2012.10.03 - E poi parlano...

Non c’è il tempo di annoiarsi.  Uno se ne sta tranquillo, pensando a Fiorito, Polverini, alle feste in stile “antica Roma” e quelle con le maschere da porci, riflettendo su cosa potrebbe accadere oltre quanto sopra elencato, ed ecco che subito quelli del Pdl tornano a sorprendere la collettività.

 

Credo che nessuno dei lettori di questo blog sospettasse dell’esistenza di Antonio Piazza, esponente lecchese del Pdl e – udite udite – presidente della sezione lecchese dell’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale (sicuramente per merito, il Pdl è un partito che dà spazio solo ai più bravi, vedi il caso di Pierangelo Daccò) (1).
Rapportandosi quotidianamente alle esigenze dei più bisognosi (l’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale è l’ente preposto alla gestione e all’assegnazione delle case popolari), Antonio Piazza incarna in sé i valori migliori della probità e della rettitudine.
Proprio come tutti gli abitanti di Quarto Oggiaro e Baggio, egli viaggia in Jaguar. In tal modo, sa ben comprende le necessità e le sofferenze quotidiane di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.
Sempre per lo stesso motivo, egli è solito parcheggiare la sua automobile in un posto destinato ai diversabili (che Piazza, sicuramente uomo di raffinata cultura e sterminata umanità, non definisce handicappati). Piazza vuol sentire su di sé il peso del dolore, viverlo e farsene carico come San Francesco, per cui da anni posteggia la Jaguar nel medesimo spazio delimitato dalle strisce gialle. Quando scende dall’auto, si guarda attorno, ebbro e fiero di aver scelto quell’area che a lui non destinata, capisce di essere un uomo migliore degli altri, non lo fa pesare a nessuno e va, per così dire, a lavorare.
L’altra mattina, un diversabile vero ha inusitatamente protestato perché la sua automobile, che non deve essere una Jaguar (è proprio vero che i diversabili autentici non sanno emanciparsi dai propri limiti: si comprino un’auto decente, che diamine!), non poteva avere accesso al parcheggio a lui riservato, in quanto quest’ultimo era occupato dall’auto di Piazza. Il diversabile non solo non ha compreso lo spirito che muove l’esistenza di Piazza, ma ha pure preso il cellulare e ha chiamato i vigili urbani dicendo loro: “Potete venire a multare quest’uomo, il quale occupa il posto destinato a quelli come me?”.
Piazza si è comprensibilmente indignato. “Come mai” deve aver pensato “un vero diversabile si è permesso di chiamare i vigili? Perché esso vorrebbe infilare la sua auto nello spazio che io per consuetudine occupo al fine di sentire sulla mia pelle e nel mio cuore il peso della sua situazione?” (siccome siamo persone perbene e non comunisti assetati del sangue dell’avversario politico, non diamo alcun credito a chi dice che Piazza avrebbe formulato il concetto di cui sopra in questo modo, appena meno soave: “Ma tu guarda ‘sto stronzo, handicappato di merda, dove cazzo vuole parcheggiare. Ci parcheggio da anni e oggi questo viene a scassare la minchia! Io gli spaccherei la carrozzella sulla testa a ‘sto coglione! Ora mi tocca pure pagare la multa per colpa di questa merda ambulante!”).
Piazza è un galantuomo e l’ha presa bene. Non si è minimamente scomposto per l’altrui insensibilità, anche se – gliene diamo atto – avrebbe avuto tutto il diritto di farlo. Ha ammirato con una lieve trepidazione il vigile che compilava il verbale, gli ha porto la mano in segno di profondo rispetto (è da negarsi l’interpretazione data dai comunisti secondo cui Piazza avrebbe detto al vigile: “Tu, emerita testa di cazzo, domani mattina andrai a spalare merda in Patagonia!”) e ha poi spostato la Jaguar, non prima di essersi dato alla meditazione zen per ribadire a se medesimo di essere un galantuomo di rara probità e francescani costumi. Dopo che i vigili se ne sono andati, egli ha estratto un taglierino e, sempre per immedesimarsi nello spirito dei giovani discoli di periferia, ha squarciato gli pneumatici dell’auto del diversabile che lo aveva fatto multare.
Diversa gente lo ha visto e non ha apprezzato il gesto. Si sa, gli uomini generosi hanno sempre dovuto scontare dolorosi pregiudizi e ancor più tragici fraintendimenti, e per Piazza il fato non ha fatto eccezione. Il suo comportamento è stato segnalato alle forze dell’ordine (2).
I vertici del Pdl gli hanno imposto di dimettersi dall’incarico di presidente dell’Aler lecchese.
“Non è giusto”, ha detto Piazza.
Ha ragione, aggiungiamo noi. Proprio per questo il Pdl è in crisi: si tratta di un partito che caccia i suoi esponenti migliori, che resta elitario e, malgrado il mito di “Berlusconi presidente-operaio”, non sa e non vuol conoscere il linguaggio del popolo.
E poi parlano di crisi della politica. Ridateci Piazza, per favore. Ridateci il suo nitore morale, la sua compostezza, la sua integrità. Per uno buono che c’era, lo avete subito azzoppato, proprio come il Pd vuol fare con Matteo Renzi.

 

 

NOTE
(1): Cfr.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-03/Mi-chiamo-Pierangelo-Dacco-e-risolvo-problemi-190649.shtml?uuid=AbPnfunG
(2): Cfr.
http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/10/03/news/parcheggia_la_jaguar_sul_posto_del_disabile_e_gli_taglia_le_gomme_nei_guai_dirigente_pdl-43759038/