2012.09.10 - M5s, Grillo, Favia
Forse basterà un Giuseppe Favia qualsiasi per mettere in crisi il Movimento 5 stelle (M5S). Dico forse, perché le vicende sono complesse e perché, nessuno me ne voglia, mi pare che gli elettori medi di Beppe Grillo siano animati spesso da un fideismo del tutto fuori luogo.
Intendiamoci, è senz’altro la
delegittimazione etica della classe politica a far sì che Grillo (il quale a
volte dice cose più che condivisibili) abbia riscosso così tanto successo, e
non è meno vero che il M5S ha denunciato con meritoria veemenza detta
situazione. Però, qualcosa non torna e non è detto che i fanatici del grillismo
se ne avvedano.
Non credo all’innocenza dei giornalisti, né penso che una certa parte di essi
sia eticamente corretta o intellettualmente onesta. Questo però non mi induce a
ritenere Corrado Formigli il capo di un complotto contro il M5S. Peraltro, la
teoria del complotto dei media somiglia tanto a certe prese di posizione di
Berlusconi. Lo stile con cui dal blog di Grillo il tutto è stato denunciato è
poi degno della peggiore delle dittature. La ricostruzione dei fatti è stata
affidata a un giornalista free lance, tale Maurizio Ottomano, il quale ritiene
il fuori onda non spontaneo, ma preparato (1). In questo modo, se la lettura dei
fatti dovesse rivelarsi falsa, Grillo potrà dire che essa non era da lui
condivisa. Pieno Berlusconi style, insomma. Grillo aveva paura di metterci la
faccia?
Non so se Favia sia una persona degna di incarnare il presunto nitore morale
del M5S. Se lo fosse, sarei contento per lui e per Grillo. Se non lo fosse e se
egli si rivelasse non immune dai vizi di gran parte della politica italiana,
significherebbe che Grillo e i suoi sono stati sconfitti ancor prima di
partire.
Ma, caso Favia a parte, perché Grillo dovrebbe sembrarmi un uomo politicamente
affidabile?
Ha scritto Curzio Maltese:
“Chi e con quali criteri deciderà le candidature al
Parlamento del movimento? Qual è il reale ruolo della Casaleggio associati e a
quale titolo? Non sarebbe il caso di restituire la proprietà del marchio ai
militanti, invece di lasciarlo depositato alla Camera di commercio come fosse
il brand delle odiate multinazionali? Non eravate contro il copyright, come i
Piraten tedeschi? Perché sul logo deve per forza figurare il nome di un
padrone, per giunta neppure candidato? Perché Grillo e Casaleggio non
rispondono mai nel merito delle accuse sulla mancanza di democrazia interna,
non si dice alla stampa sporca e cattiva, ma neppure ai propri militanti
(Tavolazzi, Favia) o ad autorevoli esponenti del parlamento europeo?” (2).
Già. Uno dei guai del M5S è che la sua credibilità è assai ridotta.
Partito-persona come e più di tutti gli altri, guidato da un padre-padrone
palese e da un altro occulto, privo di un programma di governo, né di destra né
di sinistra (quindi essenzialmente di destra), esso paradossalmente potrebbe
rivelarsi la più forte causa di delegittimazione delle istanze di rinnovamento
della politica italiana. Un suo fallimento potrebbe infatti far pensare che in
Italia nessuno abbia la capacità di cambiare le cose. Poiché – alla luce del
caso Favia e di altre vicende – pare difficile che nel medio periodo il M5S
possa evitare un’implosione, non credo si possa essere ottimisti.
Grillo più che ai fascisti (ahi, quanto poco leggono i giornalisti e i politici
italiani) somiglia a Pierre Poujade. Come esso, e per motivi non troppo
dissimili, poco vale e ancor meno durerà.