2012.12.31 - Per il 2013

Dopo Ingroia si candida anche Piero Grasso. Non si ripeterà in questa sede il discorso fatto l’altro giorno per Ingroia. Ho stima di Grasso, credo sia un uomo capace e perbene.


Certo, egli ha sempre fatto molta attenzione a mantenere buoni rapporti con il potere (ricordo di averlo visto a una festa dell’Udc e tutti in questi giorni gli hanno rinfacciato una dichiarazione secondo la quale il governo Berlusconi avrebbe meritato un premio per il suo impegno antimafia) ed è altrettanto vero che egli ha potuto occupare il ruolo di procuratore in virtù del fanatico ostracismo del Pdl verso Caselli, ma ciò non vuol dire che Grasso sia un incapace o un disonesto.
Grasso ha scelto di candidarsi per il Pd. Secondo alcuni, in caso di vittoria elettorale potrebbe essergli offerto il ministero della Giustizia unito a quello dell’Interno, e la cosa ha una sua plausibilità. Non so se sia vero che il Pd abbia scelto di schierare Grasso in funzione anti-Ingroia. Se ciò fosse vero, significherebbe che il polo di sinistra è più forte di quanto gli osservatori non vogliano ammettere.
E se il patto mafia-Stato fosse vero? E’ sensato e opportuno che Grasso si candidi con un partito che ha un ruolo in questa vicenda anche alla luce delle intercettazioni Napolitano-Mancino? Con tutto il rispetto che ho per Grasso, no. Si potrà affermare che il patto Stato-mafia allo stato attuale delle conoscenze è una supposizione. È vero, ma anche le supposizioni, in vicende così delicate, vanno tenute in alta considerazione.

La sinistra ha finalmente un simbolo. Su di esso campeggia il nome di Ingroia, sotto il quale c’è una stilizzazione del Quarto stato. Mesi fa firmai un appello dei Comitati Dossetti il quale affermava l’inopportunità che i partiti avessero i nomi dei propri leader (Lista Caio, Schieramento Sempronio) e/o che essi fossero presenti sui simboli elettorali. Questo non per un vezzo snob, bensì per due motivi: il primo è che, alla luce del dettato della Costituzione, il Presidente del Consiglio non è scelto dal popolo, ma dal Presidente della Repubblica; il secondo è invece di tipo politico-filosofico e riguarda il fatto che i partiti si formano attorno alle idee, non attorno agli individui. Tutto ciò pare superato dal modo di pensare imperante. La politica-spettacolo, il personalismo esasperato, l’americanizzazione strisciante hanno trasformato anche i nostri partiti in comitati elettorali. Non c’è da rallegrarsene.

In questi due giorni si sono svolte le primarie del Pd. Il popolo è più avanti dei suoi rappresentanti e ha spernacchiato figure ridicole come quella di Giorgio Gori. Mi fa piacere. Bersani si trova in difficoltà con Monti, il quale – da vero ingrato – gli si candida contro. Voglio bene a Bersani, ma anche un bambino avrebbe previsto che le cose sarebbero andate in questo modo. Il Pd non riesce a emanciparsi da se stesso e da una linea incomprensibilmente moderata. Ma come, non è il primo partito in tutti i sondaggi? Sì, ma lo è per la debolezza altrui. Inoltre, anche se è primo, non riesce a egemonizzare l’agenda politica. Il pallino sembra sempre in mano ai soliti noti. Casini, Monti, il Vaticano, la melassa centrista sembrano coloro i quali dettano tempi e ritmi del dibattito.

Torniamo a Ingroia. Se gioca bene le sue carte, potrà ottenere successo. Detesto la pochezza di chi dice che si tratta di giustizialismo. Le campagne del Pci contro i forchettoni democristiani erano espressione della volontà di una politica diversa. La giustizia, la vera giustizia, non può non essere un aspetto della più articolata volontà di limare le diversità di classe. Chi non si accorge di ciò è uno snob, uno che ha bisogno di re-imparare l’abc dei valori della sinistra. Sono francamente stanco, per quel che può valere la mia opinione, dei dibattiti teorici che non portano a nulla, dei sofismi di ingegneria costituzionale e dei discorsi da soloni. Vorrei veder pagare chi sbaglia. E vorrei vederlo pagare caro. Pagare caro e pagare tutto. E ben vengano le manette per chi specula sul popolo, per i potenti, per i privilegiati e per gli evasori. Chi lascia il tema della giustizia alla destra si ammanta di ridicolo. Meglio Marco Travaglio che Norma Rangeri, per intenderci. E pure di molto.