2013.04.23 – Ripugnanza
Ci eravamo lasciati con Giorgio Napolitano il quale diceva a Mario Calabresi che farsi rieleggere era una non soluzione. Per fortuna, viene da dire. Fosse stata una soluzione, Napolitano avrebbe romanamente salutato da Palazzo Venezia.
Non ho più
nulla da dire su Napolitano. Quel che c’era da scrivere l’ho scritto nei giorni
scorsi. Provo ripugnanza, questo sì. Ripugnanza verso lui e chi lo ha votato.
Ho visto, in sede di scelta dei candidati, persone degnissime come Milena
Gabanelli e Gino Strada farsi da parte poiché il ruolo di Capo dello Stato li
faceva sentire inadeguati. Non credo sia facile anteporre all’ambizione e
all’autogratificazione il senso del limite. Gabanelli e Strada invece lo hanno
fatto. “Grazie, ci fa piacere ma non è il nostro mestiere. Meglio che vadano
altri più preparati di noi”. Tanto di cappello.
Al no di Gabanelli e Strada ha fatto seguito, da parte del Movimento cinque
stelle, la candidatura di Stefano Rodotà. Uomo coltissimo e integerrimo, il suo
era un profilo di alto livello. Sapere tutti come è andata a finire. Il Pd non
lo ha voluto perché era espressione dei grillini, è stata la motivazione
ufficiale.
La realtà non è solo e semplicemente questa. Rodotà non è stato voluto anche
perché ha firmato l’appello sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, perché ha
più volte preso posizione contro il finanziamento pubblico alle scuole private,
perché non vede di buon occhio la Tav e perché è il principale teorico italiano
del benecomunismo. Tutti buoni motivi per essere detestato da chi fa politica
con l’unico scopo di riempire il proprio portafoglio.
A ciò dovete aggiungere una cosa: qualora Mancino avesse deciso di telefonargli
al Quirinale per chiederr di fermare i giudici che indagano sul patto
Stato-mafia, si sarebbe sentito rispondere con un vaffanculo in cosentino
urlato a 110 decibel.
Rodotà era la soluzione migliore. Il M5S ha avanzato una candidatura di rottura
e progresso e l’ha difesa fino in fondo. Applausi. Il Pd ha preferito a Rodotà
prima Franco Marini e poi Romano Prodi, bruciandoli peraltro entrambi. In
questa sede non parleremo male di Marini e Prodi poiché farlo significherebbe
sparare sulla Croce rossa. Si dirà solo che Marini è stato il Presidente del
Senato più imbranato della storia repubblicana (aveva enormi difficoltà nel
gestire il dibattito parlamentare, bastava un emendamento e andava in crisi) e
che per Prodi parlano i suoi esecutivi (per carità, uomo onesto e mite, ma
poi?). Si deve invece evidenziare come il Pd è stato percorso da una guerra
interna che ha lasciato a bocca aperta anche gli osservatori più smaliziati. Ne
hanno fatto le spese non solo i due candidati bruciati, ma anche Pier Luigi
Bersani e Rosy Bindi, che hanno rassegnato le loro dimissioni da ogni incarico
in seno al partito.
Se il Pd avesse appoggiato Rodotà non sarebbe imploso. Beppe Grillo aveva anche
detto apertamente che, con Rodotà al Quirinale, la strada per la formazione di
un esecutivo da lui appoggiato era in discesa. Ma, si sa, l’intelligenza è
merce rara, per cui, mandati al macello i due signori di cui sopra, si è scelto
di appoggiare Napolitano, facendo così un favore straordinario a Silvio
Berlusconi.
Gli elettori del Pd l’hanno presa bene. Qualcuno ha strappato la tessera
davanti a Montecitorio e vari circoli locali sono stati occupati dai militanti
indignati per il comportamento dei loro uomini.
Tutto questo, è ovvio, non servirà a niente. Il popolo non è fatto per essere
ascoltato, bensì per essere munto a ogni elezione. Una volta ottenuto il suo
voto, è bene che l’uomo della strada taccia e lasci fare a chi del mestiere se
ne intende: Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Giuseppe Fioroni, Enrico Letta
sono notoriamente garanzia di affidabilità, lungimiranza e successo. Date a
D’Alema una crisalide e tornerà a essere una larva. Date a Franceschini una
pepita d’oro ed essa diverrà stagno. Date una moneta a Giuseppe Fioroni e ci
finanzierà le scuole private. Date un mazzo di chiavi a Enrico Letta e le
smarrirà dopo otto secondi, facendovi rimanere fuori di casa e con l’auto
chiusa.
Con singolare pervicacia, gli uomini del pasoliniano Palazzo continuano a
difendere i loro privilegi e a ignorare spudoratamente il malessere popolare.
Se sia stupidità o farabuttagine non è dato sapere (non ostinatevi a cercare
sul vocabolario; non la troverete, ma a me piace e la uso).
Domani, forse, avremo un nuovo governo. Sarà una nuova ammucchiata di persone
che perseguiranno una politica vecchia e stantia: tassiamo i poveri in nome
dell’austerity impostaci dall’Europa.
Sarà una nuova farsa di cui saremo vittime. Nessuno sentirà i nostri lamenti.
La mancanza di etica pare renda irreversibilmente sordi.