2013.05.08 - Due parole su Giulio Andreotti
La morte non ha mai migliorato nessuno. Non poteva fare eccezione a questa regola il senatore a vita Giulio Andreotti, deceduto l’altro giorno a 94 anni.
Andreotti
è stato un uomo astuto e intelligente, preparato e non banale. Ciò detto, mi
risulta impossibile disegnarne un ritratto positivo. Censore accanito di film
neorealisti, bigotto, gestore della cosa pubblica in modo che definire
disinvolto è eufemistico (qualcuno ricorda l’intervento della Cassa del
Mezzogiorno nel Lazio meridionale, feudo elettorale andreottiano? E qualcuno si
ricorda dello scandalo dell’aeroporto di Fiumicino?), amico e frequentatore di
fascisti, dei peggiori speculatori edilizi romani e di mafiosi (c’è una sentenza
che parla chiaro, le anime belle se la vadano a rileggere, se sono capaci di
farlo) e molto altro. La sua ombra gibbosa appare dietro la banda della
Magliana, nelle vicende Pecorelli, Giuffrè, Calvi e Sindona ed è il simbolo di
quasi mezzo secolo di malgoverno democristiano.
Amorale fino a mettere paura, impudico nelle azioni e nelle frequentazioni,
casto di quella castità untuosa tipica dei bigotti la quale si riassume nella
frase “è meglio comandare che fottere”. Una creatura politicamente spregevole,
questo è stato Andreotti. Ed è bene dirlo a voce alta.
Il giorno prima di Andreotti si è spenta – settantunenne – Agnese Borsellino.
Una persona intelligente e coraggiosa, la quale non ha mai visto rispettato il
suo diritto a sapere la verità sull’infame uccisione del marito, un integerrimo
servitore dello Stato che lo Stato ha fatto maciullare manco fosse stato un
cane rabbioso. A lei e alla sua scomparsa i media hanno dato spazio, sì, ma non
quanto questa donna meritava. I media, che otto volte su dieci sono centri per
l’impiego di servi privi di dignità, hanno sempre spazio e comprensione per i
potenti, mentre tendono a sorvolare sui meriti delle persone perbene e a tenere
lontane queste ultime dalle prime pagine.
Lo Stato italiano, e l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga in
primo luogo, deve vergognarsi di aver concesso l’incarico di senatore a vita ad
Andreotti. Il laticlavio vita natural durante spetta solo a persone che si sono
contraddistinte per grandi meriti e per specchiata condotta. Averlo concesso a
un uomo che ha avuto rapporti con la mafia rimane una delle macchie più grandi
di cui si sia macchiata la Repubblica italiana.
Le parole di commemorazione rivolte da Berlusconi verso Andreotti sono
indicative: “Con Andreotti scompare un protagonista politico e un uomo di
governo che ha fatto la storia d'Italia. Leader tra i più autorevoli della Dc,
ha saputa difendere la democrazia e la libertà in Italia in anni difficili, sia
in quelli della contrapposizione tra cattolici moderati e comunisti, sia in
quelli in cui la Dc diede un contributo decisivo, di vite umane e di valori,
per la sconfitta del terrorismo brigatista. Contro la sua persona la sinistra
ha sperimentato una forma di lotta indegna di un Paese civile, basata sulla
demonizzazione dell'avversario e sulla persecuzione giudiziaria: un
calvario che Andreotti ha superato con dignità e compostezza, uscendone
vincitore. Quello usato contro di lui è un metodo che conosciamo bene, perché
la sinistra dell’odio e dell’invidia ha continuato a metterlo in campo anche
contro l’avversario che non riusciva a battere nelle urne” (1). È un volerne
raccogliere l’eredità e i punti di riferimento elettorali, cosa che peraltro
Berlusconi ha fatto da tempo. A buon intenditor, poche parole.
Il Consiglio regionale della Lombardia ha commemorato Andreotti con un discorso
tenuto dal Presidente del Consiglio stesso, Raffaele Cattaneo. Umberto
Ambrosoli, capo dell’opposizione, poco prima dell’inizio del discorso si è
alzato e se ne è andato. Come tutti sanno, Umberto è il figlio di Giorgio
Ambrosoli, un uomo che ha fatto la stessa fine di Paolo Borsellino e di cui
Giulio Andreotti ha detto: “era uno che, in termini romaneschi, se le andava
cercando”.
Umberto Ambrosoli ha mantenuto un profilo molto basso e non ha voluto
enfatizzare il suo comportamento. Succede sempre così agli onesti di questo
paese. Gli tocca tacere per evitare di ingoiare altri bocconi amari.
NOTE
(1): Cfr. http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1236406/E--morto-Giulio-Andreotti.html