflessioni fatte ieri da Luigi Saraceni su “il manifesto”. Le riporto per intero.

PARLAMENTO
Doveroso istituire le Commissioni

Luigi Saraceni

La mancata costituzione delle Commissioni permanenti delle Camere è una flagrante violazione dei regolamenti parlamentari e quindi della Costituzione, che ad essi rinvia. Entrambi i regolamenti prevedono che i gruppi parlamentari, una volta costituiti, hanno l'obbligo di indicare i loro rappresentanti nelle Commissioni permanenti entro termini brevissimi, al massimo entro cinque giorni, già abbondantemente scaduti.
L'obiezione che non si potrebbero costituire gli uffici di presidenza se non viene prima definita una maggioranza che sostiene il governo e una minoranza che vi si oppone, è del tutto inconsistente e contrasta, ancora una volta, con entrambi i regolamenti. Sia quello della Camera (art. 20) che del Senato (art. 27) prescrivono che le Commissioni eleggano presidente e ufficio di presidenza nella loro prima seduta, senza alcun riferimento a maggioranza o opposizione, che non sono articolazioni istituzionali del parlamento, ma variabili entità politiche. Viene eletto chi riporta più voti, da qualunque parte provengano, con le stesse procedure previste per l'elezione dei vertici delle due Camere (maggioranze qualificate nelle prime votazioni e poi ballottaggio), cui i regolamenti fanno esplicito riferimento anche per l'elezione dei vertici delle Commissioni. E non si capisce perché le stesse regole, applicate in un caso, non possano esserlo nell'altro.
Ed anche gli uffici di presidenza delle due Commissioni speciali di Camera e Senato, confluite nella Commissione speciale congiunta «per l'esame di provvedimenti urgenti» (crediti delle imprese) sono stati eletti con le stesse procedure. Ancora una volta non si capisce perché, a termini di regolamento, le Commissioni speciali possono essere costituite senza fare il nuovo governo e quelle permanenti no.
La ostinazione dei due maggiori partiti (per fortuna con il dissenso di Sel e di un pezzo di Pd) ad impedire l'ordinaria attività legislativa, riduce le Camere a mere strutture per l'attuazione del programma del governo, rovesciando la "gerarchia" degli organi costituzionali, relegando il parlamento in un ruolo subordinato.
Invece, proprio in una congiuntura politica così difficile sarebbe stato necessario mandare al paese un messaggio di vitalità e funzionalità del parlamento, che avrebbe dimostrato nei fatti la sua centralità, che non basta declamare a parole.
Come la storia dimostra, il parlamento, quando vuole, è capace di approvare in tempi brevissimi leggi importanti e complesse. La famigerata Fini-Giovanardi - decine di articoli, centinaia di commi - è stata approvata in venti giorni dalla maggioranza di centrodestra.
Se, come sarebbe stato doveroso, questo parlamento si fosse messo al lavoro nei termini prescritti dalla Costituzione, oggi nessuno potrebbe dire che stiamo perdendo tempo e non avremmo davanti a noi uno sconcertante vuoto di qualche settimana. E qualcuno degli otto punti di Bersani potrebbe essere già legge o almeno approvato dalla Camera, con il parere del governo in carica per gli affari correnti, ritenuto legittimato addirittura ad emanare decreti legge. Sarebbe stato certamente un buon viatico per meritarsi l'incarico di governo dal nuovo Presidente della Repubblica