2013.08.16 - Marco Belpoliti e la pornografia
Copio/incollo un intelligente (come al solito) articolo di Marco Belpoliti. La pornografia è uno degli elementi più presenti nella nostra società, a volte con tentativi di autolegittimazione davvero curiosi (1).
È
difficile dire se essa arricchisca o impoverisca la nostra sessualità, se il
nostro immaginario si ampli grazie ad essa oppure se si riduca poiché
incentrato solo e unicamente sulla prestazione. Belpoliti mi pare propenda per
la seconda ipotesi e devo dire che le sue riflessioni, oltre ad essere molto
colte, sono stimolanti.
È soprattutto difficile trattare questo tema (su cui in futuro torneremo) senza
cadere nel moralismo o nel suo sedicente opposto, quel libertinismo che in
alcune occasioni cela una totale incapacità di ragionamento e un misero
conformismo sociale.
La pornografia non deve essere censurata (almeno per me) e non credo che essa
istighi allo stupro o alla marginalizzazione della donna. I barbari autori di
femminicidi che popolano l’Italia (e non solo, temo) non si sono macchiati di
tale vergogna poiché fan di Rocco Siffredi. Pensare il contrario sarebbe
quantomeno ingenuo, oltre che deresponsabilizzante.
Credo che anche attraverso la pornografia sia possa fare dell’arte, anche se
fino a ora personalmente mai mi sono imbattuto in un porno che possa dirsi
artistico. Limitandomi al cinema, infatti, ero e rimango convinto che questa
rappresentazione del sesso corrisponda essenzialmente a una forma di
prostituzione (peraltro legittima, anche se più o meno condivisibile).
C’è molto porno nella nostra quotidianità. Troppo, credo. Internet lo ha ormai
reso fruibile in quantità industriale. Se però diamo alla parola pornografia un
significato più ampio e dotato di giudizio morale (vale a dire di cosa e/o
attività deteriore, squallida e diseducativa), penso che il porno non sia la
cosa più pornografica della nostra società. Ma è un’opinione personale.
Ora, come è giusto, la parola a Marco Belpoliti.
Da http://www.doppiozero.com/rubriche/3/201307/pop-porn
Pop Porn
Tanta fatica per non fare l'amore
Marco Belpoliti
Tutto sarebbe cominciato con Linda Lovelace che
pratica la fellatio nella scena madre di Deep
Throat, Gola profonda.
Era il 1972. Negli Stati Uniti il film fu subito processato, e
contemporaneamente dilagò la polemica sul porno tra chi si schierava contro
ogni censura in nome della libertà d’espressione e chi invece condannava il
film per il legame che suggeriva tra pornografia e violenza sessuale.
Come ricorda Bruno Di Marino all’inizio di Hard media. La pornografia nelle arti
visive, nel cinema e nel web (Johan & Levi), lo stesso fronte
femminista si divise tra chi chiedeva la fine della censura e chi accusava il
film d’istigare i maschi all’aggressività verso le donne. A quarant’anni di
distanza il porno è dilagato diventando, grazie al web, uno dei prodotti visivi
più consumati anche dal pubblico femminile, senza che sia più soggetto a
persecuzioni giudiziarie, rifiuti morali o sensi di colpa personali. Un terzo
di coloro che vedono abitualmente siti porno, scrive Di Marino, sono infatti
donne. Il libro descrive il dilagante fenomeno del Pop Porn, e si domanda se
questo tipo di filmati appartengano o no a un vero e proprio genere, di cui
cerca di descrivere forme e confini.
Dal canto suo, Zygmunt Bauman in un saggio, Sugli usi postmoderni del sesso,
pubblicato nel 1999 in inglese, ora in un volumetto con prefazione di Maurizio
Ferraris (il Mulino), spiega come la versione attuale della attività sessuale
si concentri esclusivamente sul suo effetto orgasmico: il sesso postmoderno è
l’orgasmo. La questione è trattata anche da Byung-Chul Han, docente di
filosofia e teoria dei Media in Germania, nel recente Eros in agonia (Nottetempo).
“L’amore, scrive, si è positivizzato nella sessualità”, che è sottomessa al
diktat della prestazione; così l’erotismo non sarebbe altro che “un capitale
che si deve accrescere”.
Un esempio eclatante di questa trasformazione la si
trova nei volumi di E. L. James, a partire da Cinquanta sfumature di grigio; il partner della
protagonista le presenta la relazione alla stregua di una “proposta di lavoro”,
con tanto di orari, prestazioni previste e punizioni severe; e per ottenere il
massimo bisognerà che nel fare sesso ci si attenga a un preciso programma
salutista. Bauman ha tracciato nel suo saggio una vera e propria mappa del
sesso contemporaneo. Il punto di partenza è una distinzione delineata da
Octavio Paz, poeta e premio Nobel, in un libro, La duplice fiamma. Amore ed erotismo (Garzanti
1994, ES 2006).
