2012.09.02 - Carlo Maria Martini

È dovere di ogni persona civile rendere omaggio a Carlo Maria Martini.  Egli è stato un fine intellettuale e un uomo di grande spessore morale.

 Ho sempre letto con attenzione quel che egli scriveva sul “Corriere della Sera”. Io, che sono serenamente ateo, ho provato profonda ammirazione per le sue parole, per il suo pensiero, per la coerenza dei suoi scritti.
Martini è stato un vero uomo di fede, uno che ha fatto seguire i fatti alle sue convinzioni. Questo perché il suo pensiero era scevro da ogni fanatismo ed era fondato sul dubbio. Ogni vero cristiano, scrisse una volta, fondamentalmente deve essere un ateo in quanto deve rimettere continuamente in discussione quello in cui crede. Di fronte a questa richiesta di umiltà intellettuale non si può che fermarsi ed applaudire.
Che diversità quella tra Martini e la chiesa di oggi: l’uomo del dubbio e dell’ascolto di fronte a un’istituzione incancrenita, corrotta, dogmatica e fanatica. La chiesa dei Marcinkus e dei Ratzinger, la chiesa che trova ragioni per riaccogliere i lefebreviani e caccia come appestati i preti della teologia della Liberazione, quelli che stanno vicini agli ultimi.
La chiesa che dice no all’aborto, no al preservativo, no a ogni forma di amore si fa piccola e meschina di fronte all’uomo che dialogava con gli atei perché anche in loro vedeva fondamenti di quella verità cercata in modo febbrile eppure lucido.
Eppure, Carlo Maria Martini è stato un uomo che ha continuato a credere nella chiesa, e lo ha fatto nonostante quel che essa è diventata. L’ha scossa e l’ha interrogata da ultimo con parole critiche e autocritiche che suonano di rimprovero anche a chi, come lo scrivente, non frequenta la chiesa (mi riferisco all’articolo che trovate qui:
http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_02/le-parole-ultima-intervista_cdb2993e-f50b-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml). Già, perché Martini parlava a tutti. Egli, però, non lo faceva per cercare consensi facili, bensì in modo del tutto naturale, realmente ecumenico, compiutamente universale.
Carlo Maria Martini avrebbe potuto essere papa dopo la morte di Karol Wojtyla. Non lo è diventato in quanto gli è stato preferito Joseph Ratzinger. Se penso a una chiesa guidata da Carlo Maria Martini, penso a un movimento che, specie in questi anni di smarrimento ideologico e culturale, avrebbe saputo porsi come fulcro di un rinnovamento morale del mondo.
Così non è stato, non assisteremo a quel Concilio Vaticano III che pare fosse nelle intenzioni di Martini. Un uomo retrogrado come Ratzinger non ammetterà certo una discussione ampia e articolata come quella che scaturirebbe da un simile consesso.
È stata un’occasione mancata da parte della chiesa la mancata ascensione al suolo papale di Carlo Maria Martini. Un errore che essa paga e pagherà a caro prezzo. Un errore che, purtroppo, paghiamo anche noi.
Le parole di Martini invece, rimarranno e saranno inoccultabili. Verrà il giorno in cui, assieme ad altre parole di altri grandi uomini, esse si porranno come elemento di una fase di emancipazione dell’umanità. Ed è un giorno che speriamo arrivi presto.