2012.05.27 - Sarei ipocrita se...
La ministra Elsa Fornero è raccapricciante. L’idea che una persona del genere possa occupare una poltrona ministeriale mi mette letteralmente ribrezzo. Questa donna – l’ho già detto nei giorni passati – è un individuo di nessuna qualità professionale e un’invasata.
Di nessuna
capacità professionale in quanto, per fare un solo esempio, ha realizzato una
riforma – quella delle pensioni – la quale ha lasciato senza stipendio e senza
pensione un numero imprecisato di persone. Secondo il ministero, esse sono
65.000 (vale a dire gli abitanti di una città come Viterbo), secondo il resto
del paese esse sono molte di più, probabilmente il doppio. Queste persone
attualmente vivono senza un centesimo. Per fortuna che Fornero è una ministra
tecnica, che dovrebbe conoscere il suo mestiere. Fosse stata un’incompetente,
cosa avrebbe combinato?
In realtà, credo dovremmo chiedere scusa a Mara Carfagna. Quest’ultima non sarà
la quintessenza del sapere, ma peraltro mai ha detto di esserlo, il che depone
a suo favore. Oltre a ciò, mai avrebbe lasciato decine di migliaia di persone
senza stipendio né pensione. Vistasi persa, avrebbe avuto un sussulto di
dignità e si sarebbe fermata. Fornero, invece, no, in quanto è convinta di
essere la personificazione del giusto. All’inizio non ha ammesso l’errore, poi
ha deciso che i cosiddetti esodati sono 65.000 e ha detto che si studieranno
ammortizzatori sociali per questo numero di persone. Se essi fossero 65.001,
per l’uno in eccesso non ci sarebbe un euro. Se, come pare plausibile, in eccesso
ci saranno trentamila persone o più, lo Stato – che grazie all’idiozia della
ministra ha contemporaneamente tolto loro lo stipendio e la possibilità di
andare in pensione – li lascerà morire di fame tutti. Nemmeno Gasparri nei suoi
momenti migliori avrebbe realizzato una cosa del genere.
Fornero, come detto giorni fa, è una “thatcherina”. Per lei lo Stato è un
orpello fastidioso, un concentrato di inettitudine, un affastellamento
burocratico da demolire. Ne ha dato una dimostrazione l’altro ieri, quando è intervenuta
al convegno milanese “Autonomia delle persone con disabilità: un nuovo
contributo per assicurarla”.
La ministra ha detto che “non si può pensare che lo Stato sia in grado di
fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi’’, aggiungendo anche che
“sia il privato che lavora per il profitto sia il volontariato no profit sono
necessari per superare i vincoli di risorse. Il privato, in più del pubblico,
possiede anche la creatività per innovare e per creare prodotti che aiutino i
disabili. La sinergia tra pubblico e privato va quindi rafforzata” (1).
Già, la sinergia va rafforzata.
Tu – poniamo il caso – sei nato con il cordone ombelicale avvolto attorno al
collo e ciò ti ha procurato traumi irreversibili. Fornero pensa che grazie ai
privati si possano creare “prodotti che aiutino i disabili”. Quali sarebbero
questi prodotti, di grazia? Monili? Bracciali? Statuette di Padre Pio?
Tagliaunghie tricolori per i centocinquanta anni dell’Unità nazionale?
Tu sei focomelico. Cosa può fare il privato per te? Delle braccine metallizzate
da abbinare all’ultimo modello di scarpe Nike? Il gioco delle freccette senza
freccette? La sponsorizzazione di un torneo di braccio di ferro?
Tu sei tetraplegico. Il privato potrebbe darti una sedia a rotelle provvista di
aria condizionata, oppure regalarti una foto di Stephen Hawking con scritto
“muoviamoci!”, o magari farti acquistare a prezzo scontato uno scartatore
automatico di caramelle.
Bello, no?
Decisamente risolutivo.
È questo che vogliono i disabili e i loro familiari, non il rispetto e la
dignità.
Ho l’impressione che la ministra Fornero non sappia né cosa voglia dire essere
disabili, né cosa comporti vivere accanto a una persona portatrice di handicap:
fatiche, lacrime, dolore, solitudine. Tutte cose che non possono essere
monetizzate, e per le quali il privato nulla può fare, se non lucrarci sopra.
Non so perché la ministra Fornero non abbia proposto la creazione di un’agenzia
di viaggi che accompagni i disabili sulle montagne del Taigeto, come ai vecchi
tempi. Il motivo più probabile è legato al fatto che la signora non conosce la
storia (meno male, non sempre l’ignoranza vien per nuocere).
Rimane in piedi la questione legata alla vita dei portatori di handicap.
Fornero ha detto: “Per evitare accuse di raggiro o frodi, il ruolo pubblico
dovrebbe dare credibilità inserendosi nella relazione tra la persona e il mondo
assicurativo. C’è bisogno di innovazione finanziaria e creatività”. Tradotto in
italiano vuol dire che lo Stato non ha più intenzione di spendere un centesimo
per chi è portatore di handicap. State male? Avete problemi? Fatevi una bella
assicurazione e non lamentatevi. E le politiche di supporto? E l’inserimento in
società? E i diritti civili – non monetizzabili – del disabile? Niente di tutto
questo. La politica è morta, il Novecento è finito, per cui torniamo alla
carità del XIX secolo.
Ministra Fornero, non credo che una risata la seppellirà. Non perché non
basterebbe, intenda. La realtà è che per lei, prima delle risate, stanno
arrivando gli insulti. Sarei ipocrita se le dicessi che la cosa mi dispiace.
NOTE
(1): Cfr. http://www.fishonlus.it/2012/05/25/fornero-privatizzare-la-disabilita/ . Grazie a Serena Casu
per avermi segnalato la notizia.