2012.05.31 - La distanza
A me le parate militari non piacciono. Sarò fatto male, ma l’idea di associare dei carri armati a una festa mi pare folle.
Mi ha sempre
convinto poco il concetto di patria e meno che mai sono devoto alla bandiera.
Mi sembrano concetti più tribali che civili, escludenti più che inclusivi.
Quando poi li vedo esaltati con tanto di armi e divise mi sembra di essere
catapultato in un’orribile esaltazione dell’odio.
Lunedì celebreremo il lutto nazionale, ma sabato si svolgerà lo stesso la festa
della Repubblica: le forze armate sfileranno lungo Via dei Fori imperiali. Il
tutto avverrà in modo sobrio, ha assicurato Giorgio Napolitano, e commemorando
le vittime del terremoto in Emilia (1).
Non vorrei mancare di rispetto a nessuno, ma a me sfugge il modo in cui si può
rendere sobrio un reggimento di soldati, e sfugge anche il modo in cui si può
riuscire a ricordare dei morti mentre si marcia con il fucile in mano.
Una parata militare in uno stato democratico mi sembra un evento sempre e comunque
inopportuno, figuriamoci mentre si devono ricordare sedici vittime di un
terremoto.
Un popolo è tanto più forte, maturo e intelligente quanto più sa rinunciare a
riti consunti e inutili. Un popolo non si riunisce attorno a simboli vuoti, ma
attorno a eventi reali.
Se il 2 giugno Napolitano andasse nelle zone terremotate assieme alla
Protezione civile e a qualche gruppo di volontari farebbe un bel gesto e
affratellerebbe gli italiani. Restando a Roma a vedere fanti che marciano
sottolineerà invece la distanza sua e di larga parte della classe politica dai
bisogni e dai sentimenti degli italiani.
NOTE
(1): Cfr. http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/456331/