2012.05.10 - Meno male per Peppino
Le elezioni amministrative di domenica e lunedì hanno prodotto lo scossone. Il sistema politico italiano si è dissolto, ma non è detto che i partiti abbiano perso su tutta la linea.
Per portare
un solo esempio, Mario Monti si è definitivamente tolto il sogno di presentarsi
alle elezioni: ormai è chiaro anche a un uomo scarsamente perspicace come lui
che lo voterebbe solo la moglie, e non certo per stima.
Il fatto che Monti – e probabilmente anche Corrado Passera – abbiano un lungo
avvenire dietro le spalle ha rovinato i piani di Pierferdinando Casini, il
quale contava di costruire sui professori una nuova Dc (evidentemente i danni
prodotti dalla vecchia non per tutti sono stati sufficienti). Chi ci ha rimesso
è Gianfranco Fini, il quale dopo essere entrato a fare il vice di Berlusconi portando
con sé il 12% circa dei consensi, ne è uscito con il 4%, è andato a fare il
vice di Casini (che ha un quarto dei voti del satiriaco di Arcore), ed è da
questi stato cacciato o quasi (1) e oggi, qualora si presentasse da solo alle
elezioni, raccoglierebbe non più del 2% dei voti. Se qualcuno ritiene ancora
che Fini sia qualcosa di più che un buono a nulla, è pregato di accomodarsi
fuori.
Torniamo alle elezioni. Il Pdl è ridotto a percentuali minime (plausibilmente
ha perso il 60% dei suoi consensi elettorali), la Lega è andata ancora peggio,
il Pd è andato come sempre: poco bene. Vince dove fa da serbatoio di voti (è il
caso di Genova), non intercetta il malumore popolare altrove (si pensi solo a
Palermo). Sel mi pare abbia i candidati ma meno consensi del previsto (a
proposito, perché appoggiare Ferrandelli a Palermo?), la Federazione della
Sinistra credo acquisti voti rispetto alle previsioni, ma senza uscire da una
marginalità politica che dovrebbe far riflettere, l’Idv è stata fagocitata dal
Movimento 5 stelle.
Il grande vincitore delle elezioni è, ovviamente, Beppe Grillo. Napolitano
pensa l’esatto contrario (2) ma ha perso una straordinaria occasione per stare
zitto. Innanzitutto, il Presidente della Repubblica non commenta i risultati
elettorali, poi non si abbassa a polemiche. Peraltro, fossi in Napolitano, non
mi avventurerei in liti da cui potrei uscire sconfitto: un Presidente della
Repubblica non può consentire che l’inserimento dell’obbligo del pareggio di
bilancio avvenga senza approvazione parlamentare, altrimenti tratta la legge
fondamentale dello Stato molto peggio di quanto non abbia fatto Silvio
Berlusconi.
Non sono grillino. Ho detto molte volte le ragioni per le quali Grillo non
riscuote la mia piena fiducia. Ribadisco che l’antipolitica si sviluppa solo
quando esiste la cattiva politica, per cui non lo colpevolizzerei di nulla. Il
male è altrove, lui è solo un rimedio inadeguato.
In Francia ha vinto François Hollande. È una buona notizia. Ora non facciamoci
illusioni e limitiamoci ad auspicare buonsenso. Lo stesso dicasi, ma con molte
complicazioni politiche in più, per il grande risultato di Syriza in Grecia.
Sia a Parigi che ad Atene la destra più becera ha ottenuto risultati di enorme
rilievo, e questo risveglia incubi mai sopiti. Ma questo non è un buon motivo
per non abbattere i governi dei banchieri.
Infine, la palma del peggiore se la aggiudica – cosa che non capita di rado –
un ministro di quella congregazione di pederasti, maniaci sessuali e
delinquenti comuni che è la chiesa cattolica. Vi invito a leggere l’articolo
sottostante e a fare le vostre riflessioni. Se sei Enrico De Pedis, la chiesa
ti ama. Se sei Peppino Impastato, no. Meno male per Peppino, cosa se ne farebbe
delle lacrime di coccodrillo di questi individui ignobili?
Da http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/453476/
Cronache
09/05/2012 - LA STORIA
Messa per Impastato, il no della Chiesa
Il parroco: "I tempi non sono maturi". E il fratello
accusa: terribile lasciarlo solo anche da morto
LAURA ANELLO
Cinisi (Palermo)
Di chi è la memoria di Peppino Impastato? A chi appartiene il testimone del
ragazzo che sfotteva alla radio i boss di Cosa Nostra, che sventolava la
bandiera rossa della rivoluzione sotto il loro naso, che sfidava Tano
Badalamenti fin sotto casa, distante appena cento passi dalla sua?
Trentaquattro anni dopo il suo assassinio, la questione non è ancora chiusa, in
questo paesone a trenta chilometri da Palermo dove - come dice il sindaco
Salvatore Palazzolo «su ogni appalto pubblico che abbiamo bandito le imprese
hanno pagato il pizzo alla mafia». No, le ferite sono ancora aperte, tanto che
per Peppino, uomo di Democrazia Proletaria, dire messa è ancora un tabù.
«I tempi non sono maturi», ha spiegato don Pietro D’Aleo, parroco della Ecce
Homo a Giovanni Impastato, impegnato in prima fila nelle manifestazioni in
ricordo del fratello che per quattro giorni (grazie a un progetto della
Fondazione con il Sud, in collaborazione con il Museo della ‘Ndrangheta e della
Casa memoria Felicia e Peppino Impastato) hanno riempito la cittadina di
dibattiti, incontri, cortei. «Noi avevamo chiesto una messa, ci ha risposto che
era meglio di no», dice Giovanni.
Già, i tempi non sono maturi, tanto che la celebrazione è stata sostituita da
una più laica «veglia di preghiera per la legalità e la giustizia sociale»,
officiata ieri sera da don Luigi Ciotti, tessitore di ponti di dialogo e
pellegrino infaticabile sui luoghi della memoria.
«Non c’è alcuna polemica - dice il parroco - abbiamo ritenuto che in una veglia
si potesse dare più spazio al ricordo, alle letture, alle riflessioni». Ma in
verità ancora oggi è quasi uno scandalo l’idea di commemorare quel nome sull’altare,
il nome di un rosso, comunista e rivoluzionario ucciso il 9 maggio del 1978 a
trent’anni. E non solo per le resistenze del mondo cattolico, che quest’anno,
per la prima volta, ha abbracciato l’idea di partecipare alla commemorazione,
ma per quelle interne ai «compagni».
Da una parte il fratello Giovanni con la sua «Casa memoria», secondo cui
bisogna abbattere gli steccati, «perché Peppino è stato già isolato in vita, e
sarebbe terribile isolarlo pure in morte»; dall’altra l’associazione Impastato
guidata dall’amico Salvo Vitale, geloso custode del ricordo duro e puro.
I due già convivono da separati in casa nella palazzina che fu di don Tano
Badalamenti e che adesso, come bene sequestrato alla mafia, è stato affidato
dal Comune a entrambi. La messa, in questo clima, sarebbe stata una miccia
sulla benzina. «Con la veglia di preghiera spiega Caterina Palazzolo,
responsabile dell’azione cattolica della parrocchia e promotrice
dell’iniziativa - abbiamo cercato una soluzione nel segno del dialogo. La messa
sarebbe stata vista male soprattutto all’interno del mondo comunista, più che
dentro la Chiesa».
Una spaccatura che si è consumata due anni fa, quando i militanti
dell’associazione Impastato contestarono il sindaco arrivato per inaugurare la
nuova vita della ex casa di Badalamenti, insieme con altri primi cittadini
invitati per l’occasione. Inconcepibile, per i «rivoluzionari», quella sfilata
di colletti bianchi.
Furono urla, insulti, finì con una denuncia ai carabinieri e con il rischio che il Comune facesse marcia indietro sull’assegnazione del bene. Pericolo scongiurato, ma la vecchia associazione che teneva tutti dentro si spaccò.
Giovanni ne fondò una sua: «Casa memoria Felicia e Peppino Impastato», dedicata anche alla madre. E adesso impegnata «oltre i confini della memoria», come recita il titolo del programma di manifestazioni che oggi vedranno la posa della prima pietra del percorso dei Cento passi, un itinerario lungo l’asse principale della cittadina, corso Umberto I, dove si affacciano sia la vecchia casa di Badalamenti sia quella dove abitava Peppino. «Lui nelle istituzioni ci credeva - dice Giovanni - tanto da candidarsi al consiglio comunale in quelle elezioni di cui non riuscì a vedere l’esito. E quindi basta rivendicazioni, basta divisioni: Peppino appartiene a tutti».
NOTE
(1): Cfr. http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/casini_su_twitter_archivia_il_terzo_polo_superato_macerie_sui_moderati/notizie/194723.shtml
(2): Cfr. http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201205082132-ipp-rt10298-napolitano_grillo_e_lite_sul_boom_del_cinque_stelle