2013.04.03 – Consiglieri
Non so se ve ne siete accorti, ma abbiamo un governo.
Di incapaci.
La vicenda del ministro Giulio Terzi di Sant’Agata lo dimostra. Certo, la questione dei due soldati italiani arrestati in India è delicata e va esaminata al netto da ogni fanatismo. A ciò si aggiunga che il diritto è cosa assai poco conosciuta (e chi scrive non presume certo di fare eccezione). Non solo: è evidente che i due marò rischiano la condanna a morte e le autorità politiche italiane hanno il dovere di difendere dei nostri connazionali da una pena che ognuno di noi aborre e che il nostro ordinamento non prevede.
Fatta questa lunga premessa, occorre dire che le autorità indiane hanno mostrato di gestire la questione con tatto e delicatezza. Concedere due periodi di permesso ai soldati italiani per recarsi in patria, e farlo in un arco di tempo così breve, credo denoti molta compostezza. Il ministro Terzi, invece, a un certo punto ha deciso di fare la voce grossa e di trattenere i due militi in Italia. Un atteggiamento da guappo e non da consumato diplomatico quale Terzi dovrebbe essere. Il risultato dell’alzata di ingegno del ministro è noto a tutti. Tre quarti di mondo ci hanno riso dietro (l’altro quarto è invece l’India), i marò sono stati rispediti di corsa a New Delhi e Terzi si è dimesso (senza preavvisare nessuno) dicendo che, fosse dipeso da lui, i soldati sarebbero rimasti in Italia.
Viene da chiedersi quali siano i consiglieri di Terzi. Alcuni sostengono che questi sia molto vicino a Ignazio La Russa (cui comunque va il demerito di aver autorizzato i marò a fare da sorveglianti armati su imbarcazioni private) e ciò non richiede commenti ulteriori. Terzi e gli uomini a lui vicini, con il loro comportamento da ducetti, hanno complicato – e di molto – la posizione dei due soldati trattenuti dall’India. Sarebbe stato invece il caso di mantenere un profilo estremamente basso in pubblico, non fosse altro perché comunque i due marò – colposamente o dolosamente non spetta a me stabilirlo – hanno ucciso due pescatori innocenti scambiandoli per pirati. Alla cautela pubblica andava affiancato un lavoro diplomatico sotterraneo tanto pressante quanto rispettoso del contesto, mentre Terzi si è messo a giocare a braccio di ferro, uscendone con le ossa rotte.
E pensare che questo governo ce lo teniamo pure. Le elezioni hanno consegnato al paese un Parlamento bloccato. Ritornerò nei prossimi giorni sul comportamento del Presidente della Repubblica, ma continuo a chiedermi per quale ragione Beppe Grillo non abbia accettato un esecutivo a guida Bersani. Avrebbe potuto egemonizzarlo senza alcuna difficoltà, ottenendo la traduzione legislativa di molti suoi punti programmatici. Se Bersani fallisce, al Pd arriverà Matteo Renzi e per Grillo saranno giorni peggiori. L’attuale sindaco di Firenze non sarà dialogante con il M5S e, in caso di legislatura “andata a vuoto”, non è detto che le prossime elezioni saranno favorevoli ai grillini.
È giusto che Grillo voglia vincere, ma desiderare di stravincere è pericoloso. Non è sensato nemmeno pensare che il dialogo, il confronto e il compromesso siano segni di debolezza. Grillo ha in mano quattro assi e presume che mandare a monte la partita sia la cosa più sensata. Forse ha gli stessi consiglieri di Terzi e i risultati si vedono.