Nella fiamma primordiale del sesso, acceso dalla
natura ben prima della apparizione dell’uomo, s’innalza la fiamma rossa
dell’erotismo, e al di sopra do questa guizza quella azzurrina dell’amore.
Sesso, erotismo e amore sono collegati, eppure separati, dice Paz; il sesso,
poi, è il meno umano dei tre, non essendo un prodotto culturale come gli altri
due. Con una battuta fulminante, presa da Theodore Zeldin, autore di Storia intima dell’umanità
(Donzelli), Bauman ricorda che nella cucina ci sono stati più progressi che nel
sesso. Tutta la storia del sessualità umana è infatti la storia della sua
manipolazione culturale, che ha inizio nel momento in cui si distingue tra
esperienza sessuale, ovvero piacere, e riproduzione della specie.
La tesi di Bauman è che nella età postmoderna
l’erotismo si è svincolato sia dalla funzione della riproduzione, come
dall’amore, sin qui cardine dell’esperienza umana. La ricerca del piacere
sessuale è assurta a norma culturale come un tempo accadeva per l’amore, dai
provenzali ai romantici. L’effetto è che oggi l’erotismo ha acquistato uno
spessore che non aveva in precedenza, ma al tempo stesso possiede un’inedita
leggerezza e volatilità propria dei nostri tempi. La lettura del sociologo di
origine polacca non è inficiata da alcun moralismo; guarda piuttosto con
lucidità cosa è divenuta la sessualità nel nostro mondo contemporaneo,
pornografia compresa. Come aveva incominciato a dirci Michel Foucault nel primo
volume della sua Storia della
sessualità, La volontà di sapere, uscito a metà degli anni
Settanta, la rivoluzione erotica di quel decennio “è stata depositata davanti
all’uscio delle forze di mercato” (Bauman).
La premessa fondamentale per cui l’erotismo si
possa trasformare in un fattore economico, di cui la pornografia è il prodotto
più a buon mercato, sta nella sua elaborazione culturale: prima deve assumere
una forma adatta a qualcosa che somiglia a una “merce”. L’erotismo, inoltre, si
è liberato dai legami che lo univano alla produzione dell’immortalità, sia sul
piano fisico (la riproduzione della specie) che su quello spirituale (l’amore
stesso come vertice); l’equivalente sul piano sociale è il passaggio dalla fama
durevole, l’immortalità, alla notorietà: il quarto d’ora di celebrità
pronosticato da Warhol per ciascuno. Bauman e Byung-Chul Han individuano nella
forma fisica la chiave di volta della nuova sessualità, che ha eliminato tutto
ciò che c’era di trasgressivo, torbido, ambivalente, e dunque anche di
doloroso, nella pratica sessuale volta al piacere. Sade non è più di moda; e
non si parla più neppure di amore e morte, fratelli gemelli, poiché la morte è
stata espulsa dal sesso, sebbene poi rientro dalla finestra dell’efficienza
salutista.
L’ansia di cui soffre una gran parte della
popolazione occidentale, con punte di depressione endemica, è uno degli effetti
di questo efficientismo, che ha proprio nell’universo Pop Porn il suo culmine,
come mostra Di Marino rileggendo arte contemporanea e cinema. Il vero problema
che l’erotismo postmoderno induce è quello della totale mancanza di una
“norma”, non nel senso moralistico del termine, quanto piuttosto dei
comportamenti adatti, individualmente e socialmente accettati. Il porno
sdoganato del web spinge a consumare l’erotismo in modo sfrenato (il piacere è
ovunque anche nel consumo degli oggetti sempre più erotizzati dalla
pubblicità), e nel contempo le regole del politicamente corretto vietano di trattare
l’altro – uomo, donna o trans – come un puro oggetto del piacere. Il mondo
contemporaneo sembra diviso tra queste due istanze contrapposte, quando, come
ci ricorda Bauman, in ogni incontro erotico, come ogni persona che ama sa bene,
si è al tempo stesso oggetti e soggetti del desiderio dell’altro. Anzi, non è
neppure concepibile senza che “i partner assumano entrambi i ruoli o meglio si
fondano in uno solo”. Il destino, cui ci affida il sesso postmoderno, è quello
della nevrosi psichica, con vantaggi inevitabili per tutti gli addetti alla
nostra psiche, che oramai sono tanti.
NOTE
(1): Cfr., da
ultimo, http://www.marianne.net/Pornographie-philanthropique-et-si-vous-pouviez-changer-le-monde-en-vous-masturbant_a231225.html