2012.05.04 - Fuori dal vaso

Non ho nessun motivo di detestare Fabio Volo. Probabilmente è una persona simpatica, un buon uomo. Qualche volta ho visto alcune sue trasmissioni televisive: non mi sono parse esattamente memorabili.

Ho letto qualche sua pagina: ho rivalutato la prosa dei biglietti della metropolitana di Roma.

Non basta una storiella e qualche ideuzza, né è sufficiente che l’autore strizzi l’occhio al suo lettore, offrendogli quel che vuole e facendolo sentire un suo amico. Questa non è letteratura, ma la sua negazione.
Mi ha incuriosito molto il sostanziale apprezzamento che di Volo ha fatto Antonio D’Orrico sul “Corriere della Sera” (1). D’Orrico scrive che Volo non è il peggiore degli scrittori italiani, a differenza di quello che pensano gli intellettuali, che evidentemente D’Orrico, come la buonanima di Mario Scelba, reputa “culturame”. Ognuno ha il diritto alla sua opinione, ma forse D’Orrico dovrebbe chiedersi perché Volo piace poco o nulla a chi non ha un’idea televisiva della letteratura.
D’Orrico paragona Erri De Luca a Fabio Volo con queste considerazioni che riporto in corsivo:

Erri De Luca scrive frasi tipo: «Scorro da molto tempo sopra scritture sacre, senza spunto di fede. Nella lettura gusto l’alfabeto antico, la mia conoscenza avviene nella bocca. L’ebraico antico gira come un boccone tra lingua, saliva, denti e sella di palato». Fabio Volo scrive frasi tipo: «Federica questa mattina è entrata in ufficio stravolta. Mi ha raccontato di essere uscita con un ragazzo… Mi ha detto che uno con una resistenza simile non l’aveva mai incontrato. Hanno iniziato a fare l’amore dopo cena e lei verso le due ha chiesto una pausa. “Quando sono andata in cucina a prendere dell’acqua, barcollavo come se mi avesse svitato le anche”». Preferirei Fabio Volo.

Conosco persone che si esprimono con modi ancor meno educati della Federica di Volo. Potrei riportare le loro frasi, ma questo non farebbe di me un buon romanziere.
Pensare che Volo possa essere uno scrittore migliore di Erri De Luca è, per usare un modo di esprimersi che forse piacerà a D’Orrico, fare la cacca fuori dal vaso.
Lo si dice con tutto il rispetto per Volo e – soprattutto – per la letteratura stessa.




NOTE
(1): Cfr.
http://lettura.corriere.it/books/fabio-volo-il-tabu-dei-letterati-snob/