2012.07.01 - Un po' scurettino

L’altro giorno la ministra Elsa Fornero ha detto che il lavoro non è un diritto. Ho l’impressione che di quel che ha o dovrebbe aver letto (la Costituzione, ad esempio), la ministra Fornero abbia capito solo la sua carta d’identità. E soltanto poiché c’è la sua fotografia.

 

Poi qualcuno che collabora con lei le ha detto che, insomma, certe cose non si dicono – specie se si fa parte del governo – e lei ha spiegato ai giornalisti che non avevano capito (poveri giornalisti, che massa di stupidi che sono).
Ora, le cose sono due: o cambiamo i giornalisti, o cambiamo la ministra.
A tal proposito, una mezza idea ce l’avrei, ma temo che Napolitano non sarebbe d’accordo.

Ha detto invece Sergio Marchionne che le leggi che regolano i rapporti di lavoro in Italia non gli piacciono. “Non voglio dire quello che penso, ma questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, da quanto ne so. Focalizzare l’attenzione su questioni locali ignorando il resto è attitudine dannosa. Un evento unico che interessa un particolare Paese che ha regole particolari che sono folcloristicamente locali”: queste sono le parole che Marchionne ha scolpito nel cachemire (1).
In tutto il mondo civile i lavoratori sono protetti da normative che ne tutelano la salute e la dignità. Nei paesi più sviluppati dell’Italia, le maestranze operaie godono di salari più alti rispetto alle nostre (chissà se Marchionne ha mai visitato gli stabilimenti della Volkswagen), ma il manager non guarda al progresso. Punta al passato. Ideologico e querulo come solo i liberisti sanno essere, Marchionne sembra rimpiangere Bava Beccaris, e, ancor prima, la schiavitù. Il prossimo atto della sua attività (si fa per dire…) manageriale sarà lo spostamento della sede della Chrysler-Fiat da Detroit ad Atlanta, poi innalzerà sul pennone la bandiera secessionista dei sudisti. Se riuscirà anche a comprare qualche centinaio di ettari di piantagioni di cotone, avrà completato l’opera.

A proposito di secessionisti (i maligni avrebbero detto “a proposito di idioti”, ma noi maligni non siamo, né lo siamo mai stati), la Lega Nord si è riunita a congresso. Un solo candidato alla segreteria, Roberto Maroni, questo non tanto perché la Lega sia un movimento monolitico, bensì a causa del fatto che se ci fossero stati due nomi su un’eventuale scheda elettorale, quelli della Lega non avrebbero saputo distinguerli. Ciò detto, però, a conferma che nella Lega c’è democrazia, una elle menti più lucide dell’ultimo millennio, Mario Borghezio, si è messo alla testa di un piccolo movimento interno che si oppone alla linea Maroni, giudicata troppo morbida e incline a compromessi con Roma ladrona.
Borghezio, dicevamo, non è uno sprovveduto qualsiasi. Egli è un politico fine, un uomo dalle ampie vedute, un pensatore colto, una persona riflessiva e ponderata, e certo – egli non ce ne vorrà – un uomo di una certa malizia, il quale sa bene che in politica il consenso è cosa fondamentale. E chi ha il consenso in questi giorni? Facile: gli atleti impegnati nel campionato europeo di calcio. Di essi, il più popolare è Mario Balotelli, che solo apparentemente potrebbe sembrare indigesto ai leghisti.
Ieri sera così ha parlato al Tg di La7 il buon Borghezio: “Balotelli è un padano. Certo, un padano di colore… un po’ scurettino…”. Il viso intanto gli diventava verdognolo, perché va bene la ricerca del consenso, va bene la democrazia, va bene il pluralismo, ma prima o poi il travaso di bile arriva.



NOTE
(1): Cfr.
http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/460372/