2012.07.23 - Il bello della vita da potenti

Il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, durante l'esecuzione dell'inno nazionale ha alzato il dito medio in uno dei suoi tutt'altro che infrequenti gesti sopra le righe.

 "Mai più schiavi di Roma", ha poi tonitruantemente affermato il ministro. Naturalmente, ognuno è libero di trovare più o meno piacevole "Fratelli d'Italia" (chi scrive, ad esempio, ha sempre guardato con molta distanza gli inni). Altrettanto naturalmente, la forma è sostanza e ci sono modi e modi di dire le cose (e ciò che le cose stesse sottintendono). Tutti abbiamo sentito parlare Mario Borghezio e tutti ricordiamo Roberto Castelli (all'epoca dei fatti titolare del Ministero della Giustizia) zompettare arzillamente sotto Montecitorio assieme ad una scolaresca al grido di "Chi non salta un italiano è". Ognuno ha il suo stile, la sua educazione ed i suoi argomenti. Certo, da chi è parte di un esecutivo ci si attenderebbe qualcosa di diverso dai modi abitualmente riscontrabili all'ora di chiusura di alcuni "bar dello sport" in qualche avventore, ma forse non abbiamo capito: la politica oggi deve essere ruspante. Chi non ricorda la meravigliosa immagine di quel parlamentare di AN intento a lanciare mortadella alla Camera?

Nello stesso contesto, il ministro Bossi ha detto che al Nord si sono stufato degli insegnanti "terroni".In soccorso del loquace leader leghista si sono mossi compagni, alleati e commentatori prezzolati. "Bossi è naif", "Bossi usa questi toni per attrarre l'attenzione", "Bossi ha un'anima popolare", "Bossi va capito perché il suo stato di salute non sempre gli consente di esprimersi in modo articolato" ed altre frasi del genere sono state dette per giustificare il senatur. Il bello della vita da potenti è questo: ci si può permettere di dire tutte le cazzate che si vuole, tanto si troverà sempre qualche persona ridicola e/o bisognosa che arzigogolerà qualche straccio di scusante per negare l'evidenza e vendere fumo. Chi nasce servo, tale rimane per tutta la vita. E' un concetto che mi hanno trasmesso i numerosi insegnanti meridionali che ho incontrato nella mia vita. Non smetterò mai di ringraziarli. Chi ne parla male e non li vuole, lo fa perché ne invidia la capacità di non piegarsi.