2012.05.21 - Completare l'opera

Chissà chi era e cosa voleva l’uomo che ha fatto esplodere una bomba davanti all’istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi?

Nei giorni scorsi si sono fatte ipotesi di ogni genere, compresa quella avanzata da Enrico Mentana la sera dell’attentato: una bomba islamica contro usi e costumi dell’Occidente. Parole in libertà, sopravvalutazione delle proprie capacità di analisi, spettacolarizzazione dell’informazione ed ecco cosa succede. Non sarebbe meglio tacere, a volte?

Forse non è stata un’organizzazione malavitosa a stroncare l’esistenza di una sedicenne di Mesagne, Melissa Bassi, anche se quel giorno era prevista a Brindisi una manifestazione per la legalità in ricordo di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, cui la scuola dove è esploso l’ordigno è intitolata.
Forse non è stato un delitto passionale, forse nemmeno una vendetta. Qualcuno ha pensato potesse essere una bomba che volesse destabilizzare il quadro politico, ma nemmeno questa ipotesi mi pare possa essere ritenuta plausibile.
Rimane sull’asfalto il sangue di una bambina di sedici anni, una di quelle cui mi capita di insegnare italiano e storia. Una di quelle che, quando entri in classe, senti già come qualcuno abbia deciso per lei. Frequentano un istituto professionale, per cui non saranno mai classe dirigente, non avranno mai un futuro roseo, probabilmente non avranno nemmeno una gran coscienza politica per comprendere chi e come le sta schiacciando. Una famiglia, dei figli, un mutuo, le rate, molto precariato dopo molta disoccupazione, uno stipendio da fame, i corpi che ingrasseranno con l’andare degli anni e con le gravidanze: questo è ciò che spetta loro, non quello che sognano. Tu però non glielo dici in quanto lì rappresenti un’istituzione – lo Stato – che in teoria ci vorrebbe tutti uguali nelle possibilità e che invece opera distinzioni odiosamente classiste fin da quando sono adolescenti. E tu sei troppo piccolo per dire che si dovrebbero ribellare, che dovrebbero andare a lanciare sassi contro i vetri delle finestre di quei ministri che tolgono loro ore di insegnamento, soldi, carta igienica e fogli per le fotocopie. E sei troppo piccolo per dire loro quel che sarebbe giusto, le frasi “Vi ci porto io a lanciare sassi, vi hanno fregato anche la dignità”, per cui passi a spiegare o a interrogare, aspettando infine che il suono della campanella ti consenta il lavaggio della coscienza.
Ho visto una triste sfilata di ministre e ministri a Brindisi. Tutta gente che non sa e non conosce, uomini e donne che non hanno idea di cosa sia il popolo e come viva. Sono stati a completare l’opera, a uccidere i parenti con le loro parole di circostanza, pronunciate magari tra uno squillo e l’altro del telefono cellulare. Terminato il lavoro, hanno preso l’aereo e sono tornati a Roma, bene attenti a che nulla abbia sporcato i loro vestiti buoni.
La scuola è ricominciata, gli ultimi tali rimarranno in quanto la politica questo vuole e il sangue non lascia traccia. Un morto in più o in meno non cambia nulla, nemmeno se ha sedici anni. La prossima partita di calcio consentirà a tutti di dimenticare